AGI - La guerra in Iran mette sotto pressione anche il mercato delle banane, il frutto più consumato negli Stati Uniti. L'aumento dei costi di carburanti, fertilizzanti e imballaggi minaccia una filiera che trasporta un prodotto fragile per migliaia di chilometri, mantenendolo refrigerato, per venderlo spesso a pochi centesimi al pezzo. A raccontarlo è il New York Times, che ha seguito il viaggio di un carico dal Guatemala fino a un supermercato della Pennsylvania.
"Tutto costa di più. Se me lo chiedete, è una crisi", afferma Danny Dumas, vicepresidente senior di Del Monte North America. Il settore deve assorbire i rincari con margini di profitto ridotti e scarsa capacità di aumentare i prezzi: i supermercati utilizzano infatti le banane come prodotto di richiamo, mantenendole economiche per attirare i clienti. Ad agosto il prezzo medio negli Stati Uniti era di circa 65 centesimi di dollaro per libbra, poco più di 450 grammi, sostanzialmente invariato rispetto a dieci anni fa.
L'impatto dei prezzi del diesel sulle banane
Dall'inizio della guerra, sette mesi fa, il prezzo del diesel negli Stati Uniti è aumentato di circa il 70%, con punte superiori ai sei dollari al gallone. Sono rincarati anche il carburante delle navi e quello necessario per alimentare gli impianti di irrigazione nelle piantagioni dell'America centrale e meridionale. A questi costi si aggiungono fertilizzanti, prodotti per contrastare le malattie, cartone e plastica per gli imballaggi. "Lungo tutta la filiera, tutto dipende dall'energia", spiega il presidente di Del Monte, Mohammed Abbas.
La logistica lascia poco spazio agli imprevisti. La nave Del Monte Spirit, seguita dal quotidiano durante uno scalo nel New Jersey, trasportava circa il 7% delle banane importate negli Stati Uniti in quella settimana. L'equipaggio aveva appena 40 ore per scaricare milioni di frutti provenienti da Guatemala e Costa Rica, prima di ripartire per il carico successivo.
Il rischio per il prossimo raccolto
Il timore dei produttori è che l'aumento dei costi spinga gli agricoltori a ridurre fertilizzanti e trattamenti, compromettendo il prossimo raccolto. Alcuni coltivatori centroamericani stanno già passando agli ananas. I rincari rischiano inoltre di sottrarre risorse alla ricerca di varietà resistenti alle malattie, mentre funghi e virus minacciano la Cavendish, la banana dominante sul mercato americano.
In Perù, il piccolo produttore Miguel Angel Morales racconta che i suoi costi sono cresciuti del 25-30% quest'anno, senza poter adeguare i prezzi perché vincolato da contratti annuali. Alla pressione della guerra si sommano cambiamento climatico, un El Niño particolarmente intenso, gli effetti dei dazi e la carenza di autotrasportatori.
Nel secondo trimestre il margine di Del Monte sulle banane era appena del 2,3%. Diversi contratti di fornitura scadranno a dicembre, ma resta incerto quanto i supermercati accetteranno di pagare in più. La capacità del settore di assorbire ulteriori costi è "al punto di rottura", avverte Tom Stenzel, direttore generale della Banana Association of North America. "Che cos'altro si può comprare in un supermercato con 25 centesimi?".