Quanto è fattibile un governo Lega-M5S a giudicare dai voti parlamentari?

Secondo Matteo Orfini, presidente del Pd, i due partiti vincitori delle ultime elezioni hanno votato sempre insieme nella passata legislatura e sono perfettamente sovrapponibili. Abbiamo verificato

Quanto è fattibile un governo Lega-M5S a giudicare dai voti parlamentari?
Eliano Imperato/Agf
Alessandro Rota/Agf
 Di Maio-Salvini

Il presidente del Partito Democratico, Matteo Orfini, ospite di Lucia Annunziata lo scorso 11 marzo ha sostenuto (min. 50.20) che Lega e M5S “hanno votato sempre insieme […], a giudicare dai voti parlamentari sono profili sovrapponibili”.

Siamo andati a verificare.

Quanto è fattibile un governo Lega-M5S a giudicare dai voti parlamentari?
Matteo Orfini (Agf) 

Quando M5S e Lega hanno votato in modo identico

Su Openpolis è possibile mettere a confronto i voti di singoli deputati e senatori. Abbiamo verificato quindi le percentuali di voti uguali tra i capigruppo di Lega e Movimento 5 Stelle nei due rami del Parlamento.

Camera

Alla Camera dei deputati il capogruppo della Lega, nella legislatura che si sta per concludere, è dal luglio 2014 Massimiliano Fedriga, mentre il Movimento 5 Stelle ha avvicendato diversi suoi esponenti nella carica. Prendiamo, per il confronto, un esponente molto in vista del M5S molto celebre come Alessandro Di Battista, e quello che ha avuto il minor numero di “voti ribelli” (cioè diversi da quelli del proprio gruppo), Francesco Cariello.

Fedriga e Di Battista – che hanno entrambi una percentuale di voti ribelli inferiore al’1% – hanno espresso lo stesso voto nel 51,1% delle 5.707 votazioni in cui sono stati entrambi presenti. Confrontando Fedriga con Cariello, la percentuale è più o meno la stessa, al 50,4%.

Se invece di Fedriga prendiamo il vicepresidente del gruppo della Lega, Nicola Molteni, le percentuali non cambiano sensibilmente: 52,1% con Di Battista e 50% con Cariello.

Possiamo concludere, con un buon margine di certezza, che Lega e M5S hanno votato in modo uguale alla Camera circa nel 50% dei casi.

Senato

Al Senato il capogruppo della Lega è Gian Marco Centinaio, mentre anche in questo caso il M5S ha fatto ruotare diversi esponenti nel ruolo. Prendiamo, per il M5S, Vito Crimi e Paola Taverna.

Centinaio e Crimi hanno espresso lo stesso voto nel 46,4% delle 7.557 votazioni in cui sono stati entrambi presenti. Con Taverna la percentuale scende al 44,9%.

Bisogna però notare che, mentre Taverna e Crimi hanno una percentuale di voti ribelli inferiore a un punto, Centinaio è al 3,4%. Controlliamo quindi su un esponente più “fedele alla linea” della Lega, il senatore Sergio Divina (1,9% di voti ribelli, la percentuale più bassa del gruppo).

Con Divina, Crimi ha votato nello stesso modo nel 52,2% dei voti in cui erano entrambi presenti. La Taverna nel 49,3%.

Possiamo dire che, anche al Senato, la percentuale di voti uguali tra Lega e Movimento 5 Stelle si aggira intorno alla metà.

Un altro confronto

Per verificare se una percentuale del 50% di voti uguali per due forze di opposizione alla stessa maggioranza sia anomala, possiamo fare un confronto tra i voti del M5S e quelli della sinistra che non è mai entrata in maggioranza.

Nicola Fratoianni, eletto con Sinistra ecologia e libertà (0,2% di voti ribelli) e attuale segretario di Sinistra italiana (partito che fa parte di LeU), ha espresso lo stesso voto di Alessandro Di Battista nel 61,3% delle 6.931 votazioni in cui erano entrambi presenti. Nel confronto con Francesco Cariello la percentuale sale al 63,4%.

Se prendiamo Giorgio Airaudo, altro deputato eletto con Sel, la percentuale di voti uguali a Di Battista è del 59,8%, quella di voti uguali a Cariello del 61,5%.

Al Senato la senatrice Loredana De Petris, eletta con Sel e membro del gruppo misto (Sel da sola non aveva i numeri per un gruppo autonomo), ha espresso lo stesso voto di Vito Crimi nel 76,1% delle 9.930 votazioni in cui erano entrambi in aula. Nel confronto con Paola Taverna la percentuale cala leggermente, al 75,7%.

Dunque emerge con chiarezza che c’è una maggiore affinità, nei voti parlamentari, tra la sinistra mai entrata in maggioranza e il Movimento 5 Stelle, che non tra quest’ultimo e la Lega Nord.

In generale

In un’analisi di Openpolis del 22 febbraio scorso è stato affrontato il tema delle possibili maggioranze nella prossima legislatura, analizzando tra le altre cose i voti nella scorsa di Lega e M5S. Nel testo si legge: “Entrambi i partiti sono stati costantemente all’opposizione nel corso della legislatura, ed è quindi fisiologico che abbiano un alto tasso di similarità nei voti parlamentari […]. Detto questo, pur nella parità di intenti, differenze ce ne sono state”.

Le differenze sono di due generi distinti. Nel primo si tratta di differenze “di metodo” nell’esprimere il proprio dissenso rispetto a un provvedimento della maggioranza. Ad esempio nelle votazioni su unioni civili, abolizione dei voucher, introduzione del reato di tortura e ius soli (mai approvato dal Senato e quindi mai diventato legge) la Lega ha votato contro, mentre il M5S si è astenuto.

Il secondo genere di differenze è invece più propriamente di merito, cioè quando uno dei due partiti ha votato a favore mentre l’altro ha votato contro.

Possiamo prendere come esempi alcune votazioni su provvedimenti importanti della scorsa legislatura: testamento biologico (M5s favorevole, Lega contrario), Rosatellum (M5s contrario, Lega favorevole),  divorzio breve (M5s favorevole, Lega contrario), TAV Torino-Lione (M5s contrario, Lega favorevole), il TAP (M5s contrario, Lega favorevole) e l’abolizione del finanziamento pubblico diretto ai partiti (M5s contrario, Lega favorevole).

Conclusione

È falso che Movimento 5 Stelle e Lega abbiano “sempre” votato insieme. Sia alla Camera che al Senato la percentuale di voti uguali oscilla intorno al 50%. Si tratta oltretutto di una percentuale inferiore a quella di voti uguali tra M5S e esponenti della sinistra rimasta sempre all’opposizione, che oscilla invece tra il 60% e il 75%.

La differenza tra Lega e M5S emerge poi nel comportamento parlamentare su alcuni provvedimenti chiave della scorsa legislatura. In diversi casi in cui entrambi i partiti non hanno appoggiato i provvedimenti del governo, il dissenso si è espresso in forme diverse (astensione e voto contrario). E non sono mancate occasioni in cui uno dei due partiti considerati ha votato contro e l’altro a favore.

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