Finita la guerra di Erdogan in Siria, comincia la pax di Putin

"Non c'è la necessita di nuove operazioni" contro i combattenti curdi, ha fatto sapere il ministero della Difesa di Ankara. Assad riprenderà il controllo del nord e il Cremlino sarà il suo garante nei confronti della Turchia

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Alexei Druzhinin / Sputnik 
Erdogan-Putin

La guerra turca in Siria è finita, almeno per il momento, e sulla pace decide Mosca. "Non c'è la necessita di nuove operazioni" contro i combattenti curdi, ha fatto sapere il ministero della Difesa di Ankara. Il dicastero ha anche affermato di aver ricevuto da Washington l'assicurazione del ritiro delle milizie Ypg al termine di una tregua durata 120 ore, che ha consentito a Ankara di definire una 'safe zone' estesa a est del fiume Eufrate per 440 km lungo il confine con la Turchia e di tracciare con Mosca il futuro del immediato del nord-est del Paese mediorientale.

Il disimpegno dei militari americani nell'area è diventato l'occasione ghiotta per la Russia, la cui presenza in un'area da cui era completamente assente diventa ora decisiva e al centro dell'incontro, avvenuto ieri a Sochi, sul Mar Nero, tra il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il capo del Cremlino, Vladimir Putin. Il regime di Damasco, dal canto suo, prenderà il controllo del nord del Paese con la benedizione di Mosca, che funge da garante per Ankara rispetto alle mosse del presidente Bashar al Assad.

Un ruolo di garante che si manifesterà nel rinnovato impegno della Russia a garantire la prosecuzione dell'accordo di Adana, con cui il padre di Bashar, Hafez, nel 1998 si impegnò a impedire attacchi dei curdi del Pkk alla Turchia dal proprio territorio (Ypg è l'ala siriana del Pkk e la contiguità tra le due organizzazioni è per Ankara un dato di fatto).

La Turchia continuerà a mantenere il controllo di un territorio di 120 km di estensione e 30 di profondità, compreso tra le città di Tel Abyad (ovest) e Ras Al Ayn (est) sottratto a Ypg con l'offensiva "Fonte di pace" delle scorse settimane. A partire dalle 12 di oggi militari russi e siriani controlleranno l'effettivo abbandono della safe zone da parte dei miliziani Ypg, per 150 ore al di fuori dalla suddetta area, destinata a rimanere sotto il controllo di Ankara.

Mosca si è impegnata a garantire l'abbandono totale dei miliziani Ypg della città di Tal Rifat, ma soprattutto di Manbij. Quest'ultima si trova fuori dalla safe zone, a ovest dell'Eufrate ed è da sempre un centro che la Turchia ha insistito con gli Usa negli ultimi anni perché fosse abbandonato da Ypg.

Pattugliamenti congiunti Russia-Turchia sono invece previsti per una profondità di 10 km, a est e ovest del territorio tra Tel Abyad e Ras Al Ayn sotto il controllo dell'esercito di Ankara, lungo tutto il confine turco, con esclusione della città di Qamishli. Un'azione congiunta per la quale sarà costituito un meccanismo di coordinamento permanente. 
 



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