AGI - I residenti dell’Alberta, provincia canadese con vaste riserve petrolifere, sono chiamati oggi a votare per scegliere se tenere o meno in futuro un referendum sull’indipendenza da Ottawa. Secondo i sondaggi d’opinione, meno del 25% dei cinque milioni di residenti dell’Alberta è favorevole alla secessione. Il premier Mark Carney, cresciuto proprio in questa provincia occidentale, ha nondimeno avvertito sui rischi comportati dalla maggiore visibilità della mobilitazione secessionista a scapito di chi appoggia l’unità nazionale.
“Vale la pena lottare per il Canada... Votate oggi. Votate per il Canada”, ha ribadito Carney in un messaggio pubblicato su X poco prima dell’inizio delle votazioni. I seggi elettorali hanno aperto alle 9:00 ora locale (le 17:00 in Italia) e chiuderanno alle 20:00 (le 4:00 in Italia).
L’interesse dell’amministrazione Trump
Il movimento separatista dell’Alberta, marginale fino a pochi anni fa, sta attirando l’interesse dell’amministrazione Trump e dei suoi alleati. Alcuni mesi fa, rappresentanti del movimento sono stati ricevuti al Dipartimento di Stato e all’inizio di questo mese Elon Musk ha invitato la provincia a “separarsi”. Carney ha esortato i governi stranieri, “compresi gli Stati Uniti”, a non interferire nel referendum.
Petrolio e rivendicazioni dei separatisti
L’Alberta, con i suoi giacimenti di sabbie bituminose, possiede le quarte riserve petrolifere accertate più grandi al mondo. Queste risorse sono al centro delle rivendicazioni dei separatisti, i quali sostengono che il governo federale abbia soffocato l’industria petrolifera con le sue normative ambientali durante il mandato dell’ex primo ministro Justin Trudeau. In un drastico cambio di marcia, Carney ha fatto della costruzione di un nuovo oleodotto che collegherà l’Alberta alla costa del Pacifico un punto cardine della sua strategia per ridurre la dipendenza del Canada dagli Stati Uniti. L’oleodotto è destinato a consentire l’esportazione massiccia di petrolio verso l’Asia.
Il quesito voluto da Danielle Smith
A maggio, il movimento separatista è riuscito a raccogliere un numero sufficiente di firme per indire un referendum sull’indipendenza, prima che un giudice locale lo annullasse per motivi costituzionali. La leader conservatrice della provincia, Danielle Smith, contraria all’indipendenza ma con una componente secessionista nel suo partito, per placare quest’ultima ha deciso di abbinare ad altri nove quesiti referendari, per lo più sull’immigrazione, un decimo che offre due opzioni: rimanere una provincia del Canada o dare al governo provinciale il mandato di organizzare un referendum vincolante sull’indipendenza.
Il paragone con la Brexit
La decisione di Smith sta venendo paragonata da alcuni analisti alla scommessa fatta dall’ex premier britannico David Cameron con il referendum sulla Brexit nel 2016. Mark Carney era allora a capo della Banca d’Inghilterra. “All’epoca, il significato della Brexit non era chiaro”, ha spiegato Carney la scorsa settimana, ricordando come negli anni successivi abbia “regnato un’enorme incertezza e gli investimenti si sono fermati”.
Il Quebec e il rischio di contestazioni
Carney si trova ad affrontare altre aspirazioni separatiste nella provincia francofona del Quebec, dove il Parti Quebecois, vincitore delle elezioni provinciali di inizio ottobre, vuole indire un nuovo referendum sull’indipendenza. La manipolazione dei contenuti tramite intelligenza artificiale e le accuse di interferenze americane stanno portando alcuni esperti a mettere in guardia su possibili contestazioni dei risultati elettorali. “È probabile che una parte della popolazione percepisca queste elezioni come truccate o ingiuste”, afferma Aengus Bridgman, direttore del Media Ecosystem Observatory presso l’Università McGill di Montreal.