AGI - Si è aperto in Francia, 39 anni dopo i fatti, il processo ai genitori di Inass Touloub, una bambina di quattro anni trovata morta e mutilata nel 1987 lungo un'autostrada. Il caso, uno dei più antichi delitti irrisolti francesi, era rimasto senza una soluzione per oltre trent'anni, fino a quando un esame del dna ha permesso agli investigatori di identificare la vittima e risalire alla sua famiglia.
Il processo, in programma fino al 18 novembre, vede imputati la madre, 72 anni, per torture e atti di barbarie che hanno provocato la morte senza intenzione di uccidere, e il padre, 74 anni, per complicità. Entrambi rischiano l'ergastolo. I due imputati, che si presentano a piede libero, sono arrivati separatamente in tribunale, senza scambiarsi uno sguardo. La madre, Halima El Bakhti, aveva il volto nascosto da una sciarpa, mentre il padre, Ahmed Touloub, ha salito con difficoltà i gradini del palazzo di giustizia, aiutandosi con un bastone e indossando una mascherina nera.
Prima dell'apertura dell'udienza, alle 9.30, alcuni membri del collettivo Mouv'Enfants hanno esposto uno striscione con la scritta "Giustizia per Inass" e fotografie della bambina.
Le torture
La vicenda risale all'11 agosto 1987, quando due addetti autostradali scoprirono il corpo mutilato della piccola in un fossato lungo l'autostrada A10, nei pressi di Suèvres, tra Orléans e Tours. Nessuno aveva denunciato la sua scomparsa. Le numerose tracce di violenza sul corpo, tra cui ustioni provocate da un ferro da stiro e segni di morsi umani, le valsero il soprannome di "piccola martire dell'A10".
Per identificarla, la gendarmeria lanciò quello che all'epoca fu il più grande appello a testimoni mai organizzato in Francia. La descrizione della bambina venne diffusa in oltre 30 Paesi e la sua fotografia affissa in 65mila scuole e 30mila municipi. Le indagini, tuttavia, non portarono a risultati e il caso venne archiviato due volte, nel 1991 e nel 1997.
La svolta genetica
La svolta è arrivata nel 2018, quando il dna prelevato al fratello della vittima nell'ambito di un'altra indagine per violenze è risultato compatibile con le tracce genetiche trovate sugli abiti della bambina e sulla coperta in cui era stata avvolta. Gli investigatori sono riusciti così a identificarla e ad arrestare i genitori nel giugno dello stesso anno.
Secondo gli inquirenti, la madre avrebbe inflitto alla figlia violenze "volontarie, numerose e ripetute nel tempo", provocandone la morte. Il padre è invece accusato di essere stato a conoscenza dei maltrattamenti. Durante gli interrogatori, entrambi hanno negato di essere responsabili delle violenze mortali, accusandosi reciprocamente di maltrattamenti coniugali.
Il processo è stato rinviato per anni a causa di diversi ricorsi presentati dai genitori e dalla procura di Blois. Solo nel settembre 2024 la Corte di cassazione ha aperto definitivamente la strada al dibattimento, confermando le accuse iniziali.
"Finalmente! È il grande giorno di un processo che aspettavamo da così tanto tempo", ha dichiarato all'Afp Raphaël Pilleboue, ex sindaco di Suèvres. "È arrivato il momento di rendere giustizia a questa bambina che ha sofferto tanto". Inass, che oggi avrebbe 43 anni, riposa nel cimitero di Suèvres, dove gli abitanti continuano a portare regolarmente fiori sulla sua tomba.