Le polemiche sul lavoro dei pompieri a Notre Dame

Tanti, quasi 500, ma incapaci di circoscrivere le fiamme in tempo per evitare che il tetto della Cattedrale fosse distrutto. Per Macron e la Le Pen i vigili del fuoco di Parigi sono eroi, ma sui giornali qualcuno solleva il dubbio che avrebbero potuto e dovuto fare di più. A partire dall'intervento dal cielo, come successo a Venezia con la Fenice

notre dame pompieri parigi
Denis Meyer / Hans Lucas
 
Pompieri al lavoro durante l'incendio di Notre Dame

Come sempre, dall’11 settembre in poi, nelle grandi tragedie del fuoco sono i pompieri e le squadre di soccorso (anche a Parigi, negli attentati dell’Isis) i primi e principali protagonisti. Nei gesti eroici del loro intervento, come nelle difficoltà eventuali a prestare i soccorsi.

Nel caso di Notre Dame, l’intervento è apparso lacunoso, non immediato, perciò tardivo. In un tweet, il Presidente degli Stati Uniti ha osservato che forse con l’intervento degli aerei anti incendio Canadair, usati spesso per spegnere i roghi nei boschi, si sarebbero potuti evitare i danni. Ma “gli aerei non servivano. Sarebbe stata una bomba” titola così un trafiletto di pag. 5 il Corriere, che riporta la dichiarazione di un esperto: “Ognuno di quei velivoli — spiega al Corriere Piero Moscardini, ex funzionario della Protezione Civile — ha un carico di cinquemila litri d’acqua, e avrebbe dovuto lanciare da un’altezza di almeno 800 metri. Non si può sganciare una bomba simile su un edificio: avrebbe distrutto anche quel poco che forse si è salvato”.

“Se lo chiede l’uomo della strada – scrive ancora il Corriere - che vede in tv le immagini del disastro nel cuore di Parigi, se lo chiede anche l’inquilino della Casa Bianca, a migliaia di chilometri da lì, e nonostante il ruolo non resiste alla tentazione di improvvisarsi pompiere su Twitter: perché — scrive Trump — non usano degli aerei per spegnere il fuoco? Il suggerimento rimbalza fino in Francia e solleva già polemiche, che la Protezione civile francese deve domare come se le fiamme, quelle vere, non bastassero: i Canadair, spiegano, ‘rischierebbero di distruggere tutto’ con una bomba d’acqua troppo potente per una cattedrale con novecento anni di Storia. È l’unica certezza, per ora, in un turbine di domande che da oggi — finito il calcolo dei danni— vorticheranno sulla Francia: perché non si è riusciti a spegnere prima l’incendio?”

“Sì, potevano intervenire dall’alto, come nella mia notte sulla Fenice”, titola Il Gazzettino di Venezia riportando la dichiarazione di Roberto Tentellini, pilota, che quando prese fuoco la Fenice decollò immediatamente per andare a spegnere l’incendio dell’antico Teatro dell’Opera in laguna. “Di quella notte rammento un intervento molto impegnativo e inevitabilmente rischioso. Giù c’erano cento colleghi, mentre lassù eravamo in tre”.

“Quello l’avremmo saputo dopo – precisa il 74enne al quotidiano lagunare – in quel momento dovevamo solo pensare agli sganci: ne facemmo 220, da mille litri d’acqua ciascuno, di continuo. Non potevamo fermarci, se volevamo rendere efficace l’opera di raffreddamento della massa di legno che costituiva la Fenice, un po’ come sarebbe stato con Notre-Dame”. Diverse strategie, diversi punti di vista. Tanto più che, racconta Le Monde, “Un Canadair lancia circa 6 tonnellate di acqua ad alta velocità verso il suolo”. E poi c’era anche il fumo nel cielo ad impedire l’intervento degli aerei.

Come hanno agito invece i pompieri di Parigi? “I mezzi aerei non possono essere usati perché, spiega il comando dei vigili del fuoco, su questo tipo di edificio l’acqua buttata dall’alto potrebbe portare al collasso dell’intera struttura. Un drone si muove intorno all’incendio, probabilmente per dare indicazioni ai pompieri” racconta la corrispondenza da Parigi de la Repubblica, che si sofferma su un particolare: “Marine Le Pen loda il ‘lavoro dei vigili del fuoco’”.

Subito, però, “i soccorritori avevano dichiarato di ‘non essere sicuri di poter circoscrivere la propagazione’ delle fiamme”. E così, di fatto, sarà. “I lampeggianti dei vigili del fuoco (un pompiere è rimasto gravemente ferito) – si legge ancora sulle colonne del quotidiano diretto da Carlo Verdelli - sono ancora sotto Notre-Dame, e il getto d’acqua che dalle cisterne dei mezzi cerca di spegnere le fiamme che offendono la sommità della cattedrale dei parigini. L’ odore dell’incendio nelle vicinanze della chiesa dà la misura della tragedia che si sta consumando”.

“Siamo bravi quando possiamo entrare nell’edificio e lavorare dall’interno — racconta ancora al Corriere un ex funzionario della Protezione civile italiana, Piero Moscardini — ma in una situazione del genere non potevano fare più di così. I pompieri sparavano acqua con lo snorkel, un cannone: al tetto quasi non ci arrivavano”. Troppo distanti, impossibilitati ad avvicinarsi e ad entrare nella struttura in fiamme.

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Denis Meyer / Hans Lucas
Pompieri al lavoro durante l'incendio di Notre Dame

“I primi vigili del fuoco sono arrivati poco dopo le 19 – scrive Il Messaggero di Roma – ma malgrado il loro coraggio sono apparsi come esseri minuscoli al fianco di Gulliver di fronte all’altezza del rogo delle fiamme. Le torri della Cattedrale sono alte settanta metri, le scale dei mezzi di soccorso sono meno della metà. La sconfitta era già scritta. “I mezzi dei colleghi francesi erano ovviamente più bassi rispetto al punto in cui è partito al fuoco. Siamo poi in una zona centrale vicino alla Senna dove è anche improbo muoversi con mezzi pesanti” dichiara al quotidiano l’ingegner Guido Parisi, direttore centrale emergenza dei Vigili del fuoco. 

Macron, “a tarda sera, può solo complimentarsi coi cinquecento pompieri applauditi dalla folla: ‘Coraggio leonino, grande professionalità e tenacia: grazie’”.



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