I pinguini dell'Antartide non riescono più a riprodursi 

Un crollo riproduttivo catastrofico che era già capitato quattro anni fa quando la stessa colonia, che all’epoca aveva più di  20.000 coppie, non era riuscita a produrre un singolo pulcino

I pinguini dell'Antartide non riescono più a riprodursi 

Gli effetti del cambiamento climatico sembravano non aver inciso in maniera significativa sui pinguini di Adelia che vivono nella parte orientale dell’Antartide, almeno fino a poco tempo fa. Quest’anno un’inusuale estensione dei ghiacci nel periodo estivo ha impedito ai pinguini adulti di spostarsi per cercare cibo per i pulcini, così su una colonia di 18mila coppie solo due pulcini sono riusciti a sopravvivere. Un crollo riproduttivo catastrofico che era già capitato quattro anni fa quando la stessa colonia, che all’epoca aveva più di  20.000 coppie, non era riuscita a produrre un singolo pulcino. In questo caso la colpa fu del clima insolitamente caldo, seguito da una rapida caduta delle temperature che portò molti pulcini alla morte.

I pinguini dell'Antartide non riescono più a riprodursi 
Pinguini antartide (Afp) 

I pinguini di Adelia

I pinguini di Adelia vivono grazie a una dieta costituita principalmente da krill, i piccoli gamberetti che sono alla base dell’alimentazione di tanti animali antartici. La popolazione di pinguini di Adelia nell’area orientale dell’Antartico è in condizioni generalmente migliori rispetto a quella dell’area della penisola occidentale antartica dove ormai d diversi anni si avverte in modo significativo l’effetto del cambiamento climatico.

WWF chiede misure urgenti per protezione Antartide

Durante il meeting internazionale che si terrà a Hobart, in Australia, l WWF chiederà alla Commissione per la Conservazione delle Risorse Marine Antartiche (CCAMLR), composta da 25 Stati membri e dall’UE, un’ampia protezione delle acque delle aree dell’Antartico orientale con l’istituzione di una specifica Area Marina Protetta. Esiste purtroppo il rischio  che questa zona venga anche aperta alla pesca esplorativa di krill, creando una significativa competizione con i pinguini di Adelia per le risorse alimentari. Ciò  sarebbe un vero disastro visto che la specie è già stata colpita da due catastrofici fallimenti riproduttivi negli ultimi quattro anni.

I pinguini dell'Antartide non riescono più a riprodursi 
 Polo Sud Antartico ghiaccio pinguini

Rod Downie, responsabile del Programma Polare del WWF Internazionale ha dichiarato: “Non possiamo in nessun modo correre il rischio di aprire questa zona alla pesca esplorativa di krill che è l’alimento base dei pinguini. E’ cruciale che  Commissione agisca ora, istituendo una nuova area protetta marina per le acque dell' Antartico orientale e proteggendo in questo modo la casa dei pinguini”.

I pinguini dell'Antartide non riescono più a riprodursi 
Pinguini antartide (Afp) 

Un’attesa durata 8 anni

La proposta, guidata da Australia e Francia con il supporto dell’Unione Europea ha affrontato un lungo iter di 8 anni di attesa. Tuttavia le prospettive non sono delle migliori considerando il fatto che il CCAMLR ha da poco varato la più grande area marina dell’Antartide nel Mare di Ross. Il WWF tuttavia insiste: questa nuova area marina protetta è cruciale per garantire un futuro per la fauna selvatica e la biodiversità nella penisola antartica orientale, tra cui in particolare i pinguini di Adelia e i pinguini imperatori. La proposta originale dell'area marina protetta comprendeva sette ampie aree marine costiere dell'area dell'Antartico orientale che sono state successivamente ridotte a quattro. È stato anticipato che solo tre di queste (che sono le aree MacRobertson, Drygalski e l'area della regione di mare D'Urville Mertz dove è localizzata una colonia nella Petrel Island Adélie) saranno accettate quest'anno. Yan Ropert-Coudert, senior scientist per i pinguini del Consiglio nazionale delle Ricerche francese (CNRS) e che ha guidato il programma sui pinguini nella Stazione di ricerca Dumont D'Urville adiacente alla colonia, ha detto: "La regione è sottoposta a significativi cambiamenti ambientali che sono legati alla riduzione del ghiacciaio Mertz sin dal 2010. Un’area marina protetta purtroppo non potrà porre rimedio a questi cambiamenti, ma può prevenire gli ulteriori impatti che derivano dalle dirette pressioni antropogeniche, come il turismo e la proposta di apertura alla pesca”.

 

 

 

 

 

 



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