La vera storia degli elefanti che nascono senza zanne

È davvero un caso di evoluzione-lampo per sfuggire ai bracconieri? La questione è più complicata

elefanti senza zanne
Finbarr O' Reilly per il New York Times
 Elefanti senza zanne

Negli ultimi giorni, diversi quotidiani e siti online – tra cui anche il blog di Beppe Grillo – hanno diffuso una notizia a prima vista molto curiosa: in Africa, sempre più elefanti nascerebbero senza zanne per «sfuggire ai bracconieri».

O almeno, è così che viene presentata la storia. Basta fare una veloce ricerca infatti per imbattersi in titoli come: “Elefanti senza zanne, così il bracconaggio ha modificato il dna”; “Per sopravvivere ai bracconieri sempre più elefanti nascono senza zanne”; “Gli elefanti nascono senza zanne. Per sopravvivere ai bracconieri”.

In effetti, negli ultimi decenni questi animali sono stati tra i più colpiti dagli esseri umani. Dal 2007, secondo l’International Union for Conservation of Nature – una delle più autorevoli organizzazioni internazionali che si occupa della conservazione delle specie – l’intera popolazione di elefanti africani è diminuita di oltre 100 mila unità, in larga parte uccise illegalmente.

Ma davvero i pachidermi stanno iniziando a nascere senza zanne per sfuggire ai cacciatori? Abbiamo verificato, e le cose sembrano essere più complesse e meno chiare di quanto raccontato.

Che cosa sta succedendo agli elefanti?

Il 9 novembre, National Geographic ha anticipato i risultati di una ricerca ancora non pubblicata sulla popolazione di elefanti del Parco nazionale di Gorongosa, in Mozambico. Come ha spiegato la ricercatrice Joyce Poole, fondatrice dell’associazione no profit Elephant Voices, nel parco sta succedendo qualcosa di apparentemente inconsueto.

Dal 1992 in poi, circa un terzo degli elefanti femmine è nata senza zanne. Una frequenza insolita, dal momento che di norma appena tra il 2 e 6 per cento di questi animali nasce in queste condizioni.

La data però sembra non essere del tutto casuale. All’inizio degli anni Novanta, infatti, è terminata in Mozambico una guerra civile durata oltre dieci anni. Una delle forme di finanziamento più diffuse tra i guerriglieri era appunto il bracconaggio, con la caccia agli elefanti e le loro zanne d’avorio.

Per questo motivo, nel giro di un decennio, il numero di elefanti del Gorongosa è passato da circa 4 mila a poche centinaia di esemplari. Tra le circa 200 elefanti femmine sopravvissute, oltre la metà è senza zanne. Il motivo è che gli esemplari privi di zanne non sono state di interesse per i bracconieri, e dunque sono rimaste vive.

La questione centrale sollevata dai ricercatori è che per quanto riguarda gli elefanti femmine più giovani, nate dopo la fine degli scontri, le percentuali di esemplari senza zanne cambia rispetto alle frequenze normali di popolazioni non soggette a bracconaggio. Nel Parco del Gorongosa, infatti, il 32 per cento degli elefanti femmine più giovani di 24 anni è privo di zanne.

C’entra davvero l’evoluzione?

Insomma, quella che sembra essere una novità in realtà non lo è. Già nel 1995 e all'inizio degli anni Duemila sono stati pubblicati studi sull’aumento del numero di elefanti nati senza zanne. La storia del Gorongosa quindi ha precedenti.

In Tanzania, nel parco nazionale del Ruaha, il 21 per cento delle elefanti femmine nate meno di cinque anni fa, dopo decenni di bracconaggio, è senza zanne. Nel parco nazionale di Addo, in Sudafrica, il 98 per cento di tutta la popolazione di elefanti femmine – circa 180 individui – ha queste stesse caratteristiche.

La spiegazione contenuta nei titoli dei giornali di questi giorni ha chiamato subito in causa l’evoluzione: gli elefanti si starebbero adattando per scappare dai bracconieri. La selezione naturale li aiuterebbe a diffondere le caratteristiche ereditabili favorevoli e a sopravvivere più a lungo.

Questa versione dei fatti però ha almeno due limiti. Il primo è che per parlare di “evoluzione”, i biologi hanno bisogno di incrociare almeno due tipi di evidenze, quella sull’aspetto esteriore degli elefanti (il loro fenotipo, in linguaggio scientifico) e quella sulla loro struttura genetica (il genotipo).

Uno dei modi migliori per capire se una mutazione è frutto dell’evoluzione è quindi analizzare i genomi delle popolazioni degli elefanti, e le loro modifiche lungo l’arco di decenni. Ad oggi, però, come hanno spiegato alcuni ricercatori a National Geographic, si sa ancora pochissimo di quali componenti del Dna portano gli elefanti a nascere senza zanne.

