La Spagna scopre un altro orrore di Franco: le dannate della dittatura

Violentate, torturate, private dei figli. Come sarebbe successo anni dopo nell’Argentina del generale Videla

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OSCAR DEL POZO / AFP 
Valle de Los Caidos (Afp) 

Dopo nove giorni Lidia venne tirata giù dal soffitto alla quale era appesa con le mani legate dietro la schiena. Il fegato era spappolato, l’intestino macellato dalle botte e la psiche destinata a rivivere quei momenti per tutta la vita. La portarono in ospedale, fu curata. E poi la riportarono in carcere. Sembra l’Argentina di Videla, invece è la Spagna. Quella di Francisco Franco: stupri, torture, umiliazioni infamanti, persino storie di bambini tolti alle madri e dati in adozione.

Il maestro dei generali argentini

L’orrore di cui nessuno ha mai parlato prima potrebbe tornare alla luce adesso che Franco è morto da più di 40 anni e la democrazia spagnola decide la rimozione della sua salma dal Valle de los Caidos, dove giace accanto a Primo De Rivera in fondo ad una chiesa monumentale, scavata nella viva roccia dai prigionieri della guerra civile.

Argentina è invece la donna che vuole giustizia per le donne torturate sotto i suoi ordini. Si chiama Maria Servini de Cubria; le sue prime inchieste sulle violazioni dei diritti umani nella Spagna franchista risalgono al 2010, il suo modello è l’immane lavoro fatto per portare chiarezza sui crimini della giunta militare che governò con il terrore il suo Paese tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80.  

Crimini universali, giustizia universale

Il principio in virtù del quale un giudice argentino può indagare in Spagna è quello della “giurisdizione universale”. Il fatto cioè che i crimini contro i diritti dell’uomo sono per l’appunto considerati contro tutta l’umanità, e quindi sono perseguibili in qualsiasi punto del globo.

È il principio in base al quale il giudice spagnolo Baltasar Garzon aprì un’inchiesta che, nel 1998, portò all’arresto a Londra dell’ex dittatore cileno Augusto Pinochet.

Trecentomila bambini rubati

A leggere le testimonianze raccolte dalla organizzazione non governativa “Women’s Link Worldwide” si trovano casi e casi di stupro, violenze a carattere sessuale, umiliazioni di genere, tortura, omicidio. Pratiche avviate immediatamente dopo la vittoria di Franco nella guerra civile, nel 1939, e che sarebbero proseguite addirittura dopo la morte del Generalissimo, avvenuta nel 1975.

Tra le pratiche più odiose, e che ricordano orribilmente ancora una volta il caso argentino, quella dei bambini tolti alle madri. Furono, pare, 300 mila: quanti tutta la popolazione di Bilbao.

Il punto finale e la via d’uscita concordata

Non sarà facile ottenere condanne o anche solo una serie di rinvii a giudizio. Troppo lontani i fatti, troppo forti le ragioni che hanno portato finora a stendere un velo sulla verità. Il fatto è che per ogni dittatura che finisce, per evitare al Paese una guerra civile si scende a patti con gli assassini. Intento nobile, che ha permesso alla Spagna come al Cile o all’Argentina di far prendere radici alle democrazie nascenti. Ma sempre di un prezzo terribile si tratta.

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Franco Francisco (afp) 

In Argentina il presidente democratico Raul Alfonsin, nel 1986, varò la Ley del Punto Final: la prescrizione per i reati commessi dai militari denunciati dopo il marzo dell’anno successivo. In Cile Pinochet ottenne di fatto l’impunità da parte dei partiti politici democratici che tornavano al potere con una vera e propria Salida Pactata (“uscita concordata”): gli fu riconosciuta l’immunità diplomatica in quanto ex capo di stato.

In Spagna già nel 1977, al culmine del processo di transizione democratica, le Cortes approvarono un’amnistia per i crimini del franchismo.

Intanto si inizia a dare voce al ricordo

“Se la gente non ricorda la violenza subita da quelle donne non sarà mai cosciente di come siano andate le cose”, afferma adesso Aintzane Marquez, avvocato di Women’s Link.

Non saprà mai quello che è successo a Lidia, Lidia Falcon, arrestata dopo l’attentato alla Caffetteria Rolando nel 1975 e torturata da chi la picchiava sull’utero per impedirle di avere mai un figlio. Oggi, a 82 anni e con una carriera di scrittrice alle spalle, ammette di non aver mai superato quello shock. Ma aggiunge: “Almeno di quegli omicidi e di quelle violenze sessuali resterà qualcosa negli annali ufficiali”.

Oppure l’opinione pubblica spagnola non conoscerà mai la storia di Daria e Mercedes Buxadé, due sorelle di 22 e 18 anni che andarono a Majorca per fare le infermiere per la Croce Rossa ma furono catturate dai falangisti. Accusate di essere spie dei rossi, vennero sottoposte ad un esame ginecologico per appurare le loro verginità. Ottenuta risposta positiva, i falangisti le violentarono ripetutamente e poi le fucilarono. I loro corpi vennero coperti di liquame e calce viva. Non ne resta più nulla, se non nelle parole di loro nipote, Carlos del Tronco. Il quale intende continuare a ricordare e far ricordare: “Per me tutto quello che è accaduto è parte della storia della mia famiglia”. E la giustizia è, innanzitutto, ristabilire l’esatta concatenazione degli avvenimenti. La condanna viene dopo.



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