Salvini ha ragione sulla castrazione chimica

Il ministro dell'Interno ha detto che la procedura è prevista in diverse nazioni per "mettere le persone in condizione di non avere più gli istinti per commettere violenze bestiali". Abbiamo verificato

castrazione chimica
 Foto: Martin Bertrand / Hans Lucas / Afp 
    Violenza sessuale, abusi sessuali, stupro

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini, in visita al carcere di Bollate, ha dichiarato il 28 marzo che la castrazione chimica «è sperimentata volontariamente in tanti Paesi occidentali, quindi ci sono persone che chiedono di essere messe in condizione di non avere più gli istinti per commettere violenze bestiali».

È un’affermazione corretta. Vediamo allora in quanti e quali Paesi occidentali è prevista questa misura.

Cos’è la castrazione chimica

Non prendiamo in considerazione, ai fini del verdetto, gli Stati che infliggono la castrazione chimica come una pena, ma di quelli che la considerano un’opzione che viene data al condannato.

Lo stesso Salvini parla infatti di “volontarietà” e di persone “che chiedono” di essere castrate chimicamente. E del resto, in Italia, una legge che imponesse come obbligatoria la castrazione chimica, dunque come pena e non come opzione, sarebbe probabilmente contraria alla Costituzione. Essa stabilisce che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al «senso di umanità» e devono tendere alla rieducazione del condannato.

In concreto, la castrazione chimica consiste in una terapia farmacologica che ha l’effetto di ridurre gli ormoni sessuali (come il testosterone) e, di conseguenza, di eliminare gli istinti sessuali. Si tratta di norma di un procedimento reversibile, che quindi termina dopo la fine della somministrazione dei farmaci.

Quali Paesi occidentali prevedono la castrazione chimica

Purtroppo non abbiamo dati aggregati a livello comunitario, come risulta dalla risposta che ha dato la Commissione europea il 20 ottobre 2017 all’interrogazione di una eurodeputata olandese, Hilde Vautmans, che il 17 agosto di quell’anno aveva chiesto quali Stati membri dell’Ue avessero la castrazione chimica, volontaria o obbligatoria.

In assenza di documenti ufficiali istituzionali, abbiamo a disposizione uno studio comparativo un po’ datato, l’International Handbook of Penology and Criminal Justice, una ricerca accademica del 2007 sui sistemi penali nel mondo. Qui si legge (pag. 141) che «diversi Stati europei consentono il ricorso alla castrazione chimica per controllare la devianza sessuale, anche se ci sono significative limitazioni nella pratica».

Gli esempi sono per lo più Paesi del Nord Europa. «Per esempio, Svezia, Finlandia e Germania hanno limitazioni in base all’età minima [del condannato], che vanno dai 20 ai 25 anni. L’uso della castrazione chimica non è necessariamente per punire o controllare i colpevoli di reati sessuali di per sé», prosegue lo studio. «Piuttosto, la Finlandia permette la procedura solo se allevierà l’angoscia mentale del soggetto riguardo i suoi impulsi sessuali, mentre Danimarca, Germania e Norvegia permettono la castrazione se si può dimostrare che il soggetto potrebbe essere costretto a commettere crimini sessuali a causa di istinti sessuali incontrollabili. La Svezia permette la castrazione chimica nel caso in cui il soggetto ponga una minaccia per la società, e la pratica è strettamente volontaria, con l’obbligo che il soggetto sia pienamente informato di tutti i possibili effetti collaterali».

Ai Paesi scandinavi e alla Germania, secondo uno studio accademico pubblicato nel 2017 sullo European Journal of Social Sciences, possiamo poi aggiungere tra i Paesi occidentali Usa, Argentina, Australia, Estonia, Israele, Nuova Zelanda, Polonia, Ungheria, Francia, Islanda, Lituania, Regno Unito e Belgio.

In realtà nel Regno Unito, in base alle informazioni ufficiali che ci hanno gentilmente comunicato i colleghi inglesi di Full Fact, risulta che lo Stato non esegua la castrazione chimica sui prigionieri.

In Belgio poi la castrazione chimica non è prevista nelle leggi, ma è il giudice che può subordinare la liberazione condizionale del condannato a trattamenti medico-farmacologici, che possono comprendere anche la castrazione chimica. In ogni caso, l’adesione del condannato deve essere volontaria e informata sui rischi per la salute.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, in particolare 8 Stati prevedono la castrazione: California, Florida, Georgia, Louisiana, Montana, Oregon, Texas e Wisconsin. Ma, a parte che in alcuni casi (ad esempio in Texas) la castrazione è fisica e non chimica, va sottolineato che negli Usa la castrazione chimica è il più delle volte obbligatoria, ed è una punizione e non una libera scelta del condannato.

Un approccio simile è stato adottato anche dalla Polonia. Il Paese slavo è infatti l’unico nell’Unione europea a prevedere la castrazione chimica come punizione obbligatoria per determinati crimini sessuali contro i minori di 15 anni e contro parenti stretti.

Conclusione

Salvini ha ragione: diversi Paesi occidentali prevedono la possibilità per i condannati di fare richiesta di subire la castrazione chimica. Tra questi possiamo citare ad esempio la Germania, la Francia, il Belgio e i Paesi Scandinavi (Svezia, Finlandia, Norvegia, Danimarca e Islanda).

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