AGI - L'obiettivo minimo della Cdu era superare la soglia di sbarramento in Meclemburgo-Pomerania Anteriore e restare primo partito a Berlino.
I risultati del doppio appuntamento elettorale hanno invece visto il partito del cancelliere tedesco Friedrich Merz scendere sotto il 5% nel Land Orientale, restando per la prima volta fuori da un Parlamento regionale