Venticinque morti nelle proteste contro il governo. Cosa sta succedendo in Nicaragua

Tra le vittime un giornalista e almeno un poliziotto. A scatenare la rabbia popolare contro l'esecutivo dell'ex guerrigliero Ortega è la riforma delle pensioni, che prevedeva un aumento dei contributi che gravano su imprese e dipendenti

Venticinque morti nelle proteste contro il governo. Cosa sta succedendo in Nicaragua
 Afp
 Proteste in Nicaragua

Articolo aggiornato alle ore 7,30 del 23 aprile 2018*

* Il presidente del Nicaragua, Daniel Ortega, ha annunciato la revoca della riforma previdenziale, che ha dato il via alla violenta ondata di proteste in cui sono morte almeno 25 persone, tra le quali anche un giornalista che stava facendo una diretta su Facebook. In un incontro con uomini d'affari, l'ex guerrigliero sandinista ha detto che l'istituto previdenziale nicaraguense ha deciso di revocare la riforma che avrebbe aumentato i contributi dei lavoratori e dei datori di lavoro per dare stabilità finanziaria al sistema pensionistico. 
 

Venticinque morti nelle proteste contro il governo. Cosa sta succedendo in Nicaragua
 Proteste in Nicaragua

C'è anche un giornalista che stava realizzando una diretta Facebook tra i 25 morti nelle proteste contro la riforma delle pensioni in Nicaragua. Il bilancio di cinque giorni di rivolta contro il governo del presidente Daniel Ortega comprende anche 67 feriti, 43 dispersi e 20 arresti, secondo i dati diffusi dal Centro per i diritti umani del Paese centro-americano. Tra le vittime, registrate a Managua e in alcuni comuni vicini, c'è almeno un poliziotto.

Angel Gahona, questo il nome del giornalista, stava mostrando in diretta su Facebook gli scontri fra polizia e manifestanti e i danni a una banca della città di Bluefields, sulla costa caraibica, quando è stato centrato da un proiettile. Le immagini lo mostrano a terra, sanguinante. I colleghi hanno accusato la polizia affermando che a colpirlo è stato un tiratore scelto e che gli unici armati erano gli agenti antisommossa. Ma alcune foto scattate dai reporter di France Presse raccontano una realtà diversa: anche alcuni dimostranti sono armati.

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Uno studente in Nicaragua imbraccia un'arma autocostruita

Quelle scoppiate mercoledì scorso sono le più gravi proteste in Nicaragua in 11 anni di presidenza dell'ex guerrigliero sandinista Ortega. La riforma delle pensioni si propone di aumentare il costo dei contributi che grava su imprese e dipendenti per colmare il buco di 76 milioni di dollari del sistema pensionistico.

Nel mirino della dura repressione della polizia sono spesso finiti i giornalisti a cui è stata sequestrata l'attrezzatura. Ortega sabato si è offerto di avviare un negoziato con il settore privato ma le imprese hanno chiesto che prima cessi la repressione della polizia. Tra i dimostranti, si starebbero mischiando numerosi sciacalli che, approfittando della distrazione delle forze dell'ordine, starebbero saccheggiando i negozi.

La preoccupazione del Papa

Papa Francesco si è detto "preoccupato per quanto sta accadendo in questi giorni in Nicaragua". "Esprimo la mia vicinanza nella preghiera a quell'amato Paese", ha affermato il Pontefice durante il Regina Caeli in piazza San Pietro, "e mi unisco ai Vescovi nel chiedere che cessi ogni violenza, si eviti un inutile spargimento di sangue e le questioni aperte siano risolte pacificamente e con senso di responsabilità". Il Nicaragua è un Paese a maggioranza cattolica e la Conferenza dei vescovi in Nicaragua ha condannato la repressione appellandosi al buonsenso del governo.

 



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