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Emirati Arabi, Pinotti: “Rinsaldare il dialogo con un interlocutore importante nel Golfo”
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Emirati Arabi, Pinotti: “Rinsaldare il dialogo con un interlocutore importante nel Golfo”

Intervista all’ex ministro della Difesa, oggi presidente della Commissione Difesa del Senato e membro della Delegazione parlamentare alla Nato. Il Padiglione Italia a Expo Dubai "è un viaggio nella bellezza, nella storia e nell’eccellenza tecnologica del nostro Paese"

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© AGF - Roberta Pinotti

AGI - Al termine di una tre giorni negli Emirati Arabi Uniti, l’ex ministro della Difesa Roberta Pinotti, oggi presidente della Commissione Difesa del Senato e membro della Delegazione parlamentare alla Nato, parla dei rapporti tra i due Paesi, augurando che i prossimi incontri istituzionali, insieme alla diplomazia parallela, aiutino a rinsaldare il dialogo.

Presidente Pinotti, quale è stato il suo programma in questi giorni?
"Sono venuta per partecipare all’IAC, il Congresso internazionale dell’aerospazio di Dubai, in rappresentanza della Presidente del Senato. Ho incontrato tutte le realtà italiane presenti all’esposizione, Asi, Telespazio, Thales Alenia Space, tra cui molte Pmi presenti anche attraverso l’importante lavoro di Ice. Ho avuto alcuni incontri istituzionali, tra cui quello con Ali Rashid Al Nuaimi, presidente della Commissione, Interni e Affari Esterni del Consiglio Nazionale federale degli Emirati. Poi, con l’occasione di Expo 2020 Dubai, ho visitato anche il nostro bel Padiglione".

Le è piaciuto il padiglione Italia? E come le è sembrato il sito espositivo, il primo allestito da un Paese arabo in area MENASA? Tra l’altro, sono tante le autorità locali venute a visitare il nostro Padiglione.
"Mi trovo d’accordo con le parole del Commissario Glisenti, il Padiglione è un viaggio nella bellezza, nella storia e nell’eccellenza tecnologica del nostro Paese. È un luogo di scambi e di accordi, oltre ad essere un biglietto da visita fortemente impattante con la copia 3D del David di Michelangelo. Non ho difficoltà a immaginare che possa esercitare una forte suggestione in chi lo ammira e davvero mi auguro che possa aprire a nuovi legami tra l’Italia e l’intera area del Golfo, anche sul piano artistico e culturale. L’Italia ha piene credenziali per fare la sua parte. Gli Emirati prendono il testimone di Expo Milano in un momento carico di fiducia dopo la pandemia".

L’Esposizione Universale appare già come un luogo capace di coagulare convergenze di interessi e quasi anticipare accadimenti. Cosa possiamo aspettarci, magari per l’Italia sia a livello diplomatico che come ricaduta economica?
"Mi auguro tanto. I presupposti ci sono. La diplomazia parallela alimenta molto quella tradizionale. Qui ad Expo sfila il meglio dell’Industria italiana, dai grandi protagonisti, alle filiere produttive fino alle più creative start-up. La settimana dello Spazio, ad esempio, ha visto l’Italia presente a Dubai con tutta la catena del valore connessa al settore aerospaziale. Questi mesi saranno una vetrina importante in un’area del mondo fortemente competitiva, in cui “i migliori” si sfidano e in cui si può scegliere da fior in fiore senza sconti per nessuno. Entro il prossimo trentennio, le monarchie del Golfo sono determinate a perseguire ogni forma di diversificazione economica rispetto agli asset tradizionali, a partire dall’aerospazio, in cui hanno bruciato le tappe in appena sei anni. Ma è importante tenere presente che qui si deve arrivare equipaggiati, strutturati, con strategie di sistema perché spesso anche le migliori idee da sole non bastano".

Che effetto le fa tornare qui, dopo essere stata più volte negli Emirati nelle vesti di Ministro nella scorsa Legislatura? Che ricordi ha di quegli incontri istituzionali?
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Ho bei ricordi legati a questo Paese, in cui sono già venuta in qualità di ministro della Difesa. Tutte le volte in cui sono venuta come ministro ho incontrato lo sceicco Mohamed bin Zayed Al Nahyan, Principe ereditario di Abu Dhabi. E’ un uomo di acume e personalità a cui la comunità internazionale ha riconosciuto azioni per una de-escalation delle tensioni dell’area, dai patti di Abramo al riavvicinamento al Qatar, fino a recenti segnali di distensione anche con la Turchia. Certamente è uno dei leader politici più influenti nell’area del Golfo con cui l’Italia deve recuperare un’interlocuzione solida".

Quali sono gli interessi comuni tra i nostri due Paesi nel quadro della sicurezza nazionale e internazionale? Perché consideriamo gli Emirati un interlocutore dì primo piano nell’area Mediorientale?
"Negli ultimi anni la cooperazione politica tra Italia e gli Emirati Arabi è cresciuta molto. Gli Emirati rappresentano un partner strategico nella regione, concorrono nella lotta al terrorismo globale contro gruppi come Al-Qaida, Da'esh e Boko Haram, nella lotta alla pirateria e per la stabilità regionale. Con l’Italia, nel 2012 c’è stata una Dichiarazione Congiunta per il rafforzamento della cooperazione bilaterale a cui si è aggiunto un Memorandum of Understanding più recente per la cooperazione nello Spazio tra le nostre due Agenzie spaziali con il coinvolgimento di aziende nazionali. Gli Emirati rivestono un ruolo importante anche in tutto il cosiddetto “Mediterraneo allargato”, dalla Libia fino al Sahel, alla Siria, senza dimenticare il Corno d’Africa".

A proposito della Libia, l’Europa manca ancora di una visione comune mentre gli sbarchi continuano. Troppe lentezze?
"Ho sempre creduto in un ruolo forte dell'Europa nel Mediterraneo. Il Parlamento a Tobruk ha approvato la legge per le elezioni legislative. Secondo la Conferenza di Berlino, le elezioni presidenziali e parlamentari che dovrebbero svolgersi insieme entro la fine dell’anno, sono un passaggio cruciale nella fase di transizione democratica per un Paese nel caos da dieci anni. Come ha sottolineato Draghi al Consiglio Europeo, l’immigrazione è un problema di tutti, è importante non dividersi".

Tornando agli Emirati, con cui l’Italia ha rapporti diplomatici di lungo corso, dalla nascita del Paese, quale soluzione vede, nel suo ruolo, per superare l’impasse degli ultimi mesi?
"Gli Emirati hanno scelto l’Aermacchi per la pattuglia acrobatica nazionale prodotta sul modello delle Frecce Tricolore italiane. Abbiamo addestrato i piloti e i velivoli sono ora in attesa di un urgente rinnovo di assistenza tecnica ancora in stand-by. Quanto alla nostra presenza qui, l’arrivo del primo reparto aereo italiano risale al 1990, poi fino al 2015 siamo stati presenti ad Al Bateen. Ai primi di luglio, proprio a poche settimane dal rientro del nostro contingente dall’Afghanistan, abbiamo dovuto abbandonare la base di Al Minhad, usata negli ultimi sei anni per assicurare i collegamenti. E’ ovvio che auspico un ritorno alla situazione precedente nelle relazioni e che si rinnovi l’accordo bilaterale di cooperazione nel settore della Difesa. Le prossime settimane, anche per via di Expo, prevedono visite di primo piano da parte dell’Italia. Le occasioni d’incontro e di dialogo aumenteranno. Magari ci vorrà ancora tempo, ma credo e spero che completeremo presto il riavvicinamento già avviato".