È vero che alcuni sostenitori dello ius soli erano assenti al voto in Senato?

Abbiamo verificato le dichiarazioni a Repubblica dell'esponente del Pd Stefano Esposito 

È vero che alcuni sostenitori dello ius soli erano assenti al voto in Senato?

Il dibattito politico sullo ius soli continua a essere oggetto di scontro, in particolare dopo il rinvio - e dunque della probabilissima fine, almeno per questa legislatura - della discussione al Senato di una nuova legge sulla cittadinanza estesa anche ai figli degli immigrati.

In un’intervista a Repubblica, il senatore del Partito Democratico Stefano Esposito ha risposto alle critiche per essere uscito dall’aula il 23 dicembre prima di una votazione sullo ius soli, dicendo: “Sugli assenti basta scorrere l’elenco che va da Vannino Chiti a Felice Casson, da Corradino Mineo addirittura a Doris Lo Moro, gente che ha fatto lo sciopero della fame, ebbene quelle stesse persone, che sono state in prima linea nella battaglia per la legge sulla cittadinanza, non c’erano”. Cerchiamo di capire se l’affermazione di Esposito trovi conferma nella realtà dei fatti.

La seduta del 23 dicembre

La mattina di sabato 23 dicembre era in votazione a Palazzo Madama la legge di bilancio dello Stato (ddl 2960-B), che è stata approvata con voto di fiducia con 140 voti favorevoli e 94 contrari.

Poi il Senato è passato a discutere di altri argomenti. L’ultimo in calendario era la discussione e votazione sui rilievi di costituzionalità presentati nei confronti del ddl 2092, cioè il disegno di legge conosciuto come “ius soli”.

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Molti senatori erano però usciti dall’aula dopo la fiducia sulla legge di bilancio. A fronte dei 235 presenti e 234 votanti sulla legge di bilancio, si è passati ai 116 presenti durante la breve discussione sullo ius soli.

È così mancato il numero legale, ossia il numero di senatori necessari per procedere con le delibere e votazioni: secondo il regolamento del Senato deve essere “presente la metà più uno dei senatori (escludendo dal computo i Senatori in congedo e quelli assenti per incarico avuto dal Senato o in ragione della loro carica di Ministro)”. Nel caso della votazione del 23 dicembre, il numero legale era di 149 senatori, oltre trenta in più di quanti hanno risposto all’appello.

Mancando il numero legale, il presidente del Senato Pietro Grasso ha rinviato la discussione alla successiva seduta del Senato, prevista per il 9 gennaio 2018, anche se l’imminente scioglimento delle Camere, previsto per gli ultimi giorni del 2017, rende di fatto il rinvio l’atto finale di questa legislatura sul disegno di legge.

Chi c’era e chi no

Per quanto possa sembrare strano, non è immediato capire chi era presente e chi no al momento della verifica del numero legale sullo ius soli.

I resoconti del Senato, infatti, riportano solo le presenze in occasione di votazioni elettroniche, e nel caso di cui ci stiamo occupando non ce ne sono state.

Ma per accertarsi di chi fosse in aula è possibile confrontare il tabellone luminoso del Senato che riporta presenze e assenze, ripreso nel video integrale della seduta (min. 3.33’12”), e la mappa del Senato con le posizioni assegnate in Aula ai singoli senatori. È così possibile verificare come effettivamente i quattro senatori citati da Esposito, ossia Felice Casson, Vannino Chiti, Doris Lo Moro e Corradino Mineo, fossero assenti al momento della conta.

Mentre però Casson e Mineo erano assenti anche nella precedente votazione, Lo Moro e Chiti avevano partecipato ad alcune delle votazioni precedenti sulla legge di bilancio.

Nessuno di questi senatori era in congedo o in missione, quindi secondo il regolamento del Senato vanno considerati effettivamente assenti.

Le posizioni dei quattro senatori

Esposito sostiene anche che Casson, Chiti, Lo Moro e Mineo fossero forti sostenitori della legge sullo ius soli e avessero partecipato all’iniziativa di sciopero della fame “a staffetta” per tenere alta l’attenzione sul ddl.

Si tratta di una iniziativa lanciata dai senatori del Pd Luigi Manconi ed Elena Ferrara e dal senatore di Liberi e uguali Paolo Corsini e supportata dai Radicali italiani con la richiesta di fare uno sciopero della fame simbolico di un giorno. In questo modo, nelle intenzioni degli organizzatori, la staffetta di scioperi della fame avrebbe tenuto alta l’attenzione sull’argomento per settimane e mesi.

