AGI - In una delle località più settentrionali del mondo gli abitanti non possono più bere l'acqua del rubinetto. Succede a Longyearbyen, nell'arcipelago norvegese delle Svalbard, a circa 1.300 chilometri dal Polo Nord. La presenza di concentrazioni eccessive di manganese, nichel e solfati ha spinto le autorità locali a raccomandare ai circa 2.600 residenti di non consumare l'acqua della rete idrica. Secondo gli scienziati, tra le possibili cause della contaminazione c'è lo scioglimento del permafrost, il terreno che rimane normalmente ghiacciato e che, a causa del riscaldamento globale, si sta progressivamente scongelando.
La situazione, raccontata oggi dal Guardian, è da tempo al centro dell'attenzione della stampa norvegese. Già nel dicembre 2025, il giornale specializzato Teknisk Ukeblad aveva dedicato un approfondimento ai problemi dell'approvvigionamento idrico della cittadina, sottolineando che i residenti erano ormai da 90 giorni senza acqua potabile sicura dal rubinetto. Anche il quotidiano Aftenposten, in un reportage pubblicato ad agosto, aveva documentato le conseguenze dell'aumento delle temperature alle Svalbard, dal cedimento del terreno alla presenza di metalli nell'acqua.
Valori oltre i limiti da due anni
Longyearbyen ricava la propria acqua da Isdammen, un bacino artificiale lungo circa 2,5 chilometri, unica fonte di approvvigionamento della cittadina. Le prime anomalie nelle concentrazioni di manganese erano state rilevate nel settembre 2024, quando le autorità sanitarie avevano raccomandato di non somministrare l'acqua ai bambini sotto un anno di età. Un anno dopo, di fronte all'aumento dei livelli, la raccomandazione è stata estesa all'intera popolazione.
Alcune analisi hanno rilevato concentrazioni di manganese fino a 1.000 microgrammi per litro, venti volte il valore di riferimento di 50 microgrammi indicato dalle autorità norvegesi. Nel corso del 2026 il problema ha riguardato anche altre sostanze. Le analisi pubblicate dall'amministrazione locale ad aprile indicavano livelli di nichel fino a 30 microgrammi per litro, contro un limite normativo di 20, mentre quelli dei solfati si avvicinavano ai 1.000 milligrammi per litro.
I risultati diffusi il 10 settembre confermano che le concentrazioni di manganese, nichel e solfati restano superiori ai valori previsti. La raccomandazione a non bere l'acqua del rubinetto rimane quindi in vigore.
In Svalbard, particularly in Longyearbyen, the polar night lasts for about 2.5 months, From mid-November to late January, the sun remains completely below the horizon, https://t.co/0XuPqgMQCo
— Science girl (@sciencegirl) January 14, 2025
Il ruolo dello scioglimento del permafrost
Per gli scienziati la contaminazione potrebbe essere collegata alle caratteristiche geologiche del territorio e alle conseguenze dell'aumento delle temperature. Longyearbyen sorge su terreni ricchi di pirite, un minerale composto da ferro e zolfo. Quando entra in contatto con acqua e ossigeno, la pirite può ossidarsi, producendo acidità e favorendo il rilascio di metalli dalle rocce. Marjolaine Verret, esperta di permafrost e docente di geologia artica presso l'University Centre in Svalbard, ha spiegato al Guardian che la combinazione tra il disgelo del terreno e la presenza di rocce contenenti pirite può contribuire alla contaminazione delle risorse idriche.
Il rapporto tra scioglimento del permafrost e peggioramento della qualità dell'acqua resta tuttavia oggetto di studio. Come ha sottolineato anche la testata scientifica norvegese Geoforskning, l'origine dell'aumento delle concentrazioni di manganese non è stata ancora chiarita definitivamente. Il centro di ricerca norvegese SINTEF, insieme all'University Centre in Svalbard e all'Università di Bergen, sta esaminando la composizione delle acque del bacino, i flussi sotterranei e le possibili infiltrazioni provenienti dalle vecchie gallerie minerarie. Il disgelo del permafrost potrebbe infatti modificare il percorso delle acque nel sottosuolo, favorendo il trasporto di sostanze fino al lago.
Le Svalbard sono tra le regioni del pianeta più colpite dal riscaldamento globale. Secondo uno studio pubblicato nel 2022 sulla rivista Scientific Reports, in alcune aree dell'Artico, nella regione del Mare di Barents, l'aumento delle temperature raggiunge i 2,7 gradi per decennio su base annua, con punte di quattro gradi durante l'autunno.
I residenti costretti a rifornirsi di acqua depurata
Nel frattempo, gli abitanti di Longyearbyen devono procurarsi acqua depurata presso un punto di distribuzione allestito nel supermercato della cittadina. Il servizio utilizza acqua trattata dal birrificio locale, lo Svalbard Bryggeri, attraverso un processo di osmosi inversa. I residenti possono riempire gratuitamente i propri contenitori.
La situazione ha aperto anche un dibattito sulle condizioni delle infrastrutture delle Svalbard. In un commento pubblicato a ottobre sul quotidiano norvegese VG, la responsabile della sezione politica Frøy Gudbrandsen ha denunciato il deterioramento di diversi servizi essenziali di Longyearbyen, dalle abitazioni alla rete energetica, fino all'approvvigionamento idrico, sostenendo che l'arcipelago sia stato trascurato dalle autorità.
L'amministrazione sta valutando interventi strutturali per risolvere il problema. Tra le possibilità esaminate ci sono nuovi sistemi di filtrazione delle acque di Isdammen e la costruzione di un impianto di desalinizzazione che possa garantire una fonte alternativa. Entrambe le soluzioni presentano costi elevati e difficoltà tecniche legate alle condizioni climatiche delle Svalbard.
In Norvegia, dove bere l'acqua del rubinetto è normalmente considerato scontato, la necessità di rifornirsi quotidianamente presso un punto di distribuzione rappresenta un cambiamento significativo. Le conseguenze potrebbero riguardare anche altre comunità artiche. Secondo Verret, terreni ricchi di pirite e metalli pesanti sono presenti anche in alcune aree del Canada settentrionale e dell'Alaska, dove lo scioglimento del permafrost potrebbe modificare la qualità delle risorse idriche. L'indagine coordinata da SINTEF, i cui risultati sono attesi nel secondo trimestre del 2027, dovrà contribuire a chiarire le cause della contaminazione e individuare possibili soluzioni.