La città da cui il virus cinese si è propagato ha messo gli abitanti in quarantena

L'amministrazione locale di Wuhan ha sospeso tutti i trasporti pubblici e invitato i cittadini a non lasciare la città. L'Oms deciderà giovedì se dichiarare l'emergenza internazionale 

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Coronavirus Cina

Wuhan, la città cinese dove un nuovo, misterioso coronavirus sta mietendo vittime, cerca di frenare l'infezione e mette gli abitanti in quarantena: ha sospeso tutti i trasporti pubblici e invitato i cittadini a non lasciare la città. Intanto l'Oms non ha deciso se dichiarare l'emergenza globale per il virus che si sta diffondendo in Asia: ha bisogno di maggiore tempo per valutare materiale e dati e la decisione arriverà domani.

Ma le vittime sono ormai 17, seppur finora tutte concentrate nella provincia cinese dell'Hubei, e il virus si sta espandendo. Oggi primi casi sono stati accertati a Hong Kong. A Wuhan -la popolosa città (11 milioni di abitanti) dove il coronavirus ha avuto origine - dalle 10 di domani mattina, le tre del mattino in Italia, saranno sospese tutte le corse degli autobus, anche di lunga percorrenza, della metropolitana e dei traghetti, e saranno temporaneamente chiusi l'aeroporto e la stazione ferroviaria. A data da destinarsi, l'annuncio della ripresa.

Per ridurre la possibilità di infezione, le autorità hanno anche imposto l'obbligo di indossare le mascherine per coprire naso e bocca in tutti i luoghi pubblici. L'amministrazione ha anche chiesto agli abitanti di non lasciare la città, a meno di necessità speciali, nè tanto meno di arrivarvi: "Se non è necessario, suggeriamo a tutti di non venire a Wuhan", ha detto il sindaco. Già cancellati tutti gli eventi all'aperto indetti per il Capodanno cinese, che ricorre il 25 gennaio. Secondo l'ultimo bollettino, in Cina sono 543 i casi di infezione di un ceppo non conosciuto prima tra gli esseri umani, che provoca la polmonite e contro il quale non c'è vaccino. Ma i casi potrebbero essere molti di più, sospettano gli scienziati.

Il "2019-nCoV", i cui sintomi sono simili a quelli della Sars, è stato rilevato per la prima volta il mese scorso nella città capoluogo dell'Hubei. Quando in Cina apparve la Sars, un virus con cui il 2019-nCoV condivide molti aspetti genetici, nel 2003 uccise quasi 800 persone. Le autorità cinesi hanno più volte espresso il timore di una mutazione del virus e le cause non sono ancora chiare. Il mercato del pesce e della fauna selvatica dove hanno avuto origine i primi casi ha chiuso da settimane.

Oggi le autorità sanitarie di Hong Kong hanno confermato il primo paziente. Hong Kong si aggiunge all'elenco di Paesi e territori che hanno avuto almeno un caso accertato di polmonite da coronavirus: Macao, Taiwan, Giappone, Thailandia (con quattro casi), Corea del Sud e Stati Uniti. Domani ci sarà la nuova riunione degli esperti del Comitato di emergenza dell'Oms a Ginevra per decidere se dichiarare o meno l'emergenza internazionale e le strategie globali per contenere il coronavirus.

Il comitato, composto da medici di vari Paesi (inclusi epidemiologi cinesi), si è riunito per ore presso la sede dell'Oms a Ginevra e, non riuscendo a concordare la misura, ha deciso di incontrarsi nuovamente per continuare a discutere del possibile allerta, ha spiegato il presidente, il francese Didier Houssin. "Dichiarare o meno un'emergenza di sanità pubblica di interesse internazionale è una decisione che va presa molto sul serio e che non sono disposto a prendere se non tenendo conto di tutti i dati disponibili", ha aggiunto il direttore, Tedros Adhanom Ghebreyesus.

L'allerta internazionale comporta l'attuazione di misure preventive a livello globale e in passato è stata dichiarata in sole cinque occasioni: prima dello scoppio dell'influenza suina H1N1 (nel 2009), dell'Ebola in Africa occidentale (nel 2014) e nella Repubblica democratica del Congo (nel 2019), della poliomielite nel 2014 e del virus zika nel 2016. Oggi comunque l'organizzazione Onu ha fatto un esplicito encomio alla Cina: "Le misure prese dal governo cinese contro il coronavirus sono impagabili", ha detto il direttore generale, Tedros Adhanom Ghebreyesus. Un pubblico encomio che alla Cina non sta abbassando la cortina. 



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