I manifesti dell’odio

Da Breivik a Unabomber. Brenton Tarrant non è l'unico stragista ad aver illustrato i suoi motivi in un lungo documento. E ora i fondamentalisti islamici cercheranno vendetta?

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Sapeva quello che faceva Brenton Tarrant, l’autore della strage di Christchurch, in Nuova Zelanda, in cui hanno perso la vita 49 persone. Ventotto anni, australiano, Tarrant aveva studiato il massacro nei minimi particolari ispirandosi a Anders Breivik e a Luca Traini, autori rispettivamente della strage di Utoya e dei tentati omicidi di Macerata.

Come i suoi ispiratori, Tarrant ha un solo obiettivo: proteggere la razza bianca. Nel testo “The great replacement”, il suo manifesto, l’autore ammette che “c’è una componente razziale”. A preoccuparlo è anche il tasso di fertilità delle donne bianche, il timore che la popolazione bianca possa essere sostituita. Tarrant è solo l’ultimo degli stragisti che hanno agito sulla base di tesi elaborate in un manifesto. Da Breivik a Unabomber, ecco chi sono:

Anders Behring Breivik - È un terrorista norvegese, conosciuto in quanto autore degli attentati del 22 luglio 2011 a Oslo e sull’isola di Utoya, dove era in corso un raduno di giovani laburisti. In quell’attacco sono morte settantasette persone. Dichiaratosi un anti-multiculturalista, anti-marxista, anti-islamista e sionista, fascista e nazionalsocialista, Breivik è autore del memoriale “2083 – Una dichiarazione europea d’indipendenza”. 

In quello scritto di 1.518 pagine Breivik si definiva "salvatore del cristianesimo" e "il più grande difensore della cultura conservatrice in Europa dal 1950”. Breivik affermò che il motivo che lo aveva spinto a compiere l'attentato era stato quello di mandare un "messaggio forte al popolo, per fermare i danni del Partito Laburista Norvegese" e per fermare "una decostruzione della cultura norvegese per via dell'immigrazione in massa dei musulmani”.

Dylann Roof - È l’autore della strage di Charleston avvenuta il 17 giugno 2015 nella chiesa Emanuel Africana Metodista Episcopale. Nell’attentato morirono nove afroamericani, incluso il pastore e senatore di Stato Clementa C. Pinckney, il quale era noto in città per le sue attività in difesa dei diritti degli afroamericani.

In seguito al suo arresto, confessò di aver commesso la strage nella speranza di scatenare una guerra razziale. Tre giorni dopo la strage, gli inquirenti scoprono il blog The Last Rhodesian collegato a Roof, un sito di celebrazione della supremazia bianca che conteneva foto dello stragista neo-nazista in posa con le armi, con la bandiera americana in fiamme e in visita a siti storici del sud, tombe dei soldati confederati. 

“Non ho altra scelta'' affermava nella sua confessione-manifesto, "io non sono in grado da solo, di andare nel ghetto e combattere. Ho scelto Charleston, perché è la città più storica nel mio Stato, e nello stesso tempo ha la percentuale più alta di neri rispetto ai bianchi nel Paese".

"Qui non abbiamo skinheads, nessun vero KKK, nessuno fa niente se non parlare su Internet", proseguiva, "ebbene qualcuno doveva avere il coraggio di fare qualcosa di reale, e credo che toccherà a me". "Purtroppo al momento in cui scrivo sono in gran fretta e alcuni dei miei pensieri migliori devo lasciarli fuori. Ma sono sicuro che grandi menti Bianche siano già lì fuori".

Ted Kaczynski - È un terrorista e matematico statunitense noto con il soprannome di Unabomber. È stato condannato per aver inviato pacchi postali esplosivi a numerose persone, durante un periodo di quasi diciotto anni, provocando 3 morti e 23 feriti.

