AGI - Antonio Tajani si è detto "stupito dalle polemiche" scaturite dal suo commento alla sentenza Regeni quando ha detto: "Ci sono tre persone colpevoli, ma non è l'Egitto a essere condannato in quanto tale". Le opposizioni chiedono le sue dimissioni.
Oggi il ministro degli Esteri nonchè vicepremier, a margine del Forum Euromediterraneo dell'Acqua, a La Nuvola di Roma, ha spiegato di essersi limitato "a fotografare la sentenza di ieri. Anche noi vogliamo si faccia luce su chi sono gli assassini" di Giulio Regeni.
L'impegno della Farnesina sulla ricerca della verità
"Proprio perché è una sentenza limitata che non ci dice chi sono gli assassini di Regeni - ha chiarito Tajani rispondendo ai giornalisti -, noi vogliamo che si faccia piena luce su questo. Non abbiamo mai mollato".
"Vale più l'azione diplomatica - ha aggiunto il titolare della Farnesina - che il clamore, perché noi non abbiamo mai rinunciato a insistere per scoprire la verità con la stessa attività diplomatica silenziosa con cui siamo riusciti a riportare in Italia Patrick Zaki e con lo stesso impegno stiamo lavorando per riportare a casa in Itala Nessy Guerra e la sua bambina.
"Il perimetro della sentenza di primo grado ieri sul caso Regeni è definito" e riguarda le responsabilità del sequestro in Egitto del ricercatore italiano, ma l'Italia continuerà a lavorare per "sapere chi sono i suoi assassini - ha ribadito Tajani -. Sono tre le persone condannate e il perimetro della sentenza è definito, bisogna andare avanti e non ho mai ceduto su questo. Non è che agire con diplomazia e discrezione significhi non agire", ha poi sottolineato.
Il tema dell'estradizione degli agenti condannati
In una intervista a La Stampa, rispondendo alla domanda se il governo si attiverà per avanzare all'Egitto la richiesta di estradizione per gli agenti della National security egiziana condannati dalla Giustizia italiana per il sequestro di Giulio Regeni, Tajani aveva precisato: "Non è il ministro degli Esteri che si occupa dell'estradizione ma quello della Giustizia. Più avanti valuteremo le carte, ma su Regeni abbiamo sempre fatto quello che serviva".
Le opposizioni attaccano
Per Angelo Bonelli, deputato di AVS e co-portavoce di EV, "Tajani è un ministro che fa vergognare tutta l'Italia e dovrebbe dimettersi. Le parole che ha pronunciato sono di una gravità inaudita. Di fronte alla sentenza sul caso Regeni ha sentito il bisogno di precisare che 'non è stato condannato l'Egitto, sono state condannate tre persone' e che si tratta di una sentenza di primo grado. Tajani ci ha già abituato a dichiarazioni incommentabili, ma quelle di ieri offendono la memoria di Giulio Regeni e il dolore dei suoi genitori. Basta con questo linguaggio e con un governo che ragiona secondo il motto 'pecunia non olet', il denaro non puzza. Per il governo gli affari con l'Egitto e il petrolio vengono prima del diritto internazionale e della giustizia. E Giorgia Meloni, ancora una volta, resta in silenzio. Questo è il governo della destra che affossa il diritto e offende la memoria di Giulio Regeni, sequestrato, torturato e assassinato in Egitto".
"Tajani ha perso un'altra occasione per tacere ed evitare imbarazzo al Paese. Dimostra di non aver capito niente della sentenza di ieri, che condanna per il sequestro e la tortura di Giulio Regeni tre componenti dell'apparato di sicurezza del regime egiziano", dice Elly Schlein. "Nessuno - riprende la segretaria Dem - può più negare la responsabilità del regime di Al Sisi. Le parole di Tajani sono molto gravi perché arrivano proprio quando la giustizia ha compiuto un importante passo avanti dopo dieci anni di tenace battaglia per la verità da parte della famiglia Regeni e uno sforzo encomiabile della Procura".
"Tajani si risparmi i toni da assoluzione di ufficio, anche perché adesso è compito del governo far rispettare ed eseguire la sentenza emessa, con un'iniziativa politica e diplomatica forte e determinata, per pretendere dal governo egiziano di consegnare i responsabili alla giustizia e che paghi all'Italia il risarcimento che la sentenza ha stabilito", conclude la segretaria Pd.