Tregua fragile in Siria. Scintille tra Roma e Ankara

Colpi di artiglieria a Ras-al-Ain dopo lo stop all'offensiva di 5 giorni. I curdi parlano di 14 civili uccisi. Erdogan tuona contro "l'ipocrisia occidentale". L'ambasciatore turco in Italia parla di "danno alle relazioni bilaterali". Conte respinge le accuse

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È una tregua fragile, quella cominciata in Siria, il giorno dopo l'accordo siglato tra Ankara e Washington, quest'ultima accusata dall'Ue di aver consentito una vera e propria "capitolazione" dei curdi. La Turchia, adesso, sferra una offensiva diplomatica, concentrando l'attenzione sui governi europei, e in particolare su quello italiano, invitandolo a ripristinare le relazioni bilaterali.

I curdi sostengono che la Turchia continua a sparare colpi di artiglieria nella siriana Ras al-Ain, al confine, mentre dalla ong Osservatorio siriano per i diritti umani si fa sapere che almeno 14 civili uccisi sono rimasti uccisi nel raid di Ankara a Bab el Jeir e nelle città vicine. le accuse sono state respinte dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che ha preferito concentrarsi sull'iniziativa per creare la safe zone "nelle prossime 120 ore", man mano che i curdi si ritirano: l'esercito turco rimarrà nell'area e rispetterà la tregua, al termine della quale il 'sultano' vedra' il collega russo Vladimir Putin.

Se, però, gli Stati Uniti non mantengono la promessa di evacuare le milizie curde dal nord della Siria, dopo 120 ore di tregua la Turchia riprenderà le operazioni militari. Ma, ha assicurato Donald Trump dopo aver parlato con Erdogan, ciò non accadrà per il presidente turco "vuole il cessate-il-fuoco, e lo vogliono anche i curdi. Si è trattato solo di limitato fuoco di mortaio". 

L'interlocuzione con il capo del Cremlino, che Erdogan vedrà a Sochi il prossimo 22 ottobre, è cruciale, per il presidente turco. "A ovest dell'Eufrate è la Russia a guidare il processo di pace", ha sottolineato Erdogan in relazione al fatto che la Russia e l'esercito siriano controllano la città di Manbij, vicino al confine con la safe zone da stabilire a est del medesimo fiume. Resta, inoltre, un dubbio relativo a Kobane, della quale è l'esercito siriano ad avere il controllo. Anche riguardo al suo destino, Ankara "si relazionerà", aveva detto il ministro degli esteri russo, Mevlut Cavusolglu, con Mosca. Il Cremlino, per ora, dice poco, e si limita a far sapere che si aspetta di ricevere informazioni da Ankara sull'accordo di cessate il fuoco.

Una nuova offensiva, diplomatica

La Turchia ha sferrato una nuova offensiva, ma sul piano dell'informazione e diplomatica. A finire nel mirino è stata "l'ipocrisia occidentale" di Ue e Stati Uniti, come l'ha definita Erdogan, ma, più in particolare, le dichiarazioni rilasciate dal alcuni governi già all'inizio dell'offensiva, come quello italiano, che aveva convocato l'ambasciatore turco alla Farnesina. Esiste oggi un "danno alle relazioni bilaterali" con Roma, ha affermato il diplomatico, Murat Salim Esenli. "Spero - ha aggiunto l'ambasciatore - che tutto si aggiusti presto, altrimenti potrebbero esserci conseguenze negative".

L'Italia, che Ankara definisce "partner strategico", è "informata dal 2011 delle operazioni al confine" tra Turchia e Siria, ha assicurato il diplomatico facendo riferimento a informative ministeriali e a livello di segretariato. Ankara, ha ribadito, "non accetta assolutamente" le dichiarazioni "ingiuste" del governo italiano. Esenli ha denunciato, inoltre, l'uso "incauto" di "foto false" fatto da "alcuni personaggi politici italiani, di maggioranza e opposizione", utilizzo "per criticare ingiustamente la Turchia".

Il riferimento è alle foto pubblicate su alcuni media italiani, in cui per esempio si vede il voto di un bimbo deturpato dalle armi chimiche, che sarebbero state usate da Ankara contro i curdi. Tra i leader sul quale il diplomatico ha puntato l'indice, "il capo di un partito politico" di cui non ha voluto fare il nome, "e che si è dimostrato incauto". Quelle foto, in realtà -ha assicurato il diplomatico- riguardano un "attacco del regime siriano" avvenuto in passato.

"Non c'è stata alcuna ipocrisia da parte dell'Italia, è un'accusa che respingo", ha reagito il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte riferendosi alle parole di Erdogan. "Se noi abbiamo credibilità - ha sottolineato Conte da Bruxelles, dove si trova per il vertice europeo - non è solo per la tradizione e il prestigio del paese, ma perché quando ci muoviamo a livello internazionale non dobbiamo mai usare il cerchiobottismo e il doppiopesismo. La nostra posizione è lineare e sarà portata in ogni sede internazionale". "L'Italia perseguirà sempre una soluzione pacifica, il percorso verso una soluzione politica sarà sempre preferibile a una opzione militare", ha aggiunto.

Per l'Ue ha parlato il presidente, Donald Tusk: "Il cessate il fuoco non è quello che ci aspettavamo. Non è un cessate il fuoco. È una richiesta di capitolazione dei curdi. Dobbiamo essere coerenti e dobbiamo reiterare il nostro appello alla Turchia di porre immediatamente fine all'intervento militare in modo permanente, di ritirare le sue forze e rispettare la legge internazionale umanitaria. E questo di sicuro non è quanto è stato ottenuto dall'accordo del vicepresidente Pence e del presidente Erdogan". Emmanuel Macron, Angela Merkel e Boris Johnson parleranno di tutto questo con il 'sultano' a dicembre, quando il presidente francese, la cancelliera tedesca e il premier britannico vedranno il capo di Stato turco il prossimo dicembre a Londra nel corso di un vertice della Nato, di cui Ankara fa parte. 

Ankara smentisce l'uso di armi chimiche

Resta l'incubo delle armi chimiche. "Stiamo raccogliendo informazioni", ha fatto sapere l'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, in riferimento a quanto alle accuse secondo cui Ankara ha usato il fosforo. Erano stati i medici curdi a riferire di ferite causate da "armi sconosciute" su sei pazienti a Hasakah all'inizio di questa settimana. Ankara ha ribadito che "non vi sono armi chimiche" e che, ha detto il ministro della Difesa, Hulusi Akar, questa e' una "invenzione dei curdi". "Non abbiamo armi di distruzione di massa", aveva detto questa mattina l'ambasciatore turco a Roma.

Non servono armi chimiche, in realtà per commettere crimini di guerra. "Le forze militari turche, in coalizione con i gruppi armati siriani, hanno mostrato un vergognoso disprezzo della vita dei civili", si legge nelle accuse di Amnesty, basate sulla testimonianza di 17 persone tra cui operatori dei soccorsi, medici, giornalisti e gente comune, come anche su dei video. "Le informazioni - ha spiegato l'Ong - per la difesa dei diritti umani.raccolte forniscono prove schiaccianti di attacchi indiscriminati in aree residenziali, compresi attacchi a una casa, a un forno e a una scuola".



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