AGI - Amazon vuole comprare Decart e sarebbe disposta a mettere sul piatto circa 7 miliardi di dollari.
La trattativa per rilevare la giovane società di intelligenza artificiale, conosciuta per un modello che ritocca i video mentre vanno in onda, è stata rivelata l'11 ottobre dal Wall Street Journal, che cita fonti a conoscenza del dossier.
Secondo il quotidiano finanziario americano, la firma potrebbe arrivare presto, a meno che il negoziato non si areni o non spunti un altro compratore.
Per ora mancano conferme ufficiali.
Reuters, che ha rilanciato l'indiscrezione, non ha potuto verificarla in modo indipendente, mentre Amazon e Decart non hanno risposto alle richieste di commento.
Un rapporto già stretto tra Amazon e Decart
Tra le due aziende il legame esiste già.
Amazon è finora il principale cliente di Decart e, allo stesso tempo, uno dei suoi maggiori utilizzatori dei chip Trainium, i processori che il gruppo progetta in casa per l'intelligenza artificiale.
La tecnologia della startup, secondo quanto riportato dalla stampa americana, lavora già in diverse divisioni del gruppo: la piattaforma di streaming Twitch, il commercio online e gli studi che producono film e serie tv.
Con l'acquisizione, Amazon porterebbe dunque all'interno del gruppo un fornitore di cui già si serve.
Chi è Decart
Decart è nata nel 2023 a San Francisco, da un'idea di tre ingegneri israeliani: i fratelli Dean e Orian Leitersdorf e Moshe Shalev.
Il suo business corre su due binari principali.
Il motore software DOS
Il primo, quello che cresce più rapidamente, si chiama Decart Optimization Stack (DOS).
Si tratta di un motore software che risolve un problema molto concreto per chi sviluppa intelligenza artificiale: far girare lo stesso modello su processori diversi, ciascuno dei quali richiede librerie di programmazione specifiche.
Tra i chip supportati ci sono:
- le GPU di Nvidia;
- le TPU di Google;
- i processori Trainium di Amazon.
I modelli di mondo e la generazione video
Il secondo filone riguarda i cosiddetti modelli di mondo.
Lucy, sostenuto da Nvidia, modifica in tempo reale un video trasmesso in diretta.
Oasis, invece, genera ambienti simulati in cui addestrare e collaudare robot e sistemi di guida autonoma.
Al debutto Oasis si presentava come un mondo interattivo in stile Minecraft e, secondo l'azienda, ha raggiunto un milione di utenti in 72 ore.
Oggi le applicazioni commerciali dei due modelli spaziano dall'e-commerce ai videogiochi, fino alla robotica.
La corsa dei big della tecnologia
Il nome di Decart circola da mesi tra i giganti della tecnologia.
In agosto la stampa israeliana parlava di una vera e propria asta.
Nvidia, già presente nel capitale della società, sarebbe arrivata vicina all'acquisizione prima che offerte più elevate cambiassero il quadro.
Tra i possibili acquirenti venivano indicati anche SpaceX, Amazon e Nebius.
Nello stesso mese Anthropic, la società che sviluppa l'assistente Claude, aveva valutato un'acquisizione da circa 6 miliardi di dollari.
A settembre, conclusa la due diligence, avrebbe però deciso di non procedere.
Una valutazione in forte crescita
A maggio Decart ha raccolto 300 milioni di dollari in un round guidato da Radical Ventures, operazione che ha portato Nvidia tra gli azionisti.
In quel momento, secondo i dati di PitchBook citati dal Journal, la società valeva poco meno di 4 miliardi di dollari, contro i 3,1 miliardi dell'agosto 2025.
Il prezzo di cui si parla oggi supera quindi la valutazione di maggio di circa il 75%.
Tra gli investitori figurano anche:
- Atreides Management;
- l'ex amministratore delegato della Disney Michael Eisner;
- Andrej Karpathy, tra i fondatori di OpenAI;
- la famiglia Yamauchi, storicamente legata alla nascita di Nintendo.
Perché Amazon vuole Decart
Nella generazione di video in tempo reale Decart compete con startup come Runway e Pika.
Nel campo dei mondi virtuali interattivi e della simulazione si confronta invece con World Labs, Odyssey e Google DeepMind.
Per Amazon, che utilizza già i prodotti della startup in diverse divisioni, chiudere l'accordo significherebbe controllare direttamente una tecnologia strategica che oggi acquista da un soggetto esterno.
E, allo stesso tempo, sottrarla ai concorrenti che negli ultimi mesi hanno mostrato interesse per la società