L'Iran ha sequestrato un'altra petroliera nello stretto di Hormuz

Si tratta del secondo mercantile straniero fermato nel Golfo Persico nell'ultimo mese per contrabbando. Teheran sostiene che la nave sia irachena ma Baghdad nega

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La "crisi delle petroliere" si arricchisce di un nuovo capitolo, facendo aumentare ancora di più la tensione nel Golfo Persico. I Guardiani della Rivoluzione, le forze speciali iraniane meglio note come Pasdaran, mercoledì scorso hanno sequestrato un'altra nave cisterna - la terza - sostenendo che faceva contrabbando di greggio verso alcuni, non meglio precisati, Paesi arabi. A detta di Teheran, la petroliera trasportava 700 mila litri di greggio. In un primo momento i pasdaran non hanno reso noti né il nome, né la destinazione né la bandiera del mercantile sequestrato: solo successivamente è stata la televisione di Stato iraniana ha affermato che si tratta di una petroliera irachena.

L'Iraq ha però negato di avere a che fare con la petroliera sequestrata nel Golfo Persico dai Pasdaran. Il ministero del Petrolio di Baghdad in una nota ha affermato che il Paese non a niente a che vedere con navi "di dimensioni così piccole". 

Gli stessi Pasdaran hanno confermato che sono stati tratti in arresto sette membri dell'equipaggio, di varie nazionalità e che, dopo aver ricevuto la relativa autorizzazione giudiziaria, si è proceduto al fermo "a sorpresa" dell'imbarcazione, trasferita poi nel porto iraniano di Bushehr. Il carico sarebbe già stato consegnato alla Compagnia nazionale di distribuzione del petrolio. La Guardia Rivoluzionaria ha sottolineato che "è sempre pronta a difendere gli interessi dell'Iran" e che non risparmiera' alcuno sforzo in questa missione.

L'agenzia di Stato iraniana Irna aveva affermato che la nave fermate fosse la petroliera "Hita", che stava trasportando 700 mila litri di diesel "illegale", destinato al contrabbando. A Baghdad si replica che il ministero per il Petrolio iracheno - come ha detto un portavoce - limita il proprio commercio all'export di greggio e altri derivati del petrolio, e che questo sottosta alle regole internazionali del commercio e ai conseguenti controlli.

Si tratta del secondo mercantile straniero fermato nel Golfo Persico nell'ultimo mese per contrabbando: il 14 luglio i Pasdaran ne hanno infatti catturato un altro che trasportava un milione di litri di carburante nel sud dell'isola di Larak. La nave, battente bandiera panamense, era appartenuta a una compagnia degli Emirati, ma non è chiaro a quale Paese e compagnia fosse attualmente collegata. Sempre nel Golfo Persico, la Guardia Rivoluzionaria ha catturato lo scorso 19 luglio la nave cisterna britannica Stena Impero per aver violato le regole di navigazione, cosa che Londra e la compagnia di navigazione smentiscono con decisione.

Parallelamente la Marina britannica, al largo di Gibilterra, aveva intercettato la petroliera iraniana Grace 1, che rimane bloccata da due settimane dalle autorità della Rocca: è accusata di trasportare greggio in Siria, in spregio alle sanzioni dell'Unione europea verso il regime di Damasco. La cattura della Stena Impero ha aggravato la crisi nel Golfo Persico e, in particolare, nello Stretto di Hormuz, tanto che gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno proposto di inviare una coalizione internazionale per scortare le navi. Progetto non condiviso dalla Germania, che propone invece una missione esclusivamente europea, dato che non condivide "l'approccio statunitense alla crisi nel Golfo".

Le autorità iraniane di rimando hanno avvertito che una maggiore presenza militare straniera non farà che aumentare la tensione nella regione.



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