In Cina rabbia e lacrime per la morte del medico che denunciò l'epidemia

La notizia è diventata un trending topic, visualizzata sulla popolare rete social Weibo 1,5 miliardi di volte. Molto presenti anche gli hashtag critici nei confronti delle autorità cinesi

rabbia social cina morte medico coronavirus
EYEPRESS NEWS / EYEPRESS
Li Wenliang

Il coronavirus continua a contagiare: sono ormai 31.211 i casi confermati in Cina e 637 decessi; mentre fuori dal gigante asiatico i contagi sono 270 in 24 Paesi, con un decesso. Un contagio tale che il mondo, ha fatto sapere l'Oms, sta per terminare mascherine e altri equipaggiamenti protettivi contro il nuovo coronavirus.

Ma intanto in Cina, la morte del medico, Li Wenliang, tra i primi ad allertare sulla nuova polmonite e per questo minacciato dalla polizia locale, ha scatenato un'ondata di rabbia, indignazione e critiche per la mancanza di liberta' di parola: il caso minaccia di trasformarsi in una crisi di fiducia nel sistema.

All'indomani del decesso, la notizia è diventata un trending topic, visualizzata sulla popolare rete social Weibo 1,5 miliardi di volte. Si sono subito diffusi anche hashtag critici nei confronti delle autorità: "Il governo di Wuhan deve le scuse al dottor Li Wenliang", "Vogliamo liberta' di parola".

Ma i rimproveri e le critiche alle autorità sono stati rapidamente cancellati dalla censura. Il medico il 30 dicembre aveva lanciato l'avvertimento su WeChat, la piattaforma di messaggistica istantanea più popolare in Cina, chiedendo ai propri compagni di studi di fare attenzione; e il suo messaggio, con il suo nome visibile, si era diffuso tra gli utenti.

L'oftalmologo aveva avvertito che il suo ospedale aveva isolato sette pazienti dopo la diagnosi di una sindrome simile alla Sars, la polmonite respiratoria acuta grave. Quattro giorni dopo, il dottore era stato convocato dalla polizia locale, che lo aveva accusato di "diffondere voci" non verificate (reato che in Cina puo' significare reclusione fino a 7 anni) e gli aveva fatto firmare un documento per riconoscere il suo 'errore'.

A sette altri medici era capitato qualcosa di simile e la vicenda si era trasformata nel detonatore alle critiche verso le autorità, contestate per aver impedito un'azione rapida per contenere l'epidemia. Anche se la Corte Suprema nei giorni successivi aveva criticato la polizia, a quel punto il medico era già contagiato e i casi di coronavirus si contavano a migliaia nel Paese.

Su Weibo, erano oggi a migliaia i messaggi di condoglianze alla famiglia di Li, che lascia un bimbo di cinque anni e una moglie incinta. Il governo ha cercato di reagire. La Commissione nazionale di supervisione, che indaga su tutti i funzionari pubblici, ha spiegato che invierà una squadra a Wuhan per "condurre un'indagine approfondita" sulle questioni riguardanti il 34enne oftalmologo. Inoltre, ai familiari di Li è stato pagato un risarcimento equivalente a 104 mila euro.

"Sono preoccupato che la situazione possa esplodere o diventare come quando morì (l'ex segretario generale del Partito Comunista) Hu Yaobang o anche qualcosa di più grave", ha detto al South China Morning Post, Qin Qianhong, docente di diritto all'università di Wuhan. La morte di Hu il 15 aprile 1989, scatenò proteste di massa che in seguito si trasformarono nel movimento studentesco di Tiananmen. 



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it