AGI - Alta tensione in Irlanda del Nord, dove l'Ordine di Orange ha ottenuto il via libera giudiziario per tornare a sfilare lungo la controversa Garvaghy Road a Portadown, per la prima volta in 28 anni. Mentre circa duemila persone si sono radunate nella zona a maggioranza cattolica e nazionalista per bloccare il corteo lealista, la prima ministra Michelle O'Neill parla di "marcia settaria non voluta", mentre il premier britannico Andy Burnham lancia un accorato appello alla calma: "Non vogliamo tornare indietro".
Duemila in strada
L'Ordine di Orange torna a sfilare oggi lungo Garvaghy Road, a Portadown, per la prima volta dal 1998. Il via libera alla controversa marcia lealista attraverso una zona a maggioranza cattolica e nazionalista è arrivato al termine di un'intensa battaglia giudiziaria proseguita nella notte. Nelle prime ore della giornata, l'Alta Corte di Belfast ha respinto l'ultimo ricorso avanzato per fermare il corteo, confermando la decisione dell'organismo indipendente che regola le processioni.
La Commissione per le parate ha autorizzato 35 orangisti a percorrere in silenzio Garvaghy Road, senza bande musicali né sostenitori al seguito, a partire dalle prime ore della mattina.
Sul posto è stato dispiegato un imponente dispositivo di sicurezza: un corrispondente dell'Afp ha constatato che le forze di polizia hanno inizialmente trattenuto i partecipanti alla marcia all'interno di una sala parrocchiale, mentre in strada si sono radunate circa duemila persone scese a protestare contro il passaggio del corteo.
Le reazioni
La decisione giudiziaria ha spaccato il quadro politico, suscitando l'indignazione delle formazioni nazionaliste e il plauso dei partiti unionisti.
Di fronte all'impennata della tensione, il premier britannico Andy Burnham ha rivolto un formale appello alla "calma da tutte le parti": "Sono stati compiuti grandi progressi in Irlanda del Nord e non vogliamo tornare indietro", ha dichiarato Burnham alla BBC.
Di segno opposto la presa di posizione della prima ministra nordirlandese Michelle O'Neill, esponente del partito repubblicano Sinn Féin, che ha condannato con fermezza la sentenza sostenendo il diritto degli abitanti alla protesta: "La comunità di Garvaghy Road è completamente inorridita dalla decisione di imporre questa marcia orangista indesiderata attraverso il proprio quartiere", ha affermato O'Neill. "Il nostro messaggio è chiaro: non si torna indietro. Né domani né mai. Sostengo il diritto dei residenti a protestare contro questa marcia settaria".
Sulla stessa linea la presidente del Sinn Féin, Mary Lou McDonald, scesa in strada accanto ai contromanifestanti per difendere "il diritto a vivere liberi dalle intimidazioni settarie", ricordando come i progressi raggiunti dall'Accordo del Venerdì Santo del 1998 abbiano trasformato profondamente la vita dei cittadini.
Entusiasta, al contrario, la reazione della deputata unionista del DUP Carla Lockhart: "È un risultato straordinario, la legge ha prevalso", ha commentato la parlamentare, assicurando che si tratterà di "una marcia dignitosa e pacifica" che ripristinerà i diritti negati alla sezione di Portadown per quasi trent'anni.
Le radici storiche sulla disputa
La strada verso la decisione di oggi è stata segnata da continui colpi di scena legali. Venerdì la Commissione per le parate aveva ribaltato le restrizioni in vigore da quasi tre decenni. I residenti avevano poi ottenuto una sospensione temporanea dall'Alta Corte, ma la sezione orangista di Portadown ha vinto il successivo ricorso.
Nel motivare la sospensione iniziale, la giudice Patricia Smyth aveva sottolineato la profonda sfiducia reciproca e il serio rischio di alimentare disordini nell'intera Irlanda del Nord, osservando come "nessuna delle due parti accetti le rassicurazioni dell'altra" e rivolgendo un monito a "fare un passo indietro dall'abisso". Dal canto suo, l'Ordine di Orange si era rifiutato di rinviare la sfilata, sostenendo in una lettera alla Corte che un rinvio avrebbe concesso agli oppositori un "potere di veto" fondato sulla minaccia di violenze.
La disputa sulla marcia di Drumcree affonda le radici negli anni Novanta, quando fu al centro di sanguinosi scontri. Il percorso tradizionale condusse per anni dalla chiesa di Drumcree attraverso Portadown e lungo Garvaghy Road; tuttavia, con il mutamento demografico dell'area — divenuta prevalentemente cattolica e nazionalista — il passaggio venne percepito come una provocazione aperta. Dopo le violente esplosioni di tensione del 1995 e 1996, le restrizioni introdotte nel 1998 avevano finora impedito agli orangisti di completare il tragitto storico.