AGI - I tribunali ecclesiastici hanno accertato in via definitiva la responsabilità di padre Carlos Miguel Buela, fondatore dell'Istituto del Verbo Incarnato e delle Serve del Signore e della Vergine di Matará, per fatti riconducibili a un "delitto contro il sesto comandamento, commesso con violenza nei confronti di più persone".
Il sacerdote argentino, morto a Genova nel 2023, è stato riconosciuto responsabile dopo il giudizio del Tribunale Penale Speciale di primo grado e quello di Appello, che hanno raggiunto la "certezza morale" della sua colpevolezza.
La comunicazione della Santa Sede
La decisione è stata resa nota attraverso una comunicazione firmata da suor Simona Brambilla, prefetta del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, insieme ai due delegati pontifici incaricati dal 2025 di accompagnare i due istituti religiosi.
La conferma della responsabilità arriva al termine di un duplice grado di giudizio interno alla Chiesa. I delegati pontifici, monsignor José Antonio Satué Huerto per l'istituto maschile e suor Clara Echarte per quello femminile, hanno comunicato ufficialmente la decisione ai superiori provinciali dei due istituti durante un incontro svoltosi a Roma il 14 settembre.
Un atto di verità e giustizia
La nota sottolinea che l'accertamento della responsabilità intende contribuire al ristabilimento della verità e rappresenta un atto di giustizia nei confronti delle persone che hanno subito un danno a causa del comportamento del fondatore.
La comunicazione viene inoltre indicata come un importante atto di trasparenza nei confronti dei membri dei due istituti.
Il futuro dei due istituti religiosi
La decisione dei tribunali ecclesiastici sulla colpevolezza di padre Carlos Miguel Buela apre una nuova fase per l'Istituto del Verbo Incarnato e per le Serve del Signore e della Vergine di Matarà, le due realtà religiose fondate dal sacerdote argentino negli anni Ottanta.
La Santa Sede segue da tempo con particolare attenzione la vicenda dei due istituti, entrambi di diritto diocesano e fondati nella diocesi argentina di San Rafael. La loro sede principale si trova oggi nella diocesi italiana di Velletri-Segni e le due realtà si sono diffuse in oltre 25 Paesi dei cinque continenti.
Il ruolo dei delegati pontifici
Nel gennaio 2025 sono stati nominati due delegati pontifici per accompagnare rispettivamente il ramo maschile e quello femminile nel percorso riguardante formazione, disciplina religiosa, apostolato e governo.
La comunicazione sulla responsabilità di Buela esorta a distinguere "il dono dello Spirito concesso per l'edificazione della Chiesa" dai limiti e dalle condotte personali del fondatore.
Dal commissariamento a una nuova fase
La Santa Sede aveva già seguito la situazione dell'Istituto del Verbo Incarnato attraverso un commissariamento pontificio. In precedenza il cardinale Santos Abril y Castellò aveva svolto l'incarico di commissario pontificio del ramo maschile, dopo l'emergere di problemi interni relativi al governo dell'istituto e di accuse rivolte a Buela. Il suo servizio si è concluso nel 2025 con la nomina dei due delegati pontifici. La nuova fase indicata dalla Santa Sede riguarda quindi non soltanto l'accertamento delle responsabilità personali del fondatore, ma anche la necessità per le due comunità religiose di rileggere la propria storia e il proprio carisma alla luce di quanto emerso.