La lunga marcia di Xi Jinping, da segretario del Partito comunista cinese a 'imperatore'

Breve storia della forza che il presidente cinese è riuscito ad accumulare in questi anni, che lo portano di diritto ad onori riservati finora solo a Mao e Deng 

La lunga marcia di Xi Jinping, da segretario del Partito comunista cinese a 'imperatore'
 (Afp)
 Xi Jinping, presidente della Repubblica popolare cinese

L'Assemblea Nazionale del Popolo, il parlamento cinese, ha abolito il vincolo costituzionale del doppio mandato per il presidente cinese, spianando la strada per un incarico a tempo indefinito per l'attuale presidente, Xi Jinping.

La ratifica della bozza di emendamento alla Costituzione, che comprende ventuno articoli, tra cui quello più discusso, ovvero l'eliminazione del limite dei due mandati per il presidente cinese, rappresenta l'ultimo capitolo del consolidamento al vertice del partito e dello Stato di Xi, segretario generale del Pcc dal novembre 2012 e presidente cinese dal marzo 2013.

La ratifica è passata con 2.958 voti a favore, due contrari e tre astenuti, al termine di una votazione durata pochi minuti e cominciata proprio con l'inserimento della scheda nell'urna rossa sul palco della Grande Sala del Popolo, del presidente cinese. Il voto è stato segnato anche da un momento di confusione sugli spalti: ai giornalisti presenti è stato prima chiesto di lasciare la sala, al momento del voto, salvo richiamarli a distanza di pochi minuti per assistere alle operazioni.

"Il partito guida il popolo"

"La leadership progredisce con i tempi", è stata la spiegazione dell'importanza dell'emendamento da parte del capo della Commissione Affari Legislativi dell'Anp, Shen Chunyao, che ha parlato in conferenza stampa. "Il Comitato Centrale ha sottolineato più volte che il partito guida il popolo nell'attuazione della Costituzione e deve agire, lo stesso Pcc, all'interno della Costituzione", ha poi dichiarato.

Tra gli emendamenti passati c'è anche l'ingresso del contributo ideologico di Xi, il "pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinese per una nuova era" nel preambolo della Costituzione cinese - una mossa che ricalca l'ingresso del pensiero di Xi, con il suo nome iscritto accanto, nella carta fondamentale del Partito Comunista Cinese, a ottobre scorso - le clausole per l'istituzione di una commissione di supervisione a livello nazionale e una formula che darà al partito un ruolo ancora più importante nella vita dello Stato.

La politica dei piccoli passi

Il rafforzamento della figura di Xi al vertice del partito e dello Stato era cominciato molto prima. Già dall'inizio del suo mandato come segretario generale del Partito Comunista Cinese, Xi aveva manifestato le sue ambizioni per il Paese, con il discorso sul "sogno cinese di rinnovamento nazionale, nel novembre 2012, e ripreso proprio nella relazione di apertura allo scorso Congresso: realizzarlo, aveva detto, "non sarà una passeggiata nel parco", e di pari passo la Cina dovrà andare incontro a grossi cambiamenti, per diventare "un grande e moderno Paese socialista" entro il 2050.

Al sogno cinese, Xi ha affiancato anche una durissima campagna contro la corruzione, che nei primi cinque anni del suo mandato ha punito centinaia di migliaia di funzionari corrotti, al punto che, scriveva nelle scorse settimane il South China Morning Post, il carcere di Qingcheng, dove vengono detenuti i pezzi grossi finiti in disgrazia, soffre di sovraffollamento.

Un leader ambizioso

Le ambizioni personali di Xi, di cui molti sospettavano l'esistenza fin dall'inizio del suo mandato, hanno preso corpo a partire dai mesi successivi. Dall'inizio del 2013, vennero istituite varie commissioni, di cui Xi è a capo, che regolano gli aspetti più importanti della vita dello Stato: dalla finanza, a internet fino all'integrazione tra i settori civile e militare, l'ultima in ordine di tempo, che presiede dallo scorso anno. L'ambizione personale divenne ancora più evidente nell'ottobre 2016, con l'elevazione del suo status a "core leader" del partito, come deciso dal Comitato Centrale, l'organo direttivo del Pcc composto di circa quattrocento membri, al termine della sesta sessione plenaria.

Più Mao che Deng

Per arrivare a superare per importanza i suoi diretti predecessori, Jiang Zemin e Hu Jintao, si è invece resa necessaria l'approvazione del Congresso di ottobre scorso per l'ingresso del suo nome nella Costituzione del Pcc, un onore toccato soltanto, prima di lui, a Mao Zedong e a Deng Xiaoping, anche se solo il primo era, come Xi, ancora in vita quando il suo nome entrò accanto al suo pensiero nella carta fondamentale del partito. 



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it