Gli accordi tra Roma e Tunisi per i rimpatri dei migranti

Un accordo iniziato nel 1998 e continuato poi negli anni. Un deputato tunisino, intervistato dall'Agi, però, fa sapere come "si tratti più di una questione più politica che una necessità dettata dai numeri"

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FATHI NASRI / AFP
Migranti in Tunisia

Nei primi sei mesi del 2019 sono stati rimpatriati dall'Italia 2.839 stranieri. I numeri forniti dal Garante per i detenuti sono in linea con quelli dell'anno scorso. Per 566 rimpatri, sono stati utilizzati 26 voli charter: 4 per l'Egitto, 1 per il Gambia, 1 per la Nigeria, 17 per la Tunisia. Ed è con Tunisi che l'Italia ha sempre stretto accordi pilota in materia di rimpatri. L'accordo attuale prevede due voli charter la settimana - lunedì e giovedì - con al massimo quaranta persone a volo, e ogni rimpatriato deve essere accompagnato da due agenti.

La prima intesa con Tunisi risale al 1998. Stanziava circa 8 milioni di euro (oltre 15 miliardi di lire) per tre anni da destinare a prevenzione e lotta all'immigrazione irregolare e alla costruzione di strutture per la detenzione dei migranti, in particolare lungo il confine con la Libia. L'accordo prevedeva, inoltre, una quota "privilegiata" di ingressi legali in Italia all'interno del decreto flussi.

Nel 2003, finiti i finanziamenti e impennate le partenze, i ministri dell'Interno dei due Paesi, Giuseppe Pisanu e Hedi M'Henn, firmano un nuovo accordo che allarga di nuovo le maglie per l'ingresso legale in Italia dei tunisini. Il sistema premiale consente in 10 anni il rimpatrio di 9 mila cittadini tunisini. Il 2009 è l'anno dell'intesa italo-tunisina firmata dal ministro dell'Interno Roberto Maroni, che prevedeva i rimpatri direttamente da Lampedusa che riguarderà circa 100 persone al mese.

Nel 2014 viene firmata la Mobility Parternship tra Unione europea e Tunisia, dopo due anni e mezzo di trattative iniziate nell'ottobre 2011. Sono dieci gli Stati europei direttamente coinvolti nel partenariato: Belgio, Danimarca, Germania, Spagna, Francia, Italia, Polonia, Portogallo, Svezia e Regno Unito. L'obiettivo dichiarato del partenariato consiste nel creare un governo comune e responsabile dei flussi migratori esistenti, includendo procedure semplificate per il rilascio dei visti.

Nel febbraio 2017 l'allora ministro degli Esteri, Angelino Alfano, e il suo collega tunisino, Khemaies Jhinaoui, firmano una nuova intesa che conferma i rimpatri con i voli charter. L'intenzione è stabilire nuove forme di cooperazione tra le autorità competenti dei due Paesi nella gestione dell'immigrazione e degli aspetti sociali, economici e giuridici connessi.

La testimonianza

L'Italia rimpatria in Tunisia "meno persone di quelle previste dagli accordi attuali". Lo dichiara all'Agi il deputato tunisino Oussama Sghaier commentando la richiesta del ministro dell'Interno, Matteo Salvini, di avviare i rimpatri anche attraverso i traghetti di linea.

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FETHI BELAID / AFP
Oussama Sghaier

"È una questione più politica che una necessità dettata dai numeri", afferma il parlamentare del partito filo-islamico Ennahda, "il numero delle persone che il governo italiano sta rimpatriando e' minore di quanto prevedono gli accordi. I voli settimanali dei rimpatri dall'Italia spesso tornano con tanti posti vuoti", spiega il deputato. Gli ultimi accordi siglati prevedono un rimpatrio di circa 40 persone a settimana perché i migranti devono viaggiare su un unico volo charter e ognuno deve essere scortato da due agenti di polizia.

"La Tunisia è decisa a fare il suo lavoro, a proteggere i propri confini, lo fa per l'interesse dei proprio cittadini, del proprio territorio e lo fa anche in comune interesse con i Paesi vicini, tra cui l'Italia. Combattere le organizzazioni di traffico di essere umani, abbiamo anche una legge che lo punisce", continua Sghaier che elogia il lavoro delle autorità tunisine che "riescano a fermare sempre piu' partenze dalle coste".



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