AGI - Un "blackout delle sanzioni americane" e l'allentamento della pressione su Mosca incoraggiano Vladimir Putin a continuare gli attacchi contro l'Ucraina. Lo ha denunciato il presidente Volodymyr Zelensky su X, dopo quella che ha definito una delle più vaste offensive russe contro il sistema energetico del Paese, con oltre 15 infrastrutture critiche di produzione e trasmissione elettrica prese di mira.
"Nel momento in cui i russi hanno condotto un attacco così massiccio contro il nostro settore energetico, in America è stata purtroppo presa la decisione di ignorare completamente il Lindsey Graham Act, che avrebbe dovuto esercitare una pressione davvero efficace sulla Russia per porre fine a questa guerra", ha scritto Zelensky. "Questa legge avrebbe potuto aiutare enormemente, e può ancora farlo. Ma deve essere realmente applicata".
Oltre 320 droni e missili contro l'Ucraina
Secondo il presidente, tra le 19 di ieri e le 7 di oggi, 17 ottobre, Mosca ha impiegato oltre 320 droni Shahed con motore a reazione o a benzina, insieme a munizioni circuitanti, missili da crociera e balistici, contro impianti energetici, città e comunità ucraine. "I russi hanno intensificato la loro operazione contro il sistema energetico e cercano di mettere al limite le nostre riserve e capacità di riparazione",
Il timore di un blackout prima dell'inverno
"La Russia sta cercando di provocare un blackout in Ucraina proprio prima dell'inverno. Sta cercando di lasciare milioni di persone senza elettricità e riscaldamento. Serve pressione per fermarla", ha insistito. Il presidente ucraino ha quindi ribadito che l'allentamento delle misure contro Mosca rischia di rafforzare la strategia del Cremlino.
"Un blackout delle sanzioni americane, l'allentamento della pressione sull'aggressore, ricompense finanziarie per Putin: tutto questo lo incoraggia soltanto a continuare ad attaccare", ha scritto Zelensky su X.
L'appello a non cedere terreno
"Non dobbiamo cedere terreno. Dobbiamo continuare a cercare di porre fine alla guerra. Porvi fine, non dare a Putin ogni ragione per continuarla indefinitamente", ha aggiunto, ringraziando "tutti coloro che lottano davvero per la pace e aiutano l'Ucraina".
Il no di tre Paesi al nuovo sostegno finanziario
Intanto, la Slovacchia ha fatto sapere che non parteciperà al nuovo pacchetto di sostegno da 70 miliardi di euro richiesto venerdì da Zelensky ai leader dell'Ue. Lo ha dichiarato il premier Robert Fico, secondo l'agenzia slovacca Tasr, riferendo che anche il primo ministro ungherese Peter Magyar ha assunto una posizione analoga.
La richiesta arriva sei mesi dopo l'approvazione da parte dell'Ue di un prestito da 90 miliardi di euro per sostenere il Paese fino alla fine del 2027. Nonostante l'erogazione di questi fondi, resta un fabbisogno scoperto, anche per il mancato contributo dei partner esterni all'Unione, con l'eccezione della Norvegia.
Anche Praga dice no
Anche il premier ceco Andrej Babiš ha indicato che il suo Paese non aderirà a un ulteriore pacchetto di finanziamenti. Slovacchia, Ungheria e Repubblica Ceca erano rimaste fuori anche dal precedente prestito da 90 miliardi, senza però impedirne l'approvazione.
Gli aiuti alternativi a Kiev
Fico ha assicurato che Bratislava continuerà ad aiutare Kiev attraverso altri strumenti, citando progetti educativi, logistica e cooperazione energetica.