Così i giornalisti Usa hanno deciso di difendersi dalle aggressioni del presidente Trump

Con la donazione di un deputato repubblicano, accusato di aggressione a un giornalista, è stato aperto US Press Freedom Tracker. Aggiornerà l'opinione pubblica sulla libertà di fare in informazione nel Paese. L'intervista a Wired del fondatore

Così i giornalisti Usa hanno deciso di difendersi dalle aggressioni del presidente Trump

Che i rapporti tra Donald Trump e la stampa non siano mai stati idilliaci (eufemismo) è un fatto noto a tutti. Per l’attuale inquilino della Casa Bianca i media incarnano il male, quel sistema corrotto che inganna e incatena il ‘popolo’ raccontandogli false verità, nel tentativo di soggiogarlo per mantenere il potere a tutti i costi. Da parte loro i giornalisti non amano e non hanno mai amato il magnate newyorkese sceso in politica: la sua totale disinvoltura con cui diffonde false notizie, il comportamento aggressivo, la mistificazione, la pretesa di possedere la sola Verità.

Arresti, intimidazioni, sequestri: La nascita del Press Freedom Tracker

Una vera e propria “guerra”, come la definì lo stesso Trump in uno dei primi discorsi da presidente, quella con la stampa. Che ha visto negli ultimi tempi un peggioramento del clima in cui i giornalisti si trovano a lavorare: intimidazioni, arresti, divieto di usare l’attrezzatura, perquisizioni. E’ in questo clima che è nato il progetto US Press Freedom Tracker, un sito che raccoglie dati per informare l’opinione pubblica di quanto avviene. Perché, spiegano i promotori, “quando l’operato dei giornalisti viene intralciato, lo stesso avviene per il diritto dell’opinione pubblica a essere informata e portare il potere a rendere conto".

Così i giornalisti Usa hanno deciso di difendersi dalle aggressioni del presidente Trump
 Trump e la lettera di Obama

Questi sono tempi difficili per essere un giornalista negli Stati Uniti – si spiega sul sito - Giornalisti sono stati arrestati alle proteste e incriminati per reati, fermati e perquisiti al confine, e almeno in un caso, aggrediti da un membro del Congresso. Il presidente Trump ha usato una retorica al vetriolo contro singoli reporter e organizzazioni della stampa, minando il ruolo che una stampa libera dovrebbe giocare in una democrazia”.

Occhi puntati su Trump ma non solo: nel mirino anche politici locali e polizia

Ma nel ‘mirino’ non c’è solo l’amministrazione Trump, che “non è l’unica autorità che ha bisogno di essere chiamata a rendere conto. Seguiamo le violazioni della libertà di stampa anche da parte di politici locali e dipartimenti di polizia”. Senza dimenticare che "molti dei fenomeni documentati sul sito – come l’incriminazione di presunte ‘gole profonde’ – è aumentata in maniera drammatica sotto l’amministrazione Obama" ed è "continuata sotto l'amministrazione Trump", "portando una serie di organizzazioni di stampa coinvolte in questo progetto ad alzare l’attenzione sugli Stati Uniti”.  

Qui, nella terra delle libertà, la situazione non è certo  così grave come in tante altre parti del mondo, dove gli omicidi di giornalisti 'scomodi' sono all'ordine del giorno e violenze e persecuzioni sono all'ordine del giorno. "Quello che abbiamo negli USA è molti giornalisti arrestati alle proteste. Sempre più reporter vengono fermati al confine. Ci sono indagini sulle nostri fonti per fuga di notizie", ha spiegato a Wired  il responsabile del sito, Peter Sterne, parlando anche di "attacchi fisici in aumento".

Come ricorda il sito in apertura, nel 2017 ci sono stati 19 giornalisti arrestati, 12 perquisizioni e sequestro di attrezzature, 11 attacchi fisici contro reporter e 4 stop alla frontiera.

Sul suo sito il CPJ - Committee to protect journalists () due mesi fa ha stilato una lista di tutti i casi in cui stampa e amministrazione si sono trovati ai ferri corti. 

Chi fa parte del progetto e come si finanzia

Sono oltre 20 gruppi per la libertà di stampa - tra cui CPJ - Committee to protect journalists e Reporter without borders - a fare parte di US Press Freedom Tracker, con l’obiettivo di raccogliere dati per contribuire a informare, fornire materiale a chi si batte per la libertà di stampa e a portare avanti battaglie legali. Per mettere in piedi il progetto, oltre a finanziamenti di singoli e fondazioni, sono stati usati - ironia della sorte - anche i 50mila dollari che il deputato Repubblicano del Montana, Greg Gianforte ha 'acconsentito' a devolvere dopo aver trovato un accordo per essere stato incriminato per aver aggredito e buttato a terra il cronista del Guardian, Ben Jacobs, che in una tappa della campagna elettorale per il seggio lo aveva infastidito con le sue domande.



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it