Il secondo limite riguarda le percezioni errate sull’evoluzione che ha il senso comune. Per esempio, non è vero che la selezione naturale dà agli animali quello di cui hanno bisogno e agisce per il “bene della specie”. Semplificando: è un processo senza un senso e intenzioni, dove la variabilità genetica è causata da mutazioni casuali del Dna, che in alcuni casi può portare vantaggi adattivi e quindi diffondersi nelle generazioni successive.

I due possibili meccanismi in gioco

Quella che sembra essere evoluzione – un adattamento evolutivo al bracconaggio – in realtà potrebbe non esserlo. O almeno, così ci dicono le evidenze scientifiche attualmente raccolte.

«Ma è nelle parole che sta il trucco: non è un’evoluzione naturale, non è che gli elefanti hanno capito che senza zanne campano di più», spiega a Pagella Politica Luigi Boitani, professore ordinario di zoologia all’Università Sapienza di Roma. «Questa è una cosa che non sta né in cielo né in terra dal punto di vista biologico».

Due possibili meccanismi possono però inquadrare quello che sta succedendo in Africa: entrambi sono plausibili, ma al momento non ci sono prove definitive a favore di una né dell’altra.

«Il primo meccanismo si chiama deriva genetica», precisa Boitani. «Quando una popolazione grande, che ha dentro tutta una sua variabilità genetica, viene ridotta quasi a zero, rimangono pochi individui, da cui riparte la popolazione. Se questi portano necessariamente alcuni dei caratteri genetici originari, allora la popolazione riparte sulla base di quello che era disponibile in quel ridotto numero di animali».

La deriva genetica è un fenomeno diffuso soprattutto nelle isole: una volta colonizzate, sarà più facile trovarvi le caratteristiche genetiche del piccolo gruppo di individui che vi è arrivato per primo. Nel caso degli elefanti, può essere che la caratteristica “senza zanne” si stia diffondendo proprio per questo motivo.

Il secondo meccanismo, invece, coinvolge direttamente gli esseri umani. «L’uomo ammazza gli elefanti con le zanne grosse, lo fa ripetutamente, per cui nella popolazione viene selezionato negativamente il carattere delle zanne grosse», spiega Boitani. «Questo è un percorso più lungo e dipende dalla dimensione della popolazione iniziale».

Questa selezione attuata dall’essere umano potrebbe essere più o meno simile a quella avvenuta nel corso di millenni per altre specie animali, come i cani.

Qui il problema, però, è un altro. Anche se il bracconaggio dovesse continuare ancora per decenni a “filtrare” alcuni tratti esteriori degli elefanti, non è necessariamente assicurato che questi animali perderanno definitivamente le zanne. Probabilmente, infatti, questo elemento resta troppo importante perché ne possano fare a meno – soprattutto i maschi.

In sostanza, quello che potrebbe essere un vantaggio da un lato – crescere senza zanne –, potrebbe rivelarsi essere uno svantaggio eccessivo dall’altro, non diffondendosi alle generazioni successive.

Il caso dell’orso d’Abruzzo

Un caso tutto italiano ci aiuta a capire meglio la questione. Nel 2017, un gruppo di 27 ricercatori – tra cui Boitani – ha pubblicato uno studio sulla storia genomica dell’orso marsicano, in Abruzzo. Questo animale è notoriamente schivo e timido: non ha mai attaccato l’uomo, a differenza per esempio degli esemplari presenti al confine con la Slovenia. Come mai?

«Da secoli gli esseri umani vivono a stretto contatto con gli orsi nell’Appennino abruzzese», racconta Boitani. «E l’uomo quali orsi ammazzava? Quelli più “rompiballe”, quelli più aggressivi. In qualche modo – è un’ipotesi, non assolutamente provata, verosimile, difficile da verificare – l’uomo potrebbe aver fatto un’evoluzione artificiale dell’orso, favorendo quelli con minore aggressività».

Le differenze sostanziali rispetto al caso degli elefanti sono due. La prima è che qui si parla di un arco temporale di millenni; la seconda è che a disposizione abbiamo analisi dettagliate del genoma degli orsi. Ma nonostante questo, il condizionale dei ricercatori rimane d’obbligo, e lo stesso dovrebbe valere per la storia degli elefanti, ancora agli albori della ricerca.

Conclusione

Riassumendo: di recente, i media hanno diffuso la notizia che in Africa sempre più elefanti stanno nascendo privi di zanne, per scappare dai bracconieri. Nonostante la cautela espressa da alcuni ricercatori, diversi quotidiani e siti online hanno spiegato questo fatto come il risultato dell’evoluzione: «Madre natura al contrattacco» starebbe salvando «gli elefanti dai cacciatori».

In realtà, è presto per trarre conclusioni di questo tipo, soprattutto se frutto di interpretazioni errate su come funziona realmente la selezione naturale. I meccanismi in gioco potrebbero essere infatti due – la deriva genetica e l’influenza negativa dell’essere umano – ma la ricerca sul tema deve ancora mostrare i primi risultati concreti.

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