A che punto è la trattativa sulle nomine Ue

Il meccanismo degli 'spitzenkandidat' non piace ai governi, che vogliono avere l'ultima parola sul successore di Juncker. Le quotazioni di Barnier continuano a salire

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Un'intesa sui nomi ancora non c'è, ma l'obiettivo è arrivare a un accordo alla fine del vertice dei capi di Stato e di governo di giovedì e venerdì a Bruxelles. Alla vigilia del summit che potrebbe decidere i prossimi vertici delle istituzioni Ue, i leader si consultano in maniera frenetica per arrivare a un punto di compromesso. Una fonte Ue parla di "colloqui intensi il week end scorso che si sono intensificati ancora di più in queste ore e che continueranno oggi e domani".

Il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, avrà oggi un colloquio con tutti e 28 i leader, con l'obiettivo di arrivare a un consenso almeno sul nome del prossimo presidente della Commissione alla fine del round negoziale. L'Italia, su cui pesa la scure della possibile procedura sul debito, gioca per adesso un ruolo marginale nella partita. Del 'caso Italia' non si discuterà formalmente ma è certo che la questione sarà affrontata a margine ed è possibile che il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, abbia un colloquio con altri partner e con lo stesso Jean-Claude Juncker.

E proprio l'indicazione del successore di Juncker è il vero nodo della trattativa da cui potrebbe a cascata comporsi il resto del mosaico. Il 2 luglio si riunisce il nuovo Parlamento, e i governi (che vogliono tenersi stretta la prerogativa di decidere il capo della Commissione) cercano di fare la prima mossa, proprio per evitare che il Parlamento riunito a Strasburgo elegga un presidente in 'autonomia' che però peserebbe poi nel gioco degli incastri.

L'ipotesi di un'accelerazione fa tramontare, almeno per adesso, la possibilità che venga convocato un vertice straordinario il 30 giugno. "I leader sono tutti a Osaka fino alla sera prima - spiega un alto funzionario Ue - non ci sarebbero le condizioni logistiche per un vertice il 30. E comunque venerdì i capi di Stato saranno tutti in città", aggiunge lasciando intendere che la due giorni di summit potrebbe avere una coda.

Quanto ai nomi, il gioco degli incastri e' complesso e i candidati restano quelli già trapelati nei giorni scorsi. Salgono di poco le quotazioni di Michel Barnier (se il Ppe conferma di volere a tutti i costi la presidenza della Commissione sarebbe il nome più accreditato), restano in calo quelle di Manfred Weber e di Frans Timmermans, in calo anche il borsino di Margrethe Vestager. E mentre le discussioni tra Popolari, socialisti, liberali e Verdi in Parlamento è in stallo, la presenza di quattro forze politiche di 'maggioranza' al tavolo del negoziato moltiplica gli incarichi: si parla per esempio di due vice-presidenze di Commissione 'pesanti' da mettere sul piatto e che potrebbero andare ai due 'Spitzen' di Ppe e socialisti, Weber e Timmermans, oppure a uno spagnolo.

Fonti tedesche fanno sapere che c'è la volontà di Angela Merkel di prendere una decisione entro il 2 luglio e aggiungono che la cancelliera domani dovrebbe ribadire il suo sostegno al popolare tedesco Manfred Weber, ma non esclude la possibilità che lo Spitzenkandidat (capolista) di un altro partito possa essere scelto come presidente della Commissione. "Senza il Ppe è impossibile" una maggioranza all'Europarlamento, ha spiegato la fonte: "Gli altri gruppi devono pensare a come possano convincere il Ppe a cambiare posizione" sulle nomine. Merkel vedrà il presidente francese, Emmanuel Macron, prima dell'inizio del Vertice, anche perché una svolta potrebbe arrivare solo grazie a un accordo tra Francia e Germania.

Macron conferma l'iperattivismo dello scorso vertice e arriverà a Bruxelles molto presto per iniziare i suoi colloqui con gli altri leader. Fonti dell'Eliseo hanno fatto trapelare che il presidente francese rimane contrario al meccanismo degli 'Spitzenkandidaten', ma non esclude che alla fine uno dei capilista dei partiti europei diventi presidente della Commissione. Per Macron, "servono le persone giuste ai posti giusti", ha spiegato la fonte e per la Commissione è necessario nominare qualcuno che "sappia fare il lavoro e abbia l'ambizione e le capacità politiche e personali".

Un ruolo non secondario sarà giocato dal premier spagnolo Pedro Sanchez, che potrebbe far pesare la sua posizione a favore di un candidato in cambio di un vicepresidente di peso e un portafoglio economico importante nel prossimo esecutivo Ue.



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