AGI - Dieci anni dopo il referendum sulla Brexit, il Regno Unito torna a interrogarsi sul suo rapporto con l'Europa. Il premier Andy Burnham ha riaperto il dibattito, senza escludere un ritorno nell'Unione europea, mentre i sondaggi indicano un cambiamento profondo nell'opinione pubblica: metà dei britannici sostiene il rientro e quasi il 60% considera un errore l'uscita.
Ma il consenso rilevato oggi potrebbe essere messo alla prova da una nuova campagna referendaria, avvertono gli esperti interpellati dal Guardian.
Burnham riapre il dossier europeo
"Mantenere lo status quo non è sufficiente per la Gran Bretagna", ha dichiarato questa settimana Burnham, dopo aver annunciato al congresso laburista di settembre una revisione dei rapporti con Bruxelles.
Tra le possibilità, ha chiarito, c'è anche quella di andare "fino in fondo" e rientrare nell'Ue.
Il peso dell'economia
A spingere verso un riavvicinamento sono anche le esigenze economiche. L'Unione sta definendo le condizioni dell'accesso britannico alle misure del "Made in Europe", che secondo il premier potrebbero penalizzare l'industria manifatturiera del Paese.
I sondaggi mostrano un cambio di opinione
Un sondaggio su oltre 11mila persone, pubblicato questo mese, indica che il 50% dei britannici è favorevole al ritorno nell'Unione, contro il 28% di contrari e una restante quota di indecisi.
Un'altra indagine, realizzata da More in Common a giugno, suggerisce che, se si votasse nuovamente oggi, soltanto 11 dei 632 collegi della Gran Bretagna sceglierebbero l'uscita. Persino a Clacton, il collegio di Nigel Farage, il 52% sostiene il rientro.
Perché l'opinione pubblica è cambiata
Secondo Rob Ford, docente di Scienze politiche all'Università di Manchester, il cambiamento deriva da più fattori: il ricambio generazionale, l'orientamento europeista dei giovani e di chi non votò nel 2016, ma anche il ripensamento di una parte degli elettori favorevoli alla Brexit.
Tendenze singolarmente lente che, sommate nell'arco di un decennio, hanno modificato sensibilmente gli equilibri.
Ripensamenti anche nei territori pro-Brexit
Segnali arrivano anche dalle aree che avevano sostenuto nettamente l'uscita. "Hull East votò al 74% per lasciare l'Ue, ma credo che il clima sia cambiato", ha dichiarato Karl Turner, deputato del collegio dal 2010, eletto con i laburisti e oggi indipendente.
"Gli elettori mi dicono che si aspettavano che la Brexit migliorasse le loro vite; invece molti affrontano costi più alti e meno opportunità". Per questo, sostiene, sono sempre più disponibili a considerare i vantaggi pratici di un rientro.
Le valutazioni del Labour
Per il Labour, riaprire il dossier potrebbe contribuire a mobilitare la base e recuperare consensi tra gli elettori delle altre formazioni progressiste. Sara Hobolt, docente alla London School of Economics, osserva che molti sostenitori erano delusi dal silenzio sul tema di Keir Starmer e del suo governo. Il dibattito potrebbe inoltre accentuare le divisioni tra i conservatori, che hanno perso parte degli elettori più favorevoli alla Brexit a vantaggio di Reform.
Le cautele e i rischi di un nuovo referendum
Non mancano però le cautele all'interno dello stesso governo. Un ministro ha avvertito che Burnham deve procedere con prudenza per evitare di riaccendere le divisioni. E un eventuale referendum rappresenterebbe una sfida diversa dalla mobilitazione dell'elettorato laburista.
"Il sostegno al rientro nell'Ue esiste chiaramente. La domanda è quanto resisterebbe a una campagna referendaria", ha sottolineato Luke Tryl, direttore di More in Common. Una parte dell'opinione pubblica, dopo anni di crisi e scontri, non vuole riaprire quelle ferite. Il fronte del ritorno partirebbe in vantaggio, ma le percentuali potrebbero cambiare nel confronto sulle condizioni concrete.
Gli ostacoli politici
Ford segnala anche un ostacolo sul versante europeo: Bruxelles sarebbe riluttante ad avviare discussioni sostanziali finché restasse la prospettiva di una nuova inversione di rotta sotto un futuro governo di Reform.
Per Burnham, infine, c'è il rischio che la Brexit torni ad assorbire l'intero dibattito politico, sottraendo spazio alle riforme necessarie per affrontare i problemi strutturali della società britannica.