AGI - Le autorità turche hanno fatto irruzione nella sede di Halk Tv, seguitissimo canale televisivo legato all'opposizione. Il blitz, avvenuto il 14 ottobre alle prime luci dell'alba, ha interrotto una diretta dopo che le autorità avevano nominato un nuovo commissario, un amministratore temporaneo che secondo alcuni media turchi sarebbe vicino al governo del presidente Recep Tayyip Erdogan.
Una decisione che è stata duramente criticata e denunciata come un atto di censura nei confronti di una emittente che negli ultimi anni non ha mai risparmiato critiche, anche feroci, a Erdogan e al suo esecutivo. Il Ceo di Halk Tv, Cafer Mahiroglu, imprenditore da anni residente in Inghilterra e nome attorno a cui ruota l'indagine che ha portato al provvedimento, ha definito l'accaduto "una giornata buia per la Turchia". Mahiroglu ha poi riferito attraverso i propri canali social che sette suoi familiari, tra cui il fratello di 70 anni, sono stati fermati nell'ambito dell'operazione che ha coinvolto l'emittente.
#SONDAKİKA | Halk TV’nin İstanbul’daki merkez binasına sabahın erken saatlerinde polis baskını düzenlendi. Baskının ardından kanala kayyum atandığı açıklanırken televizyon yayını da durduruldu. Polis ekiplerinin binadaki aramaları sürerken kanalın bulunduğu yol trafiğe kapatıldı. Halk TV çalışanlarının binaya girişine izin verilmedi.
— Sözcü (@gazetesozcu) October 14, 2026
La polizia ha fermato 11 persone nell'ambito dell'indagine che coinvolge Mahiroglu, accusato di corruzione, turbativa d'asta e riciclaggio di denaro. In tutto sono stati emessi mandati di arresto nei confronti di 17 persone. Mahiroglu, tuttavia, non è stato fermato, poiché vive all'estero. "Il diritto dei cittadini all'informazione viene sottratto per ragioni politiche", ha dichiarato su X, respingendo le accuse come "infondate". "Usare la magistratura come un'arma è il danno più grande che si possa infliggere alla Turchia", ha poi aggiunto.
Il legame con il processo a Imamoglu
Negli ultimi due anni il Partito della Giustizia e dello Sviluppo al potere (Akp) ha intensificato le iniziative contro le istituzioni riconducibili al principale partito di opposizione, il Partito Popolare Repubblicano (Chp), e alla formazione nata dalla sua recente scissione, il Nuovo Partito. Il leader del Nuovo Partito, Ozgur Ozel, ha dichiarato sui social media che l'irruzione a Halk Tv, emittente storicamente vicina al Chp, sarebbe collegata al procedimento giudiziario in corso contro l'ex sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu, detenuto in carcere dal marzo 2025.
Il processo si trova in una fase cruciale e Halk Tv ha sempre seguito gli sviluppi della vicenda giudiziaria dell'ormai ex sindaco di Istanbul, in carcere con accuse che comprendono corruzione, appalti truccati e concussione. L'arresto di Imamoglu, nonostante fosse avvenuto a più di 3 anni dalle elezioni, era stato interpretato come una mossa politica mirata a mettere fuori gioco quello che sembrava lo sfidante naturale e più accreditato a prendere il posto del presidente Erdogan.
L'allarme dei giornalisti europei
Ricardo Gutiérrez, segretario generale della Federazione europea dei giornalisti (Efj), ha definito la situazione "estremamente preoccupante". "Mettere Halk Tv sotto amministrazione fiduciaria e interromperne le trasmissioni proprio nel giorno in cui Ekrem Imamoglu inizia la sua difesa priva il pubblico del diritto all'informazione in un momento cruciale". La Efj ha quindi chiesto alle autorità turche di revocare immediatamente la nomina dell'amministratore, consentire a Halk Tv di riprendere le trasmissioni e permettere ai giornalisti di svolgere il proprio lavoro senza pressioni.
L'operazione contro Halk Tv rappresenta l'ultima iniziativa di una più ampia campagna contro la parte di società civile critica nei confronti di Erdogan. Decine di persone e organizzazioni sono state oggetto di fermi e perquisizioni, con particolare attenzione alle realtà a sostegno dei diritti delle persone Lgbtq+. Inoltre, centinaia di account sui social media e siti web sono stati bloccati con l'accusa di diffondere contenuti osceni. Oltre 80 persone sono state formalmente arrestate e restano in carcere in attesa del processo. Tra le accuse contestate ai fermati figurano quelle di "oscenità", "favoreggiamento della prostituzione" e presunti "legami finanziari con l'estero". Il governo e i suoi sostenitori hanno accompagnato queste misure con una narrazione incentrata sulla difesa dei valori familiari.
Gli account oscurati su X
La scorsa settimana, anche l'Associazione per la libertà di espressione (Ifod), che monitora la libertà di Internet e dei media in Turchia, ha denunciato restrizioni ai propri account su X. Tra quelli colpiti figura EngelliWeb, il progetto dell'organizzazione che documenta i blocchi dei social media nel Paese. Su richiesta delle autorità turche, X ha inoltre bloccato gli account di Amnesty International Turchia e del quotidiano di estrema sinistra Evrensel. Tra gli account oscurati figurano anche quelli dell'Associazione per l'educazione, il trattamento e la ricerca sessuale (Cetad), che fornisce sostegno alle persone che vivono con l'Hiv, e dell'Associazione psichiatrica turca (Tpd).