AGI - La spesa per la difesa nell'Unione Europea è destinata a crescere in modo strutturale e avrà effetti rilevanti sui bilanci nazionali dopo il 2028, quando scadrà la clausola di salvaguardia che oggi consente agli Stati membri di deviare temporaneamente dai percorsi di aggiustamento fiscale. Secondo uno studio del Parlamento europeo "Macroeconomic and fiscal implications of structurally higher defence spending in the European Union" (PE 784.024), la spesa militare nell'UE è aumentata dall'1,3% del Pil nel 2021 all'1,5% nel 2024, con incrementi particolarmente marcati nei Paesi più vicini alla Russia.
"In Estonia, la spesa per la difesa è aumentata dal 2,0% del PIL nel 2021 al 3,7% nel 2024", si legge nel rapporto. In Polonia l'aumento è stato di oltre un punto percentuale, dall'1,6% al 2,9% del PIL.
La clausola di salvaguardia fino al 2028
Il documento ricorda che 18 Stati membri hanno attivato la National Escape Clause (NEC), che permette di escludere fino all'1,5% del PIL di spesa aggiuntiva per la difesa dal calcolo del rispetto delle regole fiscali nel periodo 2025-2028. La clausola è stata introdotta per far fronte al nuovo contesto di sicurezza determinato dalla guerra in Ucraina e dall'incertezza sulle garanzie strategiche statunitensi. Tuttavia, gli autori avvertono che la NEC posticipa ma non elimina l'impatto fiscale della corsa al riarmo: "Una volta scaduta l'esenzione, l'aumento delle spese per la difesa diventerà un impegno di bilancio permanente che dovrà essere finanziato su base continuativa".
Italia, surplus primario all'1,8% nel 2032
Dal 2029 gli Stati che avranno utilizzato appieno la flessibilità dovranno quindi compensare la maggiore spesa con tagli o aumenti delle entrate, per mantenere il debito pubblico su una traiettoria "plausibilmente discendente". Secondo le simulazioni, i Paesi ad alto debito, tra cui Italia, Spagna, Grecia e Portogallo, potrebbero essere costretti a raggiungere surplus primari significativi nella nuova fase di aggiustamento. In Italia, ad esempio, il saldo primario strutturale richiesto nel 2032 sarebbe pari all'1,8% del PIL, contro lo 0,7% stimato nel 2028 grazie alla clausola.
Effetti modesti sulla crescita
Il rapporto segnala inoltre che l'aumento della spesa militare avrà effetti macroeconomici modesti, con moltiplicatori inferiori a uno e un impatto limitato sulla crescita, mentre potrebbe aumentare i costi di finanziamento del debito. "Pertanto, è improbabile che una maggiore spesa per la difesa si autofinanzi grazie a una crescita economica più robusta a lungo termine" avvertono gli autori. Tra le raccomandazioni finali, il documento invita gli Stati membri a usare la flessibilità in modo selettivo, a privilegiare investimenti in sicurezza energetica e a rafforzare il coordinamento europeo, anche attraverso forme comuni di finanziamento per ridurre i costi di approvvigionamento e le disparità nei rendimenti dei titoli di Stato.