Perché la notte del suicidio Epstein non era sorvegliato?

Il miliardario accusato di decine di abusi su minori doveva essere controllato ogni trenta minuti. E il compagno di cella era stato trasferito dopo il primo tentativo di togliersi la vita

suicidio epstein indagini

Jeffrey Epstein, il finanziere che si è impiccato nella cella del carcere federale di Manhattan, doveva essere controllato dalle guardie ogni trenta minuti, ma la notte del suicidio la procedura non sarebbe stata seguita. Inoltre il compagno di cella era stato trasferito ed Epstein era stato lasciato solo appena due settimane dopo il primo tentativo di suicidio. Le rivelazioni del New York Times non gettano acqua sul fuoco sulle teorie complottiste che fin da ieri hanno preso a girare sui social e coinvolgono il dibattito politico. 

Dalle indagini parallele di Fbi, ministero della Giustizia e la città di New York sono attese risposte ad una serie di domande: perché la notte tra venerdì e sabato Epstein non era sorvegliato? Perché il suo compagno di cella era stato trasferito, lasciando il finanziere, che il 23 luglio si era tagliato le vene, da solo? Sui social molti sostenitori di Trump hanno puntato il dito su Bill e Hillary Clinton, amici di Epstein, ventilando l'ipotesi che potessero essere stati i mandanti del "misterioso suicidio" per coprire eventuali rivelazioni che li avrebbero messi in cattiva luce. Tra gli amici del finanziere c'era anche lo stesso Trump che, però, ieri aveva rilanciato il tweet di un suo sostenitore che legava la morte di Epstein all'amicizia con i Clinton.

Il finanziere, che era rinchiuso nel carcere federale di Manhattan, era in attesa del processo per decine di casi di abusi sessuali su minorenni. Tra i suoi amici c'erano politici famosi, top manager, scienziati, accademici, dal presidente Trump a Bill Clinton, dal principe Andrea al proprietario di Victoria's Secret, Leslie Wexner.

La morte di Epstein, il cui corpo è stato rinvenuto alle 6.30 di sabato mattina, è avvenuta il giorno dopo la divulgazione di nuovi documenti, contenuti in una denuncia presentata alla corte federale di New York da una donna, Virginia Giuffre, che ha raccontato di essere stata per anni vittima di abusi sessuali, ridotta a "schiava del sesso". Nelle oltre duemila pagine si farebbero i nomi di personaggi molto potenti. La coincidenza è stata fatta notare dalla reporter del Miami Herald, Julie K. Brown, che con la sua inchiesta ha fatto riaprire il caso di abusi sessuali che riguardava il finanziere.

"I documenti che sono stati presentati - aveva spiegato sabato alla Cnn - erano pesanti. Era come se i muri gli stessero crollando addosso. Sapeva che non sarebbe tornato libero molto presto e questo, per uno come lui abituato a un certo tipo di vita, doveva essere insopportabile". Dall'Australia, dove vive, Giuffre ha commentato la morte del finanziere, esprimendo sentimenti contrastanti: "Provo sollievo perché so che non potrà piu' fare del male a nessuno, ma allo stesso tempo rabbia perché dopo aver combattuto tanto, non potrò vederlo rispondere della sua condotta".



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it