Tria zittisce le critiche dell’Austria all'Italia. Ma ha ragione?

Vienna promette che non appianerà i nostri conti in rosso. Il ministro risponde: siamo tra quelli che sostengono di più gli altri. E non ha tutti i torti

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EMMANUEL DUNAND / AFP
Giovanni Tria

Il 16 maggio c’è stato un aspro scontro tra il ministro delle Finanze austriaco Hartwig Löger (dell’Övp, il partito popolare austriaco) e il ministro dell’Economia italiano Giovanni Tria.

Löger, commentando le parole del vicepremier Matteo Salvini che si era detto pronto a violare il tetto del 3% nel rapporto tra deficit/Pil e del 130-140% nel rapporto debito/Pil, aveva dichiarato: «Non siamo pronti a pagare per i debiti dell'Italia. Spingendo in modo deliberato la spirale del debito italiano, non si può più escludere che l’Italia diventi una seconda Grecia».

Secca la reazione di Tria, che ha invitato tutti a «pensare prima di parlare» e ha poi affermato: «l’Italia ha abbondantemente pagato per il debito altrui aiutando altri Paesi europei, non avendo mai chiesto un euro. Non credo che l’Austria abbia pagato quanto l’Italia, essendo [noi] il terzo contributore, per aiutare gli altri Paesi, compreso la Grecia».

Andiamo a verificare i vari elementi della replica del ministro Tria e per prima cosa cerchiamo di capire chi, e perché, ha «pagato per il debito altrui».

Chi ha ricevuto aiuto nella Ue?

All’indomani della grave crisi economica che, nata negli Usa, si era allargata poi all’Europa e in particolare alla Grecia, i Paesi dell’area euro, e il Fondo monetario internazionale, prima diedero dei prestiti bilaterali alla Grecia sotto l’egida della Commissione Ue (programma Greek Loan Facility) ma presto fu chiaro che non sarebbe bastato. Allora gli Stati dell’Eurozona crearono a giugno 2010 un meccanismo temporaneo - lo European Financial Stability Facility (Efsf) - per prestare soldi ai Paesi in difficoltà, spesso a livello di sistema bancario.

All’Efsf è subentrato nel 2012 un meccanismo permanente, lo European Stability Mechanism (Esm). L’Efsf è rimasto in vita formalmente, ma condivide con l’Esm staff, uffici e operazioni, e soprattutto non può dare nuovi prestiti. I due fondi, congiuntamente, hanno una “potenza di fuoco” di circa 700 miliardi di euro.

Con parte di questi soldi - più di 250 miliardi di euro - sono stati aiutati cinque Paesi: Spagna, Portogallo, Cipro, Irlanda e Grecia (tre volte).

Con la fine - da ultimo - del terzo programma di aiuti per Atene, ad agosto 2018, tutti e cinque i Paesi sono usciti dal piano di aiuti internazionali (concessi in cambio di riforme) e attualmente nessuno Stato europeo ne è beneficiario.

Chi ha finanziato gli aiuti?

In base al trattato che lo istituisce (art. 8), l’Esm ha un capitale che ammonta a circa 705 miliardi di euro, suddivisi in quote, ciascuna del valore nominale pari a 100 mila euro.

I vari Paesi dell’Eurozona contribuiscono (art. 11) secondo lo stesso modello previsto per la sottoscrizione del capitale della Bce, cioè - in base all’art. 29 dello Statuto della Bce - tenendo in considerazione per il 50% la popolazione residente e per il 50% il Pil.

L’Italia, con oltre 60 milioni di residenti, è il terzo Paese più popoloso dell’Eurozona, dietro alla Germania (83 milioni) e Francia (67 milioni), e ampiamente davanti alla Spagna (47 milioni). L’Austria, con meno di 9 milioni di residenti, è tra i Paesi medio-piccoli della Ue, nona in questa classifica.

Anche a livello di Pil l’Italia si piazza terza nell’Eurozona, con circa 1.750 miliardi di euro nel 2018, dietro a Germania (3.390 miliardi circa) e Francia (2.350 miliardi). La Spagna di nuovo arriva quarta (1.200 miliardi circa) e l’Austria, con 386 miliardi di euro, è molto più in basso in classifica, al settimo posto.

Di conseguenza, non stupisce che come stabilisce l’Allegato I al trattato che istituisce l’Esm, l’Italia risulti il terzo contributore con il 17,8% delle quote sottoscritte, dietro a Germania (26,9%) e Francia (20,2%), e davanti alla Spagna (11,8%). L’Austria in questo caso arriva ottava, con il 2,7% di quote.

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 Euro valuta Europa Ue Unione Europea denaro - pixabay

Gli stessi criteri di popolazione e Pil erano stabiliti anche per il Greek Loan Facility e per l’Efsf.

Di quanti soldi stiamo parlando?

In valore assoluto questi significa che l’Italia ha sottoscritto - a livello di garanzie prestate - un capitale nell’Esm pari a 125,4 miliardi di euro, di cui ha effettivamente versato 14,33 miliardi (circa l’11,5%). L’Austria ha prestato garanzie per 19,5 miliardi di euro e ne ha concretamente versati 2,23.

Spieghiamo questa differenza: l’Esm opera come una normale società, per cui ha un capitale proprio (composto dai versamenti effettivi, pari a circa l’11,5% del totale) e poi si finanzia sui mercati emettendo titoli di debito. Questi titoli vengono comprati e scambiati sui mercati e l’incasso va a creare quel capitale complessivo di oltre 700 miliardi di cui si diceva, di cui una parte - 250 miliardi abbondanti - sono stati prestati ai cinque Paesi in difficoltà. L’emissione di questo debito è tutelata dalle garanzie prestate dai vari Stati dell’Eurozona.

Quindi, Tria rivendica orgogliosamente il contributo italiano ai salvataggi di diversi Paesi europei: si tratta però comunque di un contributo in qualche modo indiretto - l’Italia, come gli altri Paesi, non ha versato direttamente nelle casse di Spagna, Grecia e così via - attraverso la partecipazione italiana al capitale dell’Esm o dell’Efsf. Che come abbiamo visto è parecchio superiore a quella austriaca.

Un discorso leggermente diverso vale per il Greek Loan Facility, visto che il debito emesso per finanziare il prestito era statale, e dunque garantito dai singoli Stati e non a un ente terzo come l’Esm. Ma considerato che anche in questo caso hanno partecipato sia l’Italia sia l’Austria, e anche in questo caso in proporzione a popolazione e Pil, i termini della questione non cambiano.

Conclusione

Ha ragione il ministro Tria nel sostenere che l’Italia abbia pagato, tramite la sottoscrizione delle quote dell’Esm e non solo, per aiutare altri Paesi in difficoltà economica, in particolare per quanto riguarda la capacità di rifinanziare il proprio debito. Allo stesso tempo non ha mai richiesto e quindi ricevuto aiuto dall’Esm o dai suoi predecessori.

È poi vero che l’Italia sia il terzo contributore al capitale dell’Esm e degli altri strumenti, e che dunque abbia contribuito in proporzione di più dell’Austria (che è l’ottavo contributore, con una percentuale più di sei volte inferiore a quella dell’Italia) a salvare i cinque Paesi che hanno ricevuto aiuti, tra cui anche la Grecia.

Questo, tuttavia, non dipende da una particolare generosità di Roma rispetto a Vienna. Il sistema che ha ripartito le quote dell’Esm e degli altri strumenti si basa infatti su due criteri oggettivi quali la popolazione e il Pil, e l’Italia è in entrambe queste classifiche terza nell’Eurozona mentre l’Austria arriva rispettivamente nona e settima.

 

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