Giustificò i suoi atti come tentativi di combattere contro quelli che lui considerava i pericoli del progresso tecnologico. Prima di identificarlo, l'FBI utilizzava il nome in codice UNABOM (da UNiversity and Airline BOMber), da qui “Unabomber”. La sua rabbia e la filosofia dietro quei gesti sono tutte racchiuse nel suo manifesto: “La Società Industriale ed il Suo Futuro”.

Il trattato si apriva con quella che era la tesi principale di Kacznyski: "La rivoluzione industriale e le sue conseguenze sono state disastrose per la razza umana”.  Esse “hanno incrementato a dismisura l'aspettativa di vita di coloro che vivono in paesi sviluppati ma hanno destabilizzato la società, reso la vita insignificante, assoggettato gli esseri umani a trattamenti indegni diffuso sofferenze psicologiche (nel Terzo mondo anche fisiche), inflitto danni notevoli al mondo naturale".

Compito dello stragista e di chi voleva seguirlo era quello di “riformare il sistema industriale in modo tale da impedirgli di ridurre progressivamente la nostra sfera di libertà”.  Sosteneva che la rivoluzione, diversamente dalla riforma, è possibile, e chiedeva ai lettori che condividono le sue idee di iniziare tale rivoluzione utilizzando due strategie: "aumentare gli stress sociali all'interno del sistema in modo tale da aumentare le possibilità che esso collassi" e a "sviluppare e diffondere un'ideologia che si opponga alla tecnologia”.

Cho Seung-hui - È l’autore, morto suicida, della strage al Virginia Polytechnic Institute and State University del 16 aprile 2007, costata la vita a 33 persone, mentre altre 29 hanno riportato ferite di varia entità. Studente coreano di 23 anni, Cho era cresciuto a Centreville, sobborgo di Washington nel quale si era trasferito assieme alla sua famiglia nel 1992, all'età di otto anni. 

Due giorni dopo la strage, la Nbc News ricevette per posta nei suoi uffici di New York un plico, spedito da Cho per posta immediata dall'ufficio postale del campus, ma arrivato a destinazione solo due giorni dopo a causa del codice di avviamento postale e dell'indirizzo sbagliati, conteneva un manifesto di 1800 parole che la Nbc giudicò lungo e delirante: 47 immagini e 27 videoclip.

Le accuse presenti nei video non avevano un destinatario preciso e vennero definite dagli psicologi come deliri di onnipotenza di una mente malata. Nei video, Cho discuteva della sua religione e del suo odio verso i ricchi. In uno dei video il ragazzo affermava:

“Avete avuto cento miliardi di possibilite modi per evitare ciò... ma avete deciso di versare il mio sangue. Mi avete costretto in un angolo e mi avete dato una sola opzione. La decisione è stata vostra. Ora avete sulle vostre mani del sangue che non si eliminermai.”

“Avete vandalizzato il mio cuore, violentato la mia anima e incendiato la mia coscienza. Pensavate fosse la vita di un patetico ragazzo che stavate estinguendo. Grazie a voi, muoio come Gesù Cristo, per ispirare le generazioni di persone deboli e indifese.”

“Avete avuto tutto quello che volevate. Il vostro Mercedes non era abbastanza, marmocchi. Le vostre collane d'oro non erano abbastanza, snob. Il vostro fondo fiduciario non era abbastanza. La vostra vodka e cognac non erano abbastanza. Tutte le vostre dissolutezze non erano abbastanza. Non erano abbastanza per soddisfare i vostri bisogni edonistici. Avevate tutto…”

Satoshi Uematsu - 26 anni, è l’autore del massacro di Sagamihara: un omicidio di massa perpetrato con l'obiettivo di colpire tutte le persone disabili del centro d'assistenza Tsukui Yamayuri-en. Alla fine dell’azione si conta che 19 persone hanno perso la vita per mano di Uematsu, ex dipendente della struttura.

Quattro mesi prima, dopo essersi licenziato, era stato visto dagli ex colleghi distribuire volantini in cui definiva gli individui con disabilità “creature senza valore” e incitava ad un “mondo senza disabili”. “Volevo liberare il mondo dai disabili“, ha poi confermato alla polizia prima di essere arrestato.



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