Davvero l’Italia è diciassettesima in Europa per infrastrutture?

Abbiamo controllato le dichiarazioni di Marco Bentivogli, segretario della Fim-Cisl, secondo il quale siamo il 17° paese in Ue per livello di infrastrutture 

infrastrutture italia 
Cristiano Minichiello - AGF 
Marco Bentivogli

Il segretario della Fim-Cisl Marco Bentivogli, in un’intervista al Foglio pubblicata il 7 marzo, ha affermato che "il nostro Paese è al diciassettesimo posto in Europa per livello di infrastrutture". Bentivogli stava parlando qui della questione Tav, tornata di attualità nelle ultime settimane. È un’affermazione imprecisa, ma sostanzialmente corretta. In base ai dati più recenti siamo infatti diciannovesimi su 28 nella Ue per “Investimenti e infrastrutture” nel settore dei trasporti. Vediamo dunque i dati.

I dati dell'efficenza nei trasporti in Europa

La Direzione generale Mobilità e trasporti (Dg Move) della Commissione europea pubblica sul proprio sito un “tabellone” (Scoreboard) in cui ad ogni Paese membro viene dato un punteggio in base a nove indicatori specifici, più uno generale.

Quest’ultimo (Overall country rank) posiziona l’Italia al diciannovesimo posto su 28. Eravamo diciassettesimi, la posizione citata da Bentivogli, in base al “tabellone” del 2016.

Gli indicatori spaziano dall’efficienza dei trasporti - su ruota, ferrovia o nave - al completamento delle reti infrastrutturali transeuropee e alla puntualità delle spedizioni.

Partiamo dal gruppo di indicatori sull’efficienza dei trasporti.

Siamo ventesimi su 26 (Malta e Cipro non hanno ferrovie attive) in fatto di “Efficienza dei servizi ferroviari”. Il dato proviene da un’indagine del World Economic Forum, fondazione no profit che organizza il famoso meeting di Davos e altre attività di studio e discussione, che prende in considerazione frequenza, puntualità, velocità e costo dei treni.

Siamo poi diciottesimi su 23 (mancano, per evidenti ragioni geografiche, Repubblica Ceca, Lussemburgo, Ungheria, Austria e Slovacchia) quanto a “Efficienza dei servizi portuali”,  ventesimi su 28 nella “Efficienza dei servizi di trasporto aereo” e diciannovesimi su 28 per “Qualità delle strade”. Anche in questi casi i dati provengono dal World Economic Forum.

Negli indici che riguardano il completamento del nucleo centrale delle Reti Transeuropee di trasporto (“Trans-European Transport Network”, o Ten-t), abbiamo una buona performance in quelle stradali (dodicesimi su 28) e ferroviarie convenzionali (dodicesimi su 26, mancano Malta e Cipro).

Per le ferroviarie dell’alta velocità che rientrano nella rete fondamentale Ten-t (come la Tav Torino-Lione, ad esempio) siamo ottavi su 21. Ci troviamo però al di sotto della media europea se consideriamo solo i 10 Paesi che hanno già cominciato a costruire quella rete. Per quelle fluviali interne siamo poi diciassettesimi su 19.

Ultimo indice, “Puntualità delle spedizioni”, che è calcolato dalla Banca Mondiale con gli indici di “performance logistica”, ci vede decimi su 28, al di sopra della media Ue.

Il rapporto della Commissione europea

Al di là di questi dati, la Dg Move scrive, nella parte del report che accompagna il “tabellone”  dedicata al nostro Paese: "L’Italia ha una performance inferiore alla media dell’Ue in tutti i principali indicatori di qualità delle infrastrutture".

Passiamo più ore in ingorghi stradali rispetto alla media degli altri Paesi (38 ore contro 30), e di conseguenza la soddisfazione della popolazione generale e degli operatori economici verso le infrastrutture italiane è molto scarsa. Su porti e ferrovie c’è poi un problema di scarsa concorrenza e di carenza di investimenti. In particolare per i porti, e soprattutto nel Sud Italia, c’è il problema della mancanza di connessioni intermodali (cioè infrastrutture che consentano ai container di passare da nave a ferrovia o camion per il trasporto via terra).

Conclusione

La performance dell’Italia nell’ambito delle infrastrutture dei trasporti è al di sotto della media europea. In base alla classifica stilata dalla Dg Move della Commissione europea siamo diciannovesimi su 28 nella Ue. Facciamo quindi anche un po’ peggio di quanto affermato dal segretario della Fim-Cisl, Marco Bentivogli. Il dato da lui citato è infatti riferito al 2016, ma nei due anni successivi abbiamo perso altre due posizioni rispetto al resto degli Stati membri dell’Ue.

 

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