Lega e M5s sono ai ferri cortissimi per i casi Siri e Raggi

Richieste di dimissioni incrociate tra i due alleati di governo riferite alla sindaca di Roma (per le intercettazioni sul caso Ama) e al sottosegretario leghista alle Infrastrutture (inchiesta su una presunta tangente promessa). Tensione alle stelle, cosa sta succedendo

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É scontro totale tra i due alleati di governo, M5s e Lega. Al centro delle richieste incrociate di dimissioni due simboli: l’uno della Lega, l’altro dei Cinque Stelle. Il teorico della Flat tax cara a Matteo Salvini e la sindaca di Roma.

L’uomo delle riciclabili

 Il duello incrociato parte con la notizia, che arriva in mattinata da Palermo, dell'inchiesta, già trasmessa alla Procura di Roma, in cui il sottosegretario leghista alle Infrastrutture, Armando Siri, è indagato per corruzione perché avrebbe ricevuto denaro per modificare un provvedimento e favorire l'erogazione di contributi per le imprese che operano nelle energie rinnovabili.

Subito parte il 'fuoco di fila' M5s contro l'ideologo della flat tax, finito più volte nel mirino dei pentastellati anche per le misure da lui progettate per la cosiddetta 'pace fiscale'.

Il Movimento 5 stelle vuole le dimissioni di Siri, sentenzia Luigi Di Maio.

A stretto giro la replica di Matteo Salvini, di cui il 47enne genovese è collaboratore almeno dal 2014.

Siri non si tocca, taglia corto il capo della Lega. Ma il ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, guidato dal pentastellato Danilo Toninelli, diffonde una nota ufficiale in cui si annuncia la revoca delle deleghe a Siri.

Da Reggio Calabria dove, dopo poco, vedrà tutti gli altri componenti del governo riuniti per il Consiglio dei ministri, Salvini chiarisce il suo pensiero: "Siri non deve dimettersi”.

“C’è solo un’iscrizione nel registro degli indagati e solo se sarà condannato dovrà farsi da parte - scandisce -. Non ho mai chiesto di far dimettere la Raggi o parlamentari 5 Stelle quando sono stati indagati".

Il bilancio dell’immondizia

Sono giorni che il leader leghista e ministro dell’Interno lancia le sue bordate sul Campidoglio e la sua inquilina. Ma questa volta il 'parallelo' con Virginia Raggi diventa concreto, già nel pomeriggio. Quando, per l’esattezza, sul sito di 'Repubblica' appare un’anticipazione dell'Espresso riguardo a una intercettazione di Raggi che chiede all'ex presidente e ad dell'Ama Lorenzo Bagnacani di modificare il bilancio di Ama per farlo apparire in 'rosso'.

La rivelazione offre ai leghisti l'opportunità di sferrare l'attacco contro gli alleati di governo e di chiedere un passo indietro alla sindaca M5s.

Parte il fuoco di fila leghista contro Raggi: prima i ministri agli Affari regionali e alle Politiche agricole, Erika Stefani e Gianmarco Centinaio, poi i capigruppo leghisti, Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo.

"Se il contenuto delle intercettazioni del sindaco Raggi corrispondesse al vero sarebbe la confessione di un grave reato e la chiara ammissione di una palese incapacità a governare. Per coerenza con le regole del Movimento ci aspettiamo le sue immediate dimissioni", dice Stefani.

Tiro alla fune: i leghisti non fanno alcun dietrofront su Siri. I 5 stelle neanche. Da via Bellerio, quindi, si spingono fino a chiedere 'la testa' della sindaca di Roma.

Botta e risposta

Per un’intera giornata i due alleati si lanciano in un muro contro muro che non ci si attenderebbe tra partner di governo.

 "Sarebbe opportuno che Armando Siri si dimettesse, gli auguro di risultare innocente e siamo pronti a riaccoglierlo nel governo quando la sua posizione sarà chiarita", inizia il 'balletto' di attacchi in mattinata Di Maio.

"Non so se Salvini sia d'accordo con questa mia linea intransigente - premette - ma è mio dovere tutelare il governo e l'integrità delle istituzioni. Un sottosegretario indagato per fatti legati alla mafia è un fatto grave, non è più una questione tecnica giuridica: va bene rispettare i tre gradi di giudizio, ma qui la questione è morale".

Poco dopo arriva il 'niet' di Salvini. "Siri non deve dimettersi, c’è solo un’iscrizione nel registro degli indagati e solo se sarà condannato dovrà farsi da parte - dice -. Non ho mai chiesto di far dimettere la Raggi o parlamentari 5 Stelle quando sono stati indagati".

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Di Maio, Salvini e Conte

Subito dopo la controreplica pentastellata: "Non l’ha mai fatto perché siamo immediatamente intervenuti noi con i nostri anticorpi. Oggi gli chiediamo perché chi dovrebbe intervenire non lo fa, è molto semplice".

Alla fine interviene direttamente Giuseppe Conte: "Non esprimo una valutazione ma come premier avverto il dovere di parlare col diretto interessato, chiederò a lui chiarimenti e all’esito di questo confronto valuteremo» tenendo conto che il «contratto prevede che non possono svolgere incarichi ministri e sottosegretari sotto processo per reati gravi come la corruzione" e che "questo è un governo che ha l'obiettivo di recuperare la fiducia di cittadini nelle istituzioni e ha un alto tasso di sensibilità per l’etica pubblica".

Nessuno sconto anche quando è la volta del ministro della Pubblica amministrazione, la leghista Giulia Bongiorno, che si dice stupita dal "giustizialismo a intermittenza con cui vengono valutate le diverse vicende giudiziarie a seconda dell’appartenenza del soggetto indagato a uno schieramento politico".

Anche qui immediata la controreplica 5 Stelle: "Quando un nostro esponente è accusato dai magistrati di aver sbagliato noi lo sospendiamo in via precauzionale in alcuni casi anche cacciandolo, se necessario. Si chiama questione morale, cara Bongiorno, non giustizialismo".

Registrazioni che scottano

Non è solo un duello al’Ok Corral tra due alleati che, almeno per un giorno, sono letteralmente separati in casa. A fare molto, tra una dichiarazione e l’altra, per alimentare il clima di aperta lite la pubblicazione delle registrazioni di alcune telefonate.

"Modificare il bilancio come chiede il socio, c'è un'altra opzione. Non devi valutare, se il socio ti chiede di fare una modifica lo devi fare. Però se tu lo devi cambiare comunque, lo devi cambiare punto, anche se loro dicono 'perché la Luna è piatta'. La giurisprudenza va in questo senso". A parlare è la sindaca di Roma Virginia Raggi, in un audio di una conversazione avuto il 30 ottobre scorso con Lorenzo Bagnacani.

"Devi modificare il bilancio come chiede il socio. No, non devi valutare, se il socio ti chiede di fare una modifica la devi fare", prosegue, "Tu non mi stai aiutando, io ho la città che è praticamente fuori controllo, i sindacati che fanno quel cazzo che vogliono. Non mi stai dando un appiglio Lorenzo, come faccio".



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