Davvero "tutti" vogliono buttare giù Virginia Raggi?

Abbiamo controllato le dichiarazioni di Alessandro Di Battista a proposito della situazione del sindaco di Roma 

di battista raggi 
Cristiano Minichiello / AGF 
Alessandro Di Battista e Virginia Raggi 

Alessandro Di Battista, ex deputato del M5s, l’8 luglio sulla propria pagina Facebook ha difeso il sindaco di Roma Virginia Raggi e, tra le altre cose, ha scritto: "tutti, ma dico tutti, si sono messi in testa di buttarla giù". Cerchiamo di capire qual è la situazione per il sindaco pentastellato della capitale.
 

Chi sostiene Virginia Raggi?

Per prima cosa vediamo chi sostiene il sindaco. A giugno 2016 Virginia Raggi (M5s) ha vinto il ballottaggio contro Roberto Giachetti (Pd) con il 67,15 per cento dei voti dei romani. L’Assemblea capitolina, cioè il “consiglio comunale” di Roma, è composta da 48 consiglieri e dal sindaco. La Raggi è sostenuta esclusivamente dal proprio partito, che può contare su un’ampia maggioranza di 28 consiglieri.

Gli altri partiti, che sono all’opposizione nell’Assemblea capitolina, hanno ovviamente tutto l’interesse a "buttarla giù". Allo stesso modo un partito come la Lega, che non è presente all’Assemblea capitolina e che è alleato del M5s a livello nazionale, a livello locale non ha interesse a sostenere il sindaco pentastellato e, anzi, potrebbe avere interesse a farlo cadere.

Fatta questa premessa teorica, vediamo in concreto le dichiarazioni dei principali leader politici a proposito del sindaco Raggi.

 

Chi ha chiesto le dimissioni della Raggi?

Partiamo proprio dall’alleato di governo del M5s. La Lega, a seguito della diffusione ad aprile delle intercettazioni in cui si sentiva la Raggi parlare di Roma come "una città che è praticamente fuori controllo", aveva chiesto le dimissioni del sindaco per bocca - tra gli altri - dell’attuale ministro per gli Affari regionali, Erika Stefani.

Lo stesso Matteo Salvini, ospite a Porta a Porta il 18 aprile 2019, aveva sostenuto che "Raggi non è più adeguata a fare il sindaco di Roma" e l’aveva quindi invitata a lasciare che qualcun altro lo facesse al posto suo.

Per quanto riguarda invece le opposizioni, il Partito democratico ha chiesto le dimissioni del sindaco a più riprese, anche di recente. Le ha invocate ad aprile, sempre a seguito della diffusione delle citate intercettazioni, quando – ad esempio – anche l’ex ministro Carlo Calenda aveva dichiarato che "Raggi va cacciata", e le ha chieste nuovamente - con un’apposita conferenza stampa - a giugno.

Anche Forza Italia (tra gli altri con l’allora presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani) e Fratelli d’Italia (con Giorgia Meloni) a fine giugno hanno chiesto le dimissioni del sindaco Raggi. A fare da detonatore alle critiche era allora stato un editoriale del direttore del Messaggero, Virman Cusenza, che aveva accusato il sindaco Raggi di essere incapace di affrontare i problemi di Roma e le aveva chiesto di "passare la mano".

Dunque, le opposizioni e anche la Lega sono concordi nel chiedere le dimissioni del sindaco di Roma del Movimento 5 stelle. Ma, come abbiamo detto prima, considerato che la Raggi è sostenuta in Assemblea capitolina dal solo M5s, che gli altri partiti ne chiedano le dimissioni - specie in occasione di vicende giudiziarie, intercettazioni, scandali o crisi, come quella dei rifiuti - non stupisce.

Più sorprendente è invece la “solitudine” del sindaco Raggi rispetto al proprio partito. Questa situazione – creatasi negli ultimi mesi – starebbe emergendo in maniera innegabile negli ultimi giorni.

 

Il rapporto tra il M5s e il sindaco Raggi

Un retroscena del Corriere della Sera del 7 luglio sostiene che il sindaco abbia confidato ai suoi fedelissimi: "io con questi [la dirigenza nazionale del M5s n.d.r.] ho chiuso". Il motivo della rottura starebbe il mancato supporto che la prima cittadina di Roma sente di ricevere dal suo stesso partito.

L’episodio, secondo quanto riportato il quotidiano nazionale, che avrebbe portato a una rottura insanabile dei rapporti è quello di Casal Bruciato. A maggio 2019 la Raggi andò a difendere il diritto di una famiglia rom di abitare in una casa popolare, che gli era stata legittimamente assegnata, e fu ricoperta di insulti osceni da esponenti di estrema destra e alcuni residenti.

Il capo politico del M5s, Luigi Di Maio, aveva commentato - secondo quanto riportato da diverse agenzie, non smentite - quell’episodio con queste parole: "prima si aiutano i romani, gli italiani, poi tutti gli altri". Al contrario le opposizioni, in particolare il Pd e Forza Italia , difesero il sindaco e le fecero i complimenti per il gesto coraggioso. Da allora, secondo il retroscena, il rapporto tra sindaco e vicepremier pentastellato non si sarebbe mai del tutto ricucito.

Dopo la diffusione sui mezzi stampa di questi scenari, i diretti interessati si sono affrettati a smentire qualsiasi ruggine tra di loro. Virginia Raggi l’8 luglio ha scritto sul proprio profilo Twitter: "Da alcuni media ennesimo e inutile tentativo di dividerci. Il @Mov5Stelle è compatto. Con @luigidimaio rapporto solido. Uniti #ATestaAlta". A distanza di pochi minuti Di Maio ha risposto sullo stesso social "più ci attaccano e più ci rafforzano".

 

 Conclusione

Alessandro Di Battista fa una dichiarazione sostanzialmente corretta: l’intero arco politico parlamentare italiano, con l’eccezione del M5s che è il suo partito, ha chiesto le dimissioni del sindaco Virginia Raggi. Anche il quotidiano storico della capitale, il Messaggero, ha chiesto che lasci l’incarico in un editoriale.

Non solo. Stando ad alcuni retroscena giornalistici - smentiti dagli interessati - anche all’interno del Movimento 5 stelle la Raggi sarebbe isolata, dopo il deterioramento del rapporto in particolare con il capo politico, Luigi Di Maio. Su quest’ultimo aspetto tuttavia non è possibile verificare in modo oggettivo la fondatezza delle voci di corridoio.



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