Il governo vuole davvero tagliare 100 milioni di euro alla scuola?

Così sostiene il segretario del Pd, Maurizio Martina. Abbiamo verificato

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Il 6 ottobre, il segretario del Partito Democratico Maurizio Martina ha criticato su Facebook la nuova strategia economica del governo e le conseguenze che avrebbe sull’istruzione.

Secondo il deputato del Pd, l’esecutivo vuole tagliare 100 milioni di euro alla scuola, «la metà per depotenziare l’alternanza scuola lavoro». Il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti ha risposto alle critiche, dicendo che «la manovra va ancora definita bene nei dettagli» e che non ci sono tagli ma una «ridistribuzione delle risorse».

Ma le cose stanno davvero come dice Martina? Abbiamo verificato.

Che cosa dice la nota di aggiornamento al Def sulla scuola?

Quando parla delle «scelte di Lega e Cinque stelle sul bilancio», il segretario del Pd fa riferimento alla Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza, che «contiene l’aggiornamento degli obiettivi programmatici» del precedente Def – lo strumento principale di programmazione con cui si indicano le strategie economiche e di finanza pubblica del Paese nel medio termine.

Il Def era stato approvato a fine aprile dal precedente governo, per cui la Nota è il primo importante documento che mostra le politiche di bilancio che intende seguire il governo M5S-Lega.

Il capitolo “Istruzione e ricerca” della Nota – pubblicata il 5 ottobre – si limita a fornire un quadro complessivo delle linee programmatiche che il governo intende seguire nell’ambito dell’istruzione.

Sono previste, per esempio, misure di programma per l’inclusione («si migliorerà la formazione iniziale dei docenti di sostegno») e contro la dispersione scolastica («il Governo proseguirà gli sforzi diretti a limitare l’abbandono scolastico, incentivando gli studenti a proseguire gli studi»).

Queste dichiarazioni non contengono però i dettagli di spesa – che saranno molto probabilmente contenuti nella Legge di bilancio di fine anno e nel futuro Disegno di legge recante disposizioni in materia di istruzione anticipato dalla Nota di aggiornamento al Def.

Alcuni quotidiani – come La Repubblica e il Corriere della Sera – hanno comunque stimato che le novità introdotte dalla nota comporterebbero tagli alla scuola tra i 100 e 150 milioni di euro, cifra simile a quella citata da Martina. In entrambe le stime, metà dei risparmi sarebbe imputata alle modifiche presentate dal governo sull’alternanza scuola-lavoro.

Che cos’è l’alternanza scuola-lavoro?

Come spiega il Ministero dell’Istruzione (Miur), l’alternanza scuola-lavoro «è una modalità didattica [...] che attraverso l’esperienza pratica aiuta a consolidare le conoscenze acquisite a scuola e testare sul campo le attitudini di studentesse e studenti, ad arricchirne la formazione e a orientarne il percorso di studio e, in futuro di lavoro, grazie a progetti in linea con il loro piano di studi».

In sostanza, l’alternanza scuola-lavoro – introdotta come obbligatoria con la riforma della cosiddetta “Buona Scuola” (legge 107 del 13 luglio 2015) – ha l’obiettivo di affiancare un’esperienza pratica di lavoro, per esempio presso un’azienda, con la normale attività scolastica in aula.

Quando è stata introdotta, si prevedeva che il numero di ore di alternanza scuola-lavoro – 200 per chi va al liceo e 400 per chi frequenta istituti tecnici e professionali (comma 33 della legge del 2015) – dovesse diventare obbligatorio per tutti gli studenti dell’ultimo triennio di scuola a partire dall’anno scolastico 2018/2019. Ma, come vedremo, ci sono state alcune modifiche.

Inoltre, la legge istitutiva del 2015 (comma 39 della legge 107 del 2015) aveva stanziato per finanziare l’alternanza un fondo da 100 milioni di euro l’anno: i soldi vengono spesi ad esempio per le retribuzioni dei tutor scolastici che seguono gli studenti in questa modalità didattica.

