Il vero contributo degli immigrati alla crescita del Pil italiano

Secondo il direttore dell'Osservatorio sulla sicurezza internazionale della Luiss di Roma, Alessandro Orsini, gli stranieri in Italia producono il 9% della ricchezza generale

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L’11 giugno 2019, ospite a Stasera Italia su Rete4, Alessandro Orsini – direttore dell'Osservatorio sulla sicurezza internazionale della Luiss di Roma – ha commentato il fenomeno dell’immigrazione in Italia. Secondo Orsini, il contributo dei cittadini stranieri all’economia del nostro Paese è consistente: "Gli immigrati producono il 9 per cento del Pil italiano, [...] 127 miliardi di euro nel 2017".

Ma questi numeri sono corretti? Abbiamo verificato.

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Agf
Alessandro Orsini

 

Quanti immigrati lavorano in Italia

Secondo i dati Istat più aggiornati, al 1° gennaio 2019 i cittadini stranieri residenti in Italia erano 5 milioni e 234 mila, circa l’8,7 per cento della popolazione totale (che contava 60 milioni e 391 mila residenti).

Tra gli immigrati, a fine 2018 erano occupati circa 2,45 milioni, oltre il 10,5 per cento dei quasi 23,2 milioni di occupati [1]. I restanti 20,7 milioni che avevano un lavoro erano cittadini italiani.

Come spiega il rapporto Il mercato del lavoro – pubblicato dall’Istat a febbraio 2019 – la percentuale straniera sul numero degli occupati è aumentata negli ultimi anni, concentrandosi soprattutto in settori a basso livello di specializzazione, come la ristorazione e l’agricoltura. Ad oggi, per esempio, nel settore dei servizi alle famiglie, 70 occupati su 100 sono stranieri.

Secondo le rilevazioni Istat, nel 2018 oltre il 41,6 per cento degli occupati stranieri aveva solo il diploma di licenza media, contro il 26,2 per cento degli occupati italiani. All’opposto, 309 mila stranieri (11,5 per cento) con un’occupazione era in possesso di un titolo di laurea, contro gli oltre 5 milioni di italiani (24,3 per cento) [2].

Ciononostante, i lavoratori stranieri sono quelli più colpiti dal fenomeno della sovraistruzione: in proporzione sono infatti più istruiti dei lavori che svolgono. Nel 2018, la sovraistruzione ha coinvolto più della metà degli occupati stranieri diplomati e laureati (69,3 per cento contro il 32,2 per cento degli italiani). Al contrario degli italiani, questo fenomeno non si affievolisce con gli anni di esperienza.

Come spiega l’Istat, "ciò riflette la concentrazione degli occupati stranieri nei gradini più bassi della gerarchia occupazionale (dal muratore, al collaboratore domestico, al cameriere, al lavapiatti, al bracciante agricolo) anche in presenza di titoli di studio superiori, peraltro non sempre riconosciuti in Italia se conseguiti all’estero".

In generale, al termine dell’anno scorso, il tasso di occupazione dei residenti stranieri in Italia è stato del 61,2 per cento, rispetto al 58,2 per cento dei cittadini italiani [3]. Nel 2018, il tasso di disoccupazione tra gli immigrati è invece stato più alto rispetto a quello degli italiani: 14 per cento contro il 10,2 per cento [4].

 

Qual è il contributo straniero al Pil?

Né l’Istat né nessun ministero pubblicano rapporti che calcolano quanta parte del Pil dell’Italia sia prodotto da cittadini stranieri. Esistono però alcune stime, basate su elaborazioni di dati provenienti da diverse fonti.

Secondo i calcoli più recenti della Fondazione Leone Moressa – un istituto di studi che dal 2002 fa ricerca sull’economia dell’immigrazione – nel 2017 i circa 2,4 milioni di occupati stranieri hanno contribuito all’8,7 per cento del Pil italiano, con un valore aggiunto generato di circa 131 miliardi di euro.

Nel 2016, questa cifra è stata sostanzialmente uguale, ma il contributo è stato leggermente maggiore: quasi il 9 per cento del Pil del nostro Paese, in linea con quanto detto da Orsini. 

Questo calcolo è stato realizzato ipotizzando che a parità di settore e regione la produttività degli occupati stranieri sia uguale a quella degli italiani.

Secondo le elaborazioni della fondazione, nel 2016 oltre il 18 per cento del Pil proveniente dal settore alberghiero e della ristorazione (circa 9,9 miliardi di euro) era prodotto da occupati immigrati, così come oltre 65,5 miliardi di euro nel settore servizi e oltre 26,1 miliardi di euro nel manifatturiero.

La regione con l’incidenza maggiore è stata l’Emilia-Romagna, con il 12 per cento del Pil prodotto dagli immigrati (circa 16,1 miliardi di euro), seguita dalla Lombardia con l’11,1 per cento (35,4 miliardi di euro) e il Lazio con il 10,4 per cento (17 miliardi di euro).

Secondo i dati dell’ente pubblico Unioncamere – l'Unione italiana delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura – a fine 2018 il 9,9 per cento del totale delle imprese italiane (oltre 600 mila su 6 milioni) era gestito da stranieri.

Secondo le statistiche Istat, invece, dal 2014 al 2016 è aumentato il numero di immigrati neo-imprenditori con dipendenti, passati dall’11 per cento al 15,2 per cento.

 

Conclusione

Secondo il direttore dell'Osservatorio sulla sicurezza internazionale della Luiss Alessandro Orsini, gli immigrati producono il 9 per cento del Pil italiano, circa 127 miliardi di euro nel 2017.

Non esistono stime ufficiali su questo ambito, ma sulla base delle elaborazioni della Fondazione Leone Moressa, esperta in materia di economia e immigrazione, questi dati sono sostanzialmente corretti.

I circa 2 milioni e mezzo di occupati stranieri nel nostro Paese generano un valore aggiunto pari a quasi un decimo del nostro Prodotto interno lordo.



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