Dalla nocciola tonda romana agli NFT enogastronomici, la cucina del Lazio sbarca a Expo Dubai

Dalla nocciola tonda romana agli NFT enogastronomici, la cucina del Lazio sbarca a Expo Dubai

Il Forum della Regione ha messo in luce le grandi le potenzialità per l’Agri-food italiano in un Paese che importano fino al 90% del fabbisogno alimentare

Dalla nocciola tonda romana agli NFT enogastronomici la cucina del Lazio sbarca a Expo Dubai

© AGI - Expò Dubai, Padiglione Italia

AGI - Non tutti sanno che nel cuore di alcuni dei cioccolatini più famosi al mondo c’è la nocciola tonda del Viterbese, scelta per la sua forma perfetta, E che la ricotta romana è tra i prodotti laziali sempre più richiesti all’estero. La cucina della Regione Lazio è andata in scena a Dubai, in una carrellata che non ha tralasciato nessuno dei 29 prodotti agroalimentari e dei 36 vini che hanno il marchio di origine dell'Unione Europea. Eppure la giornata ha messo in luce anche un incredibile paradosso per la cucina italiana nel suo insieme: dei 7 miliardi spesi fino ad agosto 2021 per importare cibo, solo poco più dì 200 milioni sono riferibili all’ export italiano nel Paese, dietro a Germania, Inghilterra, e poco dopo anche la Francia.

È questo lo scenario presentato da Amedeo Scarpa, direttore dell’Italian Trade Agency, Beatrice Calabrese, Senior Analyst della Camera di Commercio Italiana negli Emirati, e Carlo Hausmann, direttore generale di Agro Camera, nel Forum “La cucina del Lazio nel mondo, tra tendenze e scenari”.

Un evento a cui sono intervenuti anche Il Console Generale a Dubai Giuseppe Finocchiaro, Quirino Briganti, Responsabile Attività Regione Lazio a Expo2020Dubai, Federico Sannella, Presidente Sezione Alimentare Unindustria, Paolo Cuccia, Presidente Gambero Rosso, Rosario Scarpato, Fondatore dell'"Italian Cuisine World Summit” e diversi imprenditori emiratini, tra cui Bhushant Gandhi, CEO di Truebell (la più importante azienda di importazione di food & beverage nell’area) e Amani Khouchoue, Manager Let’s Organic food.

Dalla nocciola tonda romana agli NFT enogastronomici la cucina del Lazio sbarca a Expo Dubai
©  CHASSENET / BSIP
 Gli ingredienti della dieta mediterranea

Con una percentuale minima di terre coltivabili, gli Emirati Arabi importano fino a quasi il 90% dei prodotti alimentari. È a questo dato, in effetti, che si riferisce l’importante capitolo della Food security del Paese. Che non è tanto (o comunque non solo) la trasparenza o la tracciabilità della filiera, ma più concretamente la certezza di assicurare il fabbisogno alimentare all’intera popolazione.

Un obiettivo a cui tende una vera e propria Strategia nazionale (National Strategy 2051), diventata ancora più urgente dopo le difficoltà della logistica internazionale durante Covid, con importanti investimenti nell’agricoltura “resiliente” nel deserto o nell’agritech, con fattorie idroponiche e verticali. Un problema condiviso anche dal primo importatore di cibo nel Golfo, l’Arabia Saudita, con simili caratteristiche climatiche e che a sua volta ha posto l'agricoltura tra i cinque primi settori strategici entro il 2030, al pari dell’aerospazio. 

L’evento ha sottolineato che l’agri-food italiano, a partire dal cluster laziale di  50mila imprese e 70mila addetti, ha tutte le carte in regola per coprire il ruolo di protagonista nell’area. I benefici sulla salute della dieta mediterranea, quasi uno stile di vita, l’estrema varietà e qualità dell’offerta alimentare italiana rappresentano presupposti solidi, addirittura rafforzati dall’andamento anticiclico del settore food, in contro tendenza rispetto al rallentamento di altri settori a seguito della pandemia.

Gli Emirati, in particolare, contano fino a 200 nazionalità diverse e presentano opportunità imprenditoriali anche in settori considerati ancora di nicchia, come il biologico, importato dalla’Italia fino all’80% e ora in forte crescita dopo il Covid. O la ristorazione di eccellenza, con oltre 600 hotel a cinque stelle distribuiti sul territorio nazionale. 

Il Forum ha acceso un riflettore anche sulle prospettive più nuove e originali della cucina d'eccellenza, quali le “experience” a cavallo tra arte e cibo, a cui guarda la clientela locale che paga in cripto-valute. Al ristorante Bella di Dubai, a inizio novembre, per la prima volta, è stato emesso un NFT, Non Fungible Token, abbinato ad una esperienza enogastronomica tutta italiana.

Una clientela di appena 30 persone ha avuto l’opportunità di gustare cibo stellato e vino pregiato, assistendo alla performance artistica live del giovane  pittore olandese Damaln. Come vuole la tradizione lanciata da Bansky, il dipinto è stato bruciato davanti ai commensali al termine della cena, mentre il suo valore è stato trasferito agli NFT, scambiabili sul mercato dei collezionisti. Un evento parte di un fenomeno in forte crescita, quale il mondo dei digital asset e i suoi infiniti abbinamento a beni di lusso, a cui guarda anche il futuro della gastrono.