AGI - Un volo di linea partito da Pisa e diretto a Glasgow il 3 ottobre del 2025 si è trasformato in un'odissea ad alta quota tra raffiche di vento violentissime, dirottamenti rifiutati e un conto alla rovescia drammatico: quello del carburante nei serbatoi. È la storia del volo 9H-QBD (di un Boeing 737-800), rimasto intrappolato tra le maglie della Tempesta Amy nei cieli del Regno Unito e costretto a toccare terra in piena emergenza con soli 9 minuti di autonomia residua.
Il muro di vento a Prestwick e la trappola del meteo
Tutto inizia quando l'aereo decolla dall'aeroporto di Pisa in direzione della Scozia. I piloti sanno già che ad attenderli ci sarà il maltempo e, per prudenza, imbarcano una riserva d'emergenza di carburante extra. Ma la forza della Tempesta Amy va ben oltre le previsioni: all'arrivo allo scalo di Glasgow Prestwick, i venti superano i 90 km/h.
Durante il primo tentativo di discesa, a soli 80 metri da terra, i sistemi di bordo emettono un allarme rosso: "Windshear!". Si tratta di una pericolosissima raffica improvvisa che "taglia" il vento e toglie sostentamento all'aereo. Il comandante interrompe l'atterraggio e riaccelera verso l'alto.
Il secondo tentativo sfumato e l'incredibile "no" dell'aeroporto
I piloti attendono qualche minuto in quota sperando che la bufera si calmi. Vedendo un altro aereo riuscire ad atterrare, decidono di riprovarci. Ma il pericolo è in agguato: arrivati ad appena 15 metri dalla pista, a un passo dal toccare terra, una nuova violentissima raffica fa scattare di nuovo gli allarmi in cabina. I piloti sono costretti a dare ancora tutto gas e riaccelerare verso l'alto per la seconda volta. Le regole di sicurezza della compagnia sono chiare: dopo due tentativi falliti per vento estremo è vietato riprovarci, bisogna cambiare aeroporto.
A questo punto l'equipaggio decide di deviare verso Manchester, dove il meteo è decisamente più clemente. Ma qui la situazione torna a complicarsi: la torre di controllo rifiuta la richiesta di atterraggio a causa di un banale cortocircuito comunicativo tra la direzione dello scalo e i servizi di terra. Con il passaggio per Manchester bloccato e i serbatoi che iniziano a svuotarsi, i piloti non hanno altra scelta che virare verso Edimburgo. La tempesta li insegue anche lì: durante il terzo avvicinamento della giornata, un'altra raffica "killer" costringe l'aereo a risalire per la terza volta.
"Mayday Mayday Fuel"
La tensione a bordo sale alle stelle. Rimanere nei cieli di Edimburgo per un altro tentativo significa rischiare di rimanere a secco se le cose dovessero andare male ancora una volta. L'unica scelta per salvare l'aereo è forzare la mano: puntare direttamente su Manchester, ignorare il rifiuto precedente e dichiarare l'emergenza assoluta.
I piloti lanciano via radio il drammatico segnale: "Mayday, Mayday, Mayday Fuel!".
Durante il volo verso sud, in cabina si accendono le spie gialle di basso livello carburante in entrambi i serbatoi. L'aereo vola sul filo del rasoio. Fortunatamente, i controllori di volo liberano la rotta e autorizzano una discesa diretta verso la pista di Manchester.
L'aeromobile tocca finalmente terra alle 19:52, dopo ben 1 ora e 45 minuti di manovre disperate. Quando i motori vengono spenti al parcheggio, nei serbatoi restano appena 240 chili di carburante: un'autonomia minima con cui sarebbe stato impossibile tentare qualsiasi altra manovra. L'inchiesta ufficiale sull'incidente ha poi spinto l'aeroporto di Manchester a cambiare subito le sue procedure per evitare che un aereo in emergenza venga mai più respinto