Negli ultimi anni l’alternanza scuola-lavoro ha ricevuto molte critiche, e lo stesso Contratto di governo tra M5S e Lega la considera – come è attualmente strutturata – uno strumento «dannoso».

Che cosa vuole fare il governo sull’alternanza?

La Nota di aggiornamento al Def presenta alcune misure che il governo intende attuare sull’alternanza scuola-lavoro.

Una delle principali novità riguarda la conferma – già introdotta con il cosiddetto decreto “Milleproroghe” convertito con la legge n. 108 del 21 settembre 2018 – dello slittamento dell’obbligatorietà delle ore di alternanza per accedere all’esame di Stato al prossimo anno scolastico (2019-2020).

In generale, le indicazioni della Nota di aggiornamento sono però principalmente un elenco di intenti. Nel testo si leggono frasi come «si interverrà su tale istituto [cioè l’alternanza scuola-lavoro, n.d.R.] al fine di rendere i percorsi il più possibile orientativi e di qualità, rispondenti a standard di sicurezza elevati e coerenti con il percorso di apprendimento dello studente interessato, anche relativamente al territorio di riferimento. In tal senso il monte ore globale verrà ridefinito in base al percorso scolastico».

Proprio la riduzione del monte ore globale – come citato da Martina – sarebbe la responsabile principale dei tagli di spesa all’istruzione. Sull’ammontare effettivo della riduzione però non si conoscono ancora i dettagli.

Nel question time alla Camera dei Deputati del 19 settembre, il ministro dell’Istruzione Bussetti ha confermato la volontà del governo di modificare questa modalità di apprendimento, senza specificare le misure concrete in programma.

Secondo le indiscrezioni di alcuni quotidiani, il taglio del monte ore – pensato per migliorare la qualità dello strumento – porterebbe a un risparmio tra i 50 milioni di euro.

Non è chiaro da dove provengano queste cifre – non contenute nella Nota di aggiornamento al Def – ma probabilmente sono una stima a partire dal fondo di 100 milioni di euro citato in precedenza. Se le ore obbligatorie di alternanza scuola-lavoro fossero per esempio dimezzate – come anticipato da Bussetti in un’intervista del 31 agosto – il taglio si aggirerebbe proprio intorno ai 50 milioni citati da Martina.

Sempre secondo indiscrezioni, altre decine di milioni di euro sarebbero risparmiati da altre voci, come «fondi non spesi». Abbiamo contattato il Miur per avere conferma delle cifre in questione, ma non abbiamo ancora ricevuto risposta alle nostre domande.

Conclusione

Il segretario del Pd Martina ha accusato il governo di voler tagliare, con la Nota di aggiornamento al Def, 100 milioni di euro alla scuola, metà dei quali destinati attualmente all’alternanza scuola-lavoro.

Il documento non contiene però cifre esatte sulle conseguenze economiche delle politiche future in tema di istruzione. Nel testo sono infatti presenti solo alcune linee guida.

Se le anticipazioni dei mesi scorsi del ministro dell’Istruzione Bussetti diventassero realtà, molto probabilmente si avranno risparmi per la scuola di un valore simile a quello citato da Martina. Ma è ancora presto per poter parlare semplicemente di «tagli» o di una «redistribuzione di risorse».

Per avere le cifre corrette, è necessario infatti aspettare i finanziamenti della Legge di bilancio che sarà presentata a fine anno e i dettagli del Decreto in materia di istruzione, che normerà con maggior precisione le misure del governo sulla scuola per i prossimi anni.

Per il momento si parla solo di linee programmatiche e di dichiarazioni in interviste o interventi parlamentari. Restiamo ovviamente a disposizione per qualsiasi chiarimento o dato aggiuntivo che il ministro o altri volessero inviarci.

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