Come funziona l'impeachment che coinvolge Trump

Quali sono le accuse nei confronti del presidente degli Stati Uniti e quali sono tutte le prossime tappe di questo percorso

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NICHOLAS KAMM / AFP
Donald Trump

A distanza di due decenni negli Stati Uniti si torna a parlare di impeachment per un presidente in carica. Nel 1998 era toccato a Bill Clinton. Il democratico era stato il secondo presidente americano di sempre ad essere ufficialmente giudicato (e poi assolto) per impeachment, dopo Andrew Johnson nel 1868. Ora potrebbe essere la volta di Donald Trump, anche se è ancora presto per dirlo.

Ma che cos’è, perché se ne parla e come funziona? Andiamo a vedere i dettagli.

Che cos’è l’impeachment

L’impeachment è una sorta di messa in stato d’accusa da parte della Camera dei rappresentanti di un funzionario pubblico o di un membro del governo. È previsto e disciplinato esplicitamente dalla Costituzione americana. È appunto la sola Camera dei rappresentanti - uno dei due rami del Congresso statunitense - che ha il potere di procedere con l’impeachment (art. 1, sez. 2, clausola 5).

È invece il solo Senato - l’altro ramo del Congresso - che può condannare per impeachment chi è stato messo in stato d’accusa da parte della Camera, con una maggioranza dei due terzi (art. 1, sez. 3, clausole 6 e 7).

Se il presidente o il vicepresidente, processati per impeachment, sono condannati per determinati gravi reati devono essere rimossi dalla carica. Questi reati in particolare sono (art. 2 sezione 4) tradimento (treason), corruzione (bribery) o altri gravi crimini e delitti (high Crimes and Misdemeanors). La vaghezza di questa definizione lascia spazi di manovra a chi vuole avviare l’impeachment, ma allo stesso tempo rende più complesso capire se quanto fatto dall’accusato sia davvero motivo sufficiente per rimuoverlo dall’incarico.

Perché Trump è sotto impeachment

Il 24 settembre, la speaker della Camera statunitense Nancy Pelosi ha annunciato l’avvio delle indagini per il possibile impeachment del presidente americano Donald Trump. Il motivo è il comportamento che Trump avrebbe tenuto nei confronti del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, a cui nel corso di una telefonata del 25 luglio 2019 sarebbe stato chiesto – in cambio dello sblocco di 400 milioni di dollari in aiuto militari – di investigare sul figlio di Joe Biden, ex vicepresidente democratico e uno dei possibili sfidanti di Trump nelle prossime elezioni americane del 2020.

Questa telefonata di Trump con Zelensky è venuta alla luce grazie, in particolare, a un whistleblower, una “gola profonda” all’interno dell’amministrazione di cui ancora non si conosce l’identità, se non che è un ex agente della Cia (successivamente si è aggiunto un secondo whistleblower). Ci sarebbe quindi stato un “ricatto”, o un quid pro quo – espressione latina riportata ossessivamente dai media americani in queste settimane – del presidente americano nei confronti del suo omologo ucraino.

Nelle ultime settimane è emerso un quadro molto ricco e complesso in cui rientrano anche altri episodi che hanno a che fare con i rapporti tra Usa e Ucraina, come la rimozione dell’allora ambasciatrice in Ucraina Marie Yovanovitch, vari interessi intorno alla ricchezza energetica del Paese e l’esistenza di una sorta di “diplomazia parallela”, a fianco di quella ufficiale, in cui aveva un ruolo centrale l’avvocato personale del presidente, Rudy Giuliani.

In breve, Trump è accusato di aver violato la Costituzione americana e di aver messo a repentaglio la sicurezza nazionale, sfruttando il ruolo di presidente per portare avanti gli interessi personali o del suo circolo ristretto. Se le accuse dovessero rivelarsi fondate, come abbiamo visto, il presidente potrebbe addirittura essere rimosso dalla carica.

La Camera, dopo aver raccolto informazioni in audizioni di persone informate sui fatti (tra cui i sopra citati whistleblower), ha dato il via libera definitivo alla procedura di impeachment il 31 ottobre, approvando una risoluzione che fornisce in sostanza le regole per la prosecuzione delle indagini in una fase – maggiormente, ma non del tutto – aperta al pubblico.

Vediamo quindi come funziona la procedura.

Come funziona l’impeachment

Donald Trump non è ancora formalmente in stato d’accusa: siamo in una fase di indagine. Finora sono state diverse le commissioni della Camera coinvolte nelle indagini (Oversight, Ways and means, Intelligence, Judiciary, Foreign Affairs e Financial services). Le stesse commissioni potranno proseguire con il proprio operato nelle prossime settimane.

Con la risoluzione approvata il 31 ottobre la Camera ha però incaricato in particolare la commissione Intelligence di guidare le indagini e davanti a questa si è tenuta, il 13 novembre, la prima audizione pubblica nel corso della procedura di impeachment. Terminate le indagini, toccherà poi alla commissione sulla Giustizia (Judiciary) stendere materialmente i capi d’accusa dell’impeachment, che verranno successivamente sottoposti al voto dell’Aula.

Solo se la Camera approverà con maggioranza semplice questi capi, che conterranno i dettagli delle eventuali accuse che potrebbero essere contestate a Trump, il presidente verrà ufficialmente messo in stato di accusa. Fin a questo punto della procedura, i numeri sembrano favorevoli ai Democratici, che hanno la maggioranza alla Camera e nelle varie commissioni.

La decisione sulle accuse formalizzate dalla Camera, come anticipato, spetterà però al Senato, che le dovrà eventualmente approvare con una maggioranza dei due terzi. Qui i Repubblicani hanno la maggioranza dei membri (53 contro 47) e, a meno che non emergano dalle indagini prove tali da rendere Trump politicamente indifendibile per il suo partito, è difficile che l’impeachment possa essere approvato.

Se tuttavia venisse approvato, Trump verrebbe condannato al termine dell’impeachment e rimosso dall’incarico.

Conclusione

Al momento l’impeachment nei confronti di Donald Trump è appena all’inizio. La Camera ha concluso una fase a porte chiuse delle indagini e ha appena iniziato, davanti alla commissione Intelligence, con le audizioni pubbliche.

Se le varie commissioni – in particolare quella Judiciary – formalizzeranno le accuse in una serie di capi d’accusa, e questi verranno approvati dall’Aula della Camera, la parola passerà al Senato.

Qui i Repubblicani hanno la maggioranza e, anche considerato che per la condanna del presidente sono richiesti i due terzi dei voti, sembra difficile al momento che Trump venga rimosso dal proprio ufficio.

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