È vero che l'Italia è il secondo Paese in Europa per numero di rimpatri di migranti?

È quanto ha affermato l'ex ministro dell'Interno, Marco Minniti. Ma la questione è molto più complessa

È vero che l'Italia è il secondo Paese in Europa per numero di rimpatri di migranti? 

I​n un intervento pubblicato dal Foglio lo scorso 2 luglio, l’ex ministro degli Interni Marco Minniti ha affermato: “Nel 2017 sono stati effettuati circa 20 mila rimpatri, il 15 per cento in più dell’anno prima. In questo momento siamo il secondo Paese europeo che rimanda a destinazione più persone senza diritto di asilo, in cifre assolute e percentuali, dopo la Germania, dove ovviamente il sistema è assai più rodato”.

Si tratta di un’affermazione sostanzialmente errata, almeno in base ai dati disponibili, che potrebbero essere incompleti.

I rimpatri

Minniti ha ragione sulla cifra complessiva dei rimpatri nel 2017. Secondo i dati forniti dalla Polizia di Stato, l’anno scorso sono state rimpatriate 21.555 persone. Escludendo i rimpatri eseguiti autonomamente dall’interessato, la cifra scende a 20.293.

Nel 2016 invece i rimpatri erano stati complessivamente 20.392 e, escludendo quelli eseguiti autonomamente dall’interessato, 19.047.

Dunque nel 2017 i rimpatri sono aumentati, rispetto all’anno prima, del 5,7% complessivamente e del 6,5% se non si considera chi è tornato al Paese di origine di propria iniziativa. Quindi la percentuale del 15% fornita da Minniti è scorretta.

Segnaliamo che in ogni caso si tratta di “rimpatri” e non di “espulsioni”. Come abbiamo già verificato in passato, si tratta di due questioni distinte. Sul numero di rimpatri influisce moltissimo infatti il fenomeno dei respingimenti alla frontiera, che riguarda soprattutto i migranti che provano ad entrare via terra in Italia.

In ogni caso, anche guardando alle espulsioni, la percentuale data da Minniti resta imprecisa (ma meno). Nel 2016 infatti sono stati espulsi 6.200 migranti e nel 2017 6.849, con un aumento dunque del 10,5%.

Un confronto europeo

I dati Eurostat sui cittadini di Paesi terzi (non dell’Unione europea) che sono tornati in patria a seguito di un ordine dell’autorità di lasciare il Paese Ue ospitante – e dunque non hanno diritto all’asilo – smentiscono quanto affermato da Minniti.

L’Italia, in questa classifica, si piazza infatti nona, con 7.045 persone rimpatriate dopo un provvedimento dell’autorità nel 2017. Prima arriva la Germania, con 47.240 ritorni, seguita da Regno Unito (38.970), Polonia (22.210), Grecia (18.765), Francia (15.665), Spagna (10.785), Svezia (9.950) e Olanda (8.515).

Ma forse Minniti si riferiva solo a chi è stato rimandato in patria dopo che la sua richiesta di asilo è stata esaminata e respinta, come potrebbe indicare quel “persone senza diritto di asilo”. Non gli immigrati irregolari respinti in generale, dunque, ma solo quanti sono passati per il sistema della valutazione delle domande di asilo. In questo caso la sua affermazione potrebbe essere corretta, ma non sono pubblicamente disponibili i dati specifici per verificarlo.

Procediamo con ordine.

Eurostat riporta che nel 2017 sono state prese 524.185 decisioni di prima istanza su richieste di asilo in Germania, 110.945 in Francia e 78.235 in Italia, che si piazza così terza in questa classifica, davanti alla Svezia (61.065) e all’Austria (56.285). Di queste la Germania ne ha rigettate 262.565, la Francia 78.380 e l’Italia 46.440. L’Italia è dunque terza per numero di esiti negativi delle procedure d’asilo, almeno in prima istanza.

A questi dati si possono accostare quelli sulle decisioni finali in seguito ad appello, dato che una percentuale elevata di chi si vede la domanda inizialmente respinta fa ricorso. La Germania resta prima, con 158.085 domande esaminate e 94.335 concluse con un rifiuto dell’asilo, seguita da Francia (47.735 domande, 39.730 delle quali rifiutate), Svezia (18.915 domande, 14.460 rifiutate) e Italia (12.590 domande, 9.255 rifiutate).

Perché Minniti abbia ragione, l’Italia dovrebbe rimandare in patria una percentuale di richiedenti asilo la cui domanda è stata rigettata nettamente più alta di quella della Francia. Non abbiamo trovato i dati su cui verificare questa possibilità.

Abbiamo provato a contattare Marco Minniti per avere eventuali precisazioni, ma non siamo stati in grado di raggiungere l’ex ministro. Restiamo ovviamente a disposizione per integrazioni o correzioni.

Conclusioni

Minniti dà il numero corretto dei rimpatri nel 2017, ma la percentuale sbagliata di crescita del fenomeno rispetto all’anno precedente (che è intorno al 6 per cento e non al 15).

Errata poi l’affermazione sul fatto che l’Italia sia seconda per numero di persone rimandate nel Paese di origine, stando almeno ai dati Eurostat. In questa classifica, il nostro Paese arriva nono.

Anche considerando che l’ex ministro degli Interni si riferisse solo a chi ha ricevuto risposta negativa a una domanda di asilo, e che è poi stato rimandato in patria, sembra difficile – in assenza di dati specifici – che l’affermazione sia corretta. La Francia, oltre alla Germania, ha infatti un numero di domande di asilo respinte significativamente maggiore rispetto all’Italia, ed è dunque probabile che abbia un numero di persone rimpatriate in seguito al diniego del diritto d’asilo superiore a quello dell’Italia.

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