Allo sciopero della fame “a staffetta” hanno partecipato anche volti noti della cultura e dello spettacolo italiano, oltre che numerosi politici tra i quali il ministro Graziano Delrio.

Vannino Chiti è un senatore del Pd e ha effettivamente partecipato allo sciopero della fame. Casson e Lo Moro sono invece senatori di Liberi e uguali, mentre Mineo è nel gruppo Misto ma era stato eletto con il Pd e ha posizioni di sinistra.

Nessuno di questi tre risulta tra i partecipanti allo sciopero della fame (qui un elenco degli iscritti all’iniziativa) come sostiene Esposito, ma è anche vero che non è mai stata diramata una lista completa di tutti i parlamentari che hanno aderito e alcuni potrebbero averne parlato in occasione di interviste, anche se sui loro profili social non risulta nulla.

Non siamo riusciti a rintracciare dichiarazioni a riguardo da parte dei tre senatori in questione su una propria adesione allo sciopero, ma questo non può escludere che abbiano effettivamente preso parte all’iniziativa. Abbiamo chiesto maggiori informazioni ai Radicali italiani e siamo in attesa di ricevere risposta.

È comunque vero che tutti questi senatori si erano più volte espressi a favore dello ius soli, come dice Esposito quando parla di “battaglia in prima linea per la legge sulla cittadinanza”. Il senatore Pd usa il termine “addirittura” in riferimento a Lo Moro perché la senatrice era relatrice in commissione proprio sul ddl 2092.

Assenze decisive?

Come si diceva, metà dei senatori presente alla votazione sulla legge di bilancio era assente in quella subito successiva, sullo ius soli: 116 senatori a fronte di 235. Le assenze erano soprattutto nel centrodestra.

Il tabellone luminoso del Senato inquadrato durante la conta mostra come nessun senatore nella parte destra dell’emiciclo fosse presente, mentre buona parte dei senatori della parte sinistra dell’emiciclo fosse in aula, con però numerose assenze.

La parte destra dell’aula è occupata dai gruppi Ala, Gal, Forza Italia, Lega, Alternativa popolare (che è nella maggioranza, ma da sempre contraria allo ius soli) e Movimento 5 Stelle, oltre ad alcuni senatori del gruppo misto. A sinistra invece ci sono Liberi e uguali, Partito Democratico, Autonomie e numerosi senatori del gruppo misto. Oltre a Lo Moro e Casson, una sola altra senatrice di Liberi e uguali era assente, cioè Manuela Granaiola.

Erano invece 29 (inclusi Esposito e Chiti) i senatori assenti nelle file del Pd, ma tre di loro erano in congedo (Claudio Martini, Luciano Pizzetti e Gian Carlo Sangalli). Come già precisato, il numero legale necessario nella seduta era di 149 senatori: mancavano quindi 33 senatori rispetto ai 116 presenti. Di conseguenza, anche con la presenza di tutti i senatori assenti di Liberi e uguali (3) e Pd (26, esclusi i tre in congedo) non sarebbe stato raggiunto il numero legale.

Conclusione

Esposito ha ragione quando sostiene che i senatori Vannino Chiti, Felice Casson, Corradino Mineo e Doris Lo Moro fossero assenti nel momento della votazione in aula sullo ius soli il 23 dicembre. Ed è anche vero che i tre senatori sono forti sostenitori della legge sull’estensione della cittadinanza ai figli di immigrati. Il suo, in ogni caso, non è il tentativo di accusare i colleghi per il naufragio della legge, ma di spiegare che anche altri esponenti del centrosinistra favorevoli allo ius soli non erano in aula perché comunque non sarebbe stato possibile votare.

Al Senato il Pd in questa legislatura ha sempre avuto bisogno dell’appoggio, oltre che di Mdp (i fuoriusciti dal partito, poi confluiti in Liberi e uguali) anche di Alternativa popolare, che però è fortemente contraria allo ius soli. Senza di loro, sarebbe stato necessario trovare un accordo con il Movimento 5 Stelle (come nel caso del testamento biologico) o di altre formazioni con un numero sufficiente di senatori, che però su un tema simile a pochi mesi dalle elezioni non hanno mostrato l’intenzione di fare aperture.

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