Quali sono le reali chance dei sovranisti alle elezioni europee?

Secondo il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, le forze più euroscettiche sono condannate all'irrilevanza

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Il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani (Forza Italia), intervistato il 23 maggio sulla possibilità che i cosiddetti “sovranisti” cambino gli assetti europei, ha affermato: "È uno scenario che non si verificherà. Tutte le ricerche sulle intenzioni di voto (...) indicano che l’insieme dei partiti sovranisti non arriva al 15% (...). Se poi guardiamo all’altra camera, quella degli Stati, il Consiglio dei Ministri Ue, allora l’irrilevanza dei sovranisti è ancora più palese. Solo l’Italia ha un Governo espresso da maggioranze sovraniste. La stessa Polonia e Ungheria sono rispettivamente nelle file dei Conservatori e dei Popolari".

Al netto della previsione iniziale, che potrebbe essere sempre smentita dai fatti, è un’affermazione corretta. Vediamo i dettagli.

Che cosa dicono i sondaggi sul prossimo Parlamento europeo

Sovranisti e populisti

Tajani, parlando delle ricerche sulle intenzioni di voto, fa esplicitamente riferimento alle "proiezioni del Parlamento europeo sulla sua composizione basate sulla media dei principali sondaggi dei 28 Paesi Ue aggregati da Kantar Public".

Queste proiezioni, come si legge sul sito del Parlamento europeo, hanno il problema che al momento non è possibile sapere come si struttureranno i gruppi parlamentari all’interno del prossimo Europarlamento. Non tutti i partiti nazionali hanno infatti chiarito la propria collocazione europea: tra questi, il M5s in Italia o En Marche - il partito di Macron - in Francia. Quindi i vari sondaggi nazionali vengono applicati alla composizione del Parlamento europeo uscente.

I “sovranisti” sono riuniti nel gruppo parlamentare Enf (Europa delle nazioni e della libertà). Ne fanno parte, tra gli altri, la Lega di Salvini, il Front National di Marine Le Pen, il Fpö austriaco (di recente travolto da un grave scandalo), il Pvv olandese di Gert Wilders, oltre a esponenti dell’Afd tedesca (Marcus Pretzell) e dello Ukip inglese (Janice Atkinson).

Attualmente questo gruppo è composto da 37 membri. Secondo le proiezioni dovrebbe arrivare a 62 membri, con un significativo incremento di seggi. Tuttavia, 62 europarlamentari su 751 totali rappresentano l’8,3%, una esigua minoranza.

Possiamo sommare a questo gruppo anche quello dei “populisti”, l’Efdd (Europa della libertà e della democrazia diretta), che è composto prevalentemente dallo Ukip inglese e dal M5s italiano, più una serie di esponenti di partiti della destra nazionalista e populista europea come l’Afd tedesca, il Front National francese e i Democratici svedesi.

Secondo le proiezioni questo gruppo dovrebbe passare da 41 a 45 membri, con un peso percentuale nell’Europarlamento pari al 6%.

Dunque, anche sommando i sovranisti dell’Enf coi populisti (spesso di destra) dell’Efdd, non si arriva al 15%, come sostiene Tajani.

I Conservatori

C’è però anche un terzo gruppo, di destra nazionalista, che può essere considerato almeno in parte “sovranista”. È il gruppo Ecr (Conservatori e riformisti europei) e, con 76 eurodeputati, è il terzo gruppo più grande del Parlamento europeo uscente. Ne fanno parte partiti conservatori, come i Tories inglesi, ma anche nazionalisti-sovranisti, come ad esempio Fratelli d’Italia, i Democratici svedesi, i Veri finlandesi e il Pis polacco.

Secondo le proiezioni il gruppo dovrebbe perdere 10 seggi, calando a 66 eurodeputati, per un peso percentuale quindi dell’8,8%.

Sommando tutte le destre sovraniste e nazionaliste, e i populisti, si arriva quindi secondo le proiezioni a un totale di 173 membri, che rappresentano il 23,1% del Parlamento europeo. Una percentuale superiore a quella indicata da Tajani, che però esplicitamente non inserisce i conservatori dell’Ecr tra i sovranisti. Sono comunque numeri insufficienti per ipotizzare una maggioranza.

Per raggiungerla, alla somma dei tre gruppi servirebbe l’alleanza coi Popolari - accreditati di 180 seggi dalle proiezioni - e con almeno un’altra formazione che abbia più di 23 membri, per superare la soglia dei 376 seggi (il 50%+1 dell’Aula).

Ps. Le proiezioni viste sono state fatte presumendo che il Regno Unito manderà a Bruxelles i suoi 73 eurodeputati, ma se il Paese dovesse abbandonare l’Unione europea la situazione cambierebbe. Il totale dei membri del Parlamento europeo calerebbe da 751 a 705 e i 27 seggi britannici rimanenti verrebbero distribuiti tra gli altri Stati membri. Considerate le proiezioni specifiche sul Regno Unito, il quadro complessivo descritto sopra non dovrebbe comunque cambiare.

Qual è la composizione del Consiglio dell’Unione europea

Oltre al Parlamento europeo, l’altro organo dell’Ue che ha il compito di approvare le leggi è il Consiglio dell’Unione europea, dove siedono i rappresentanti ministeriali dei 28 Stati membri.

Secondo la definizione di “sovranisti” adottata da Tajani, e cioè circoscritta alle forze politiche affiliate all’Enf (come la Lega) o al Efdd (come il M5s), è vero che quello italiano è l’unico governo in Europa espresso da maggioranze sovraniste.

I popolari guidano infatti 8 Stati (Germania, Irlanda, Croazia, Bulgaria, Lettonia, Cipro, Austria e Ungheria), i socialisti 7 Stati (Portogallo, Spagna, Svezia, Finlandia, Slovacchia, Romania e Malta), i liberali 8 Stati (Francia, Belgio, Olanda, Lussemburgo, Danimarca, Repubblica Ceca, Slovenia ed Estonia), i Conservatori due Stati (Regno Unito e Polonia), i Verdi sono al governo in Lituania e la Sinistra europea in Grecia.

Se si va nel dettaglio di ogni singolo Stato le situazioni sono molto variegate: l’Austria ad esempio è nel mezzo di una crisi politica che potrebbe sfociare in nuove elezioni, dopo che si è rotta la coalizione tra popolari ed estrema destra. In Spagna il governo non si è ancora formato dopo la vittoria dei socialisti alle recenti elezioni, così come in Finlandia. In Ungheria il partito di Orbán, Fidesz, è stato sospeso (ma non espulso) dal Partito popolare europeo, di cui - come dice Tajani - fa ancora parte. In Repubblica Ceca il premier Andrej Babiš è un euroscettico il cui partito è però affiliato ai liberali in Europa. In Lituania il premier dei Verdi in passato era vicino ai sovranisti. E via dicendo.

Al netto di queste differenze, è però vero che solo in Italia il governo sia espresso unicamente da forze che nel Parlamento europeo uscente facevano parte dei gruppi sovranisti-populisti.

Conclusione

Tajani ha ragione nel dire che i più recenti sondaggi, con le precisazioni che abbiamo visto, diano ai “sovranisti” - intesi come l’estrema destra dell’Enf e i populisti/nazionalisti dell’Efdd - meno del 15% dei seggi nel prossimo Europarlamento.

Non solo. Se anche si alleassero coi conservatori/nazionalisti dell’Ecr, non arriverebbero comunque nemmeno a un quarto dei seggi. Perché possano andare al potere - nel caso in cui le proiezioni della vigilia fossero rispettate - sarebbe necessario, oltre che coi Conservatori, un accordo coi Popolari e probabilmente con almeno un altro partito.

Per quanto riguarda poi la composizione del Consiglio dell’Unione europea, è vero come dice Tajani che nessun altro Stato a parte l’Italia sia guidato da una maggioranza interamente composta da “sovranisti” (come sopra definiti). Infine è vero che in Ungheria il partito di Orbán è ancora formalmente affiliato ai popolari e, in Polonia, il Pis è affiliato ai conservatori.

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