Chi vince le europee perde le politiche?

Questo è il teorema proposto dall'ex presidente del Consiglio Enrico Letta, che ha commentato in questo modo i risultati della consultazione di domenica scorsa. Lo abbiamo verificato

elezioni europee

L’ex presidente del Consiglio Enrico Letta, intervistato il 28 maggio su La7, ha dichiarato: "Non ho mai visto il vincitore delle elezioni europee vincere le successive elezioni politiche".

Letta suggerisce una coincidenza “storica”: chi vince le europee, perde le politiche. Esclusa l’ultima tornata del 26 maggio, vinta dalla Lega, si sono tenute otto elezioni per il Parlamento europeo, a partire dal 1979. Vediamo come andò alle elezioni politiche successive.

Una “regola” spericolata

La “regola” suggerita da Letta suona subito piuttosto spericolata. Europee e politiche si sono tenute a distanze temporali diverse - e variabili, visto che le europee cadono regolarmente ogni cinque anni mentre le politiche in Italia non di rado sono state anticipate rispetto alla naturale scadenza della legislatura - e quindi in condizioni politiche molto difficilmente confrontabili.

Possiamo prendere ad esempio le europee del 2014, quando Matteo Renzi era da poco diventato presidente del Consiglio, aveva il vento in poppa delle primarie del Pd vinte e sembrava incarnare la voglia di cambiamento del Paese.

Passarono ben quattro anni prima delle successive politiche: e a quelle del 2018 il Pd arrivò dopo aver perso il referendum sulle riforme costituzionali a fine 2016 e con l’opinione pubblica contraria su diversi temi, dalle banche ai migranti, dalla scuola alle riforme elettorali.

Poca varietà, nella Prima Repubblica

Se guardiamo alla Prima Repubblica, non è vero che chi vinse le europee perse invariabilmente le successive elezioni politiche. Certo, se consideriamo il periodo storico - con l’egemonia della Dc, la guerra fredda e le sue conseguenze sul ruolo del Pci - si può ipotizzare che Letta non intendesse ricomprendere questo periodo storico nel suo teorema. Diamo comunque uno sguardo ai risultati.

Alle elezioni europee del 1979, le prime, vinse la Democrazia cristiana, con il 36,45% dei voti. Subito dietro arrivò il Pci, con il 29,57%. Peraltro queste elezioni si tennero a solo una settimana dalle politiche precedenti e in sostanza ne confermarono i risultati. Alle successive elezioni politiche del 1983, quattro anni dopo, vinse di nuovo la Dc, stavolta - guardiamo ai dati relativi alla Camera dei deputati - col 32,93%, seguita dal Pci con una percentuale quasi identica al 1979, il 29,89%.

Alle elezioni europee del 1984, poco dopo la morte dello storico leader del Partito Comunista Enrico Berlinguer, ci fu lo storico sorpasso del Pci sulla Dc: il Partito comunista italiano ottenne il 33,33% mentre la Dc arrivò seconda, col 32,96%. Tre anni più tardi, alle elezioni politiche del 1987, il Pci perse quell’effimero primato, scendendo al 26,58%. La Dc tornò prima col 34,31%.

Alle elezioni europee del 1989, le ultime della cosiddetta Prima Repubblica, la Dc si confermò prima col 32,9%, davanti al Pci, che ottenne il 27,58%. Alle elezioni politiche del 1992 vinse di nuovo la Dc, con il 29,66%, e gli eredi del Pci - nel frattempo diventato Pds dopo la caduta del muro di Berlino e la svolta della Bolognina - arrivarono molto dietro.

La Prima Repubblica, insomma, è piuttosto monotona, come risultati elettorali. Le cose cambiano durante la Seconda.

Nella Seconda Repubblica non ci si annoia

La Seconda Repubblica nacque dopo Tangentopoli e il crollo dei partiti che avevano dominato la scena politica dei quarant’anni precedenti. Si andò a elezioni anticipate nel marzo 1994 e vinse Forza Italia, da poco fondata da Silvio Berlusconi, che ottenne il 21,01%. Appena tre mesi dopo, nel giugno 1994, si votò anche per le europee, che furono vinte di nuovo da Forza Italia, col 30,62% dei voti.

Le successive politiche, del 1996, furono vinte dal Pds che, col 21,06% arrivò di poco davanti a Forza Italia. Ma alle europee del 1999 di nuovo vinse Forza Italia, col 25,16%, e alle politiche del 2001 ancora vinse Forza Italia col 29,43%.

Alle europee del 2004 arrivò primo l’Ulivo, che aveva riunito in sé le forze di centro-sinistra, col 31,08% e alle politiche successive, del 2006, di nuovo arrivò primo l’Ulivo, col 31,27%. Il secondo governo Prodi, tuttavia, ebbe vita breve e nel 2008 si tornò a votare per le politiche. Vinse il Popolo delle libertà, nato dalla fusione di Forza Italia e Alleanza Nazionale, col 37,38%, davanti al Pd, nato dalla fusione di Ds e Margherita, che ottenne il 33,18%.

Alle europee del 2009 vinse ancora il Pdl, col 35,26%, davanti al Pd, che ottenne il 26,12%. Alle politiche successive, del 2013, ci fu un cambio sul podio e vinse invece il Pd, col 25,43%

Alle europee del 2014 vinse il Pd, con il 40,81%, mentre alle politiche successive, nel 2018, vinse il M5s, col 32,68%.

Riassumendo: su cinque elezioni europee avvenute durante la Seconda Repubblica, in tre casi il vincitore di quelle perse poi alle politiche successive: nel ‘96 Forza Italia, che aveva vinto alle europee del ‘94, fu battuta dall’Ulivo; nel 2013 il Pdl, che aveva vinto le europee del 2009, fu battuto dal Pd; nel 2018 il Pd, che aveva vinto le europee del 2014, fu battuto dal M5s.

In due casi, invece, il vincitore delle europee fu confermato anche alle successive elezioni politiche: nel 2001 Forza Italia, vincitrice delle europee del 1999, arrivò prima. Così come l’Ulivo, vincitore delle europee del 2004, arrivò primo nel 2006.

Possiamo dire che tanto più sono ravvicinate le due elezioni, tanto è più probabile che il vincitore sia lo stesso (23 mesi di distanza tra europee 1999 e politiche 2001, 22 mesi tra le europee del 2004 e le politiche del 2006).

Al contrario più sono lontane, più è facile che il vincitore cambi (44 mesi di distanza tra europee del 2009 e politiche del 2013, 46 mesi tra le europee del 2014 e le politiche del 2018). Fa eccezione alla regola il caso del ‘96: in questo caso bastarono 22 mesi perché Forza Italia perdesse il primato.

Conclusione

Anche non prendendo in considerazione le elezioni europee avvenute durante la Prima Repubblica, l’affermazione di Enrico Letta è sbagliata.

Su cinque elezioni per il Parlamento europeo avvenute tra il 1994 e il 2014, in tre casi chi le aveva vinte poi perse le successive elezioni politiche, ma in due casi il vincitore delle europee fu confermato anche al voto per Camera e Senato.

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