Sul calo della disoccupazione ha ragione Di Maio o Marattin?

Entrambi hanno commentato gli ultimi dati citando statistiche e fornendo una loro visione sul tema. Chi ha ragione? Abbiamo verificato

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MAURO UJETTO / NURPHOTO  Maria Laura Antonelli / AGF

Il 1° luglio, il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro Luigi Di Maio ha dichiarato su Facebook che «la disoccupazione è in calo, parliamo del dato più basso dal 2012, mentre aumentano gli occupati, il dato massimo dal 1977». Lo stesso giorno, il deputato del Partito democratico Luigi Marattin ha fatto un confronto su Facebook tra queste statistiche e quelle del governo Renzi.

Secondo Marattin, «in un anno di governo Conte, gli occupati totali sono saliti di 92 mila unità, lo 0,39 per cento in più. [...] Durante il primo anno di governo Renzi, gli occupati aumentarono di 199 mila unità. [...] In un anno di governo Conte, i lavoratori dipendenti a tempo indeterminato sono aumentati di 62 mila unità, lo 0,41 per cento in più. [...] Durante il primo anno di governo Renzi, aumentarono di 97 mila unità».

Ma che cosa dicono i numeri? Abbiamo verificato.

Un record per l’occupazione?

Il 1° luglio, l’Istituto nazionale di statistica (Istat) ha pubblicato un rapporto con i dati sull’occupazione relativi a maggio 2019. Questi numeri sono per ora provvisori e saranno aggiornati nei prossimi mesi.

Come spiega l’Istat, «dopo la sostanziale stabilità registrata ad aprile, a maggio 2019 la stima degli occupati risulta in crescita rispetto al mese precedente (+0,3 per cento, pari a +67 mila); anche il tasso di occupazione sale al 59,0 per cento (+0,1 punti percentuali)».

Quest’ultimo dato è in effetti un record, come dice Di Maio: a partire dal 1977 – anno da cui sono disponibili le serie storiche Istat – il numero degli occupati (23,387 milioni) in rapporto alla popolazione in età lavorativa (e in valore assoluto) non è mai stato così alto.

Ma quanto è migliorato in un anno questo dato? Il governo Conte è entrato in carica il 1° giugno 2018: vediamo da fine maggio dell’anno scorso com’è cambiato il numero degli occupati. Secondo i dati Istat, a maggio 2018 in Italia c’erano 23,295 milioni occupati: 92 mila in meno rispetto allo stesso mese di quest’anno. Un aumento dello 0,39 per cento, come evidenziato da Marattin.

Come sono cambiate invece gli occupati in base alla tipologia di contratto? A maggio 2018, le persone che avevano un contratto a tempo indeterminato erano 14,906 milioni. Un anno dopo, questo numero è salito a 14,968 milioni: +62 mila – lo 0,41 per cento – e anche qui Marattin cita una statistica corretta.

Dall’altro lato, a maggio 2019 il tasso di disoccupazione è stato in calo di 0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente, raggiungendo per la prima volta dal 2012 il livello del 9,9 per cento – come ha correttamente evidenziato il capo politico del Movimento 5 stelle.

In totale, a maggio 2019 i disoccupati in Italia erano 2,58 milioni, mentre un anno prima 2,771 milioni: un calo di 191 mila unità.

E con il governo Renzi?

Il governo Renzi si è insediato il 22 febbraio 2014: vediamo come sono cambiati i numeri sull’occupazione un anno dopo questa data.

Secondo i dati Istat, a febbraio 2014 gli occupati in Italia erano 22,162 milioni, mentre a febbraio 2015 questo numero era salito a 22,361 milioni: +199 mila unità, come indicato da Marattin*.

Per quanto riguarda i contratti, a febbraio 2014 14,426 milioni di lavoratori avevano un contratto a tempo indeterminato, mentre un anno dopo questo numero è cresciuto di 97 mila unità (+0,67 per cento)*. Ancora una volta, il dato del deputato Pd è confermato dalle rilevazioni Istat.

Marattin però non cita i dati sui disoccupati. In un anno di governo Renzi, il loro numero è calato di 105 mila unità (passando da 3,247 milioni di febbraio 2014 a 3,142 milioni di febbraio 2015): meno di quanto avvenuto nel primo anno del governo Conte (come abbiamo visto, -191 mila unità)*.

Tiriamo le somme

Riassumendo: sull’occupazione, sia Di Maio che Marattin citano statistiche corrette.

È vero che a maggio 2019 i dati – provvisori – dell’Istat mostrano il tasso di disoccupazione (9,9 per cento) più basso dal 2012 e un tasso di occupazione (59 per cento) mai così alto dal 1977.

In numeri assoluti, però, gli aumenti su occupati e contratti a tempo indeterminato nel primo anno di governo Conte sono più bassi rispetto a quelli registrati nel primo anno di governo Renzi.

Un po’ più in profondità

Proviamo ad analizzare più nel dettaglio le statistiche appena citate.

Nel primo anno di governo Conte, il numero delle occupate femmine è aumentato di 64 mila unità, mentre in quello del governo Renzi la crescita era stata di 47 mila unità*.

Per quanto riguarda l’aumento dell’occupazione femminile, così come per la crescita occupazionale in generale registrata a maggio, i numeri assoluti non ci dicono però se il merito sia delle politiche del governo, o piuttosto delle riforme previdenziali (come quella Fornero) che hanno alzato la soglia di età per la pensione, aumentando “fisiologicamente” il numero di occupati.

Per avere qualche indicazione in proposito, come abbiamo spiegato in un precedente fact-checking che analizzava la crescita dell’occupazione femminile sotto il governo Renzi, bisogna guardare alle dinamiche delle diverse fasce di età.

Secondo Istat, a maggio 2019 rispetto al mese prima, la crescita ha coinvolto soprattutto gli over 50, che rimangono occupati più a lungo in parte proprio per effetto proprio delle riforme pensionistiche. Discorso analogo se si prendono i dati sugli occupati nel primo anno di governo Conte: da maggio 2018 a maggio 2019, la crescita maggiore è stata proprio per gli over 50: circa +300 mila (dopo un anno di governo Renzi era stata di +409 mila*), controbilanciati dalla stagnazione dell’occupazione giovanile.

Per quanto riguarda quest’ultima, infatti, dopo 12 mesi di esecutivo a guida Lega-M5s, l’aumento di 43 mila unità tra gli occupati under 24 è perfettamente compensato dal calo di 43 mila unità tra gli occupati compresi nella fascia tra i 25 e i 34 anni.

Dopo un anno di governo Renzi, invece, gli under 24 con un lavoro erano diminuiti di 22 mila unità, mentre quelli tra i 25 e i 34 anni erano diminuiti di 72 mila unità*.

Insomma, con entrambi i governi analizzati, l’aumento degli occupati si è concentrato soprattutto nella fascia di età più avanzata, interessata dall’innalzamento dell’età pensionabile.

Né Di Maio né Marattin parlano poi degli inattivi, ossia quelli che non fanno parte delle forze lavoro, perché non ne hanno uno o non lo stanno cercando.

Dopo un anno di governo Conte, gli inattivi in Italia sono aumentati di 67 mila unità, mentre dopo 12 mesi di governo Renzi l’aumento era stato più contenuto (+18 mila)*.  

Come abbiamo anticipato, il problema di questo confronto sul “primo anno di governo” è che è arbitrario e parziale: ci dice poco, o nulla, per esempio sull’effettivo contributo delle politiche dei due governi all’occupazione, e non tiene conto di molti fattori. 

Tra le altre cose, non risponde a domande come: «In quale fascia di età è aumentato il numero degli occupati ed è calato quello dei disoccupati?», o: «Gli stipendi sono aumentati? E le ore di lavoro?».

In sostanza, questi numeri sul lavoro ci dicono qualcosa sulla quantità dell’occupazione – ma non abbastanza – e molto poco sulla sua qualità.

Come ha spiegato l’economista dell’Ocse Andrea Garnero su lavoce.info, nonostante gli ultimi dati incoraggianti dell’Istat, il quadro generale sull’occupazione in Italia è meno entusiasmante di quello che sembra.

Tra le altre cose, a livello europeo, su 28 Stati membri l’Italia fa peggio, quanto a tasso disoccupazione, soltanto di Grecia e Spagna, mentre come tasso di disoccupazione fa meglio della sola Grecia.

In più – come si legge nell’articolo di Garnero – a un aumento degli occupati negli ultimi mesi non sta corrispondendo una crescita della produttività e dei salari, così come un recupero delle ore lavorate: statistiche ancora lontane dai livelli pre-crisi.

Conclusione

Il 1° luglio, il ministro Di Maio e il deputato del Pd Marattin hanno commentato i nuovi dati Istat sull’occupazione, relativi a maggio 2019, entrambi citando statistiche corrette.

Da un lato, è vero che il tasso di occupazione non è mai stato così alto dal 1977 (data di inizio delle serie storiche Istat) e che quello di disoccupazione è andato sotto il 10 per cento, per la prima volta dal 2012.

Dall’altro lato, è anche vero che dopo un anno di governo Renzi gli occupati e i contratti a tempo indeterminato erano cresciuti di più rispetto ai 12 mesi di governo Lega e M5s. In compenso il calo del numero di disoccupati è maggiore nel primo anno del governo Conte rispetto al primo anno del governo Renzi.

Il problema è che questi confronti rimangono parziali, arbitrari e superficiali.

Per esempio, non ci dicono le vere cause e i meriti (o demeriti) di un calo o di un aumento. Come abbiamo visto, una crescita del numero degli occupati potrebbe, tra le altre cose, essere un effetto delle riforme pensionistiche degli scorsi anni, che hanno alzato la soglia di età per la pensione. 

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* Seleziona periodo: 2014M2 – 2015M2



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