La Carta di Roma non è "un’associazione buonista” come dice Salvini

La Carta di Roma non è "un’associazione buonista” come dice Salvini
 Matteo Salvini (foto Imagoeconomica)

In un post su facebook del 21 febbraio, Matteo Salvini ha scritto: “‘Clandestino, extracomunitario, vucumprà e nomade sono luoghi comuni che dovrebbero essere banditi dal linguaggio giornalistico’. A sostenere questa boldriniana ‘PULIZIA ETNICA LESSICALE’ l’associazione buonista cartadiroma finanziata dalla Open Society Foundations (fondata dallo speculatore George Soros). Pazzesco. Pensano davvero di riuscire a negare la realtà cambiando il senso alle parole? Si spacciano per ‘buoni’ ma sono tipi pericolosi. P.s. Invece di CLANDESTINO che termine dovremmo usare???”

A leggere tono e contenuto della presa di posizione di Salvini viene da pensare che il segretario della Lega Nord non abbia idee molto precise su che cosa sia la Carta di Roma, né l’associazione che vi fa riferimento. Ma andiamo con ordine.

La citazione esatta

La prima precisazione da fare è che l’articolo non è dell’Associazione Carta di Roma, ma dell’associazione Articolo 21, sezione Veneto. Il sito di Carta di Roma lo “ospita” ma non è stato scritto dall’Associazione, che pure evidentemente ne condivide il contenuto.

Inoltre, la citazione di Salvini è incompleta. L’articolo in questione ha come titolo: “’Pulizia di massa per i migranti. Anche con le maniere forti’. Non possiamo tacere”.

È una risposta a quanto dichiarato da Salvini in Liguria il 18 febbraio scorso: ovvero la necessità di “pulizia di massa via per via, quartiere per quartiere, e con le maniere forti” nei confronti dei migranti.

L’articolo dice: “Clandestino, extracomunitario, vucumprà, nomade, e altri, purtroppo molti altri luoghi comuni utilizzati per descrivere il fenomeno migratorio dovrebbero essere banditi dal linguaggio giornalistico e sostituiti dalle indicazioni del glossario che Carta di Roma, attraverso i propri rappresentanti, sta divulgando nel corso di numerosi pubblici dibattiti, seminari e corsi di formazione”.

Dunque il problema, per come posto sul sito dell’associazione Carta di Roma, è l’utilizzo di quei termini non in assoluto ma con riferimento a una specifica materia: il fenomeno migratorio.

Ad esempio parlare di “nomadi” in riferimento ad alcune popolazioni della Mongolia non è un problema. Al contrario definire tutti gli appartenenti alle popolazioni Romanì come “nomadi” è scorretto (soprassediamo su “vucumprà”).

Anche “clandestino” è un termine che non andrebbe usato con riferimento ai migranti. Letteralmente infatti clandestino è “colui che si nasconde” e la quasi totalità dei migranti non arriva nascosta nella stiva delle barche o nel rimorchio dei camion. Se poi lo si usa per indicare tutti i migranti che arrivano irregolarmente a bordo dei barconi, significa colpire con un termine dispregiativo anche quella parte di loro che sono effettivamente persone aventi diritto di asilo.

In base al glossario della Carta di Roma i termini corretti da utilizzare – rispondendo così anche alla domanda finale di Salvini – sono, a seconda dei casi, “richiedente asilo”, “rifugiato”, “avente diritto alla protezione internazionale” e “migrante irregolare”.

Cos’è la Carta di Roma?

Ma vediamo che cos’è questa Carta di Roma. Si tratta di un documento deontologico per la professione giornalistica, il suo nome corretto è “Protocollo deontologico concernente richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti”. È insomma un codice di condotta che i giornalisti si sono dati e che dovrebbe essere seguito per trattare al meglio alcuni eventi di cronaca particolarmente sensibili.

Esistono varie carte di questo genere. Ad esempio, quella di Treviso riguarda i doveri del giornalista quando parla di minori o, ancora, la Carta dei doveri dell’informazione economica impone al giornalista dei parametri di comportamento quando tratta questioni economiche e finanziarie.

La Carta di Roma è stata redatta congiuntamente dal sindacato dei giornalisti e dal Consiglio Nazionale dell'Ordine dei giornalisti tra aprile e giugno 2008 e si fonda sull'Articolo 2 della legge istitutiva dell’Ordine che prescrive il rispetto della verità sostanziale dei fatti osservati. Nel 2016 è confluito, insieme ad altre Carte, nel “Testo Unico dei doveri del giornalista”.

Allo scopo di dare attuazione alla Carta nel 2011 è nata, sempre su impulso dell’Ordine dei giornalisti e del sindacato, l’Associazione. Si tratta dunque di un’associazione che affonda le radici in uno degli ordini professionali che ci sono in Italia e non, come sostiene Salvini, “un’associazione buonista”. Il suo presidente è Giovanni Maria Bellu, giornalista e già condirettore dell’Unità, e il vicepresidente è Pietro Suber, giornalista e vice caporedattore esteri del Tg5.

La Carta di Roma fa diverse raccomandazioni ai giornalisti italiani che affrontano la materia dei migranti, e la prima di queste è proprio quella di “adottare termini giuridicamente appropriati sempre al fine di restituire al lettore e dall’utente la massima aderenza alla realtà dei fatti, evitando l’uso di termini impropri”.

Non si tratta dunque di “pulizia etnica linguistica” – espressione che già fa alzare il sopracciglio – ma di promuovere l’aderenza del linguaggio giornalistico alla realtà giuridica, al fine di evitare discriminazioni. Le affermazioni di Salvini sono tanto più sorprendenti se si considera che lui stesso è un giornalista professionista iscritto all’Albo della Lombardia dal 2003.

Che cosa c’entra l’Open Society Foundations?

Vediamo infine la questione del finanziamento da parte dell’Open Society Foundations di Soros. George Soros è un magnate della finanza che ha in passato condotto enormi speculazioni, una – rimasta nota – anche ai danni della lira italiana.

Nel 1979, Soros ha iniziato a creare questa rete di fondazioni che finanziano Ong, associazioni e istituzioni, allo scopo di combattere le discriminazioni, promuovere gli studi, debellare le malattie e in generale promuovere le società democratiche e aperte.

Il budget per il 2017 è di 940,7 milioni di dollari che vengono dati, ad esempio: per i rifugiati siriani nei campi in Giordania e Libano (6,5 milioni), per il sostegno ai neri in America (2,6 milioni), per aiuti ai malati psichici (2,6 milioni), per la riduzione degli omicidi in Sud America (2,5 milioni), per incentivi all’istruzione superiore in Medio Oriente e Nord Africa (2 milioni), e via dicendo. La critica, frequente, che ricevono le fondazioni di Soros è quella di ingerire nella politica interna di Stati sovrani per portare avanti gli interessi strategici americani.

Sul sito dell’associazione Carta di Roma appare, accanto a quello dell’UNHCR, il logo dell’Open Society Foundations, anche se non viene menzionata tra le associazioni “socie”, né tra gli osservatori permanenti.

Abbiamo sentito il vicepresidente dell’Associazione Carta di Roma, Pietro Suber, che ha confermato come a partire dal 2016 l’associazione riceva un finanziamento dall’Open Society Foundations, di circa 50 mila euro all’anno.

"Negli anni passati c'erano già state delle collaborazioni, finanziate con erogazioni ad hoc. Lo scopo del finanziamento strutturale concesso dal 2016 in poi è quello di supportare l’Associazione nel monitorare e sensibilizzare il mondo dell’informazione sul modo in cui racconta il tema dei migranti".

Aggiornato il 22 febbraio alle 11,20. L'Associazione Carta di Roma ha corretto la sua informazione su finanziamenti passati e quello dal 2016 in poi nell'ultimo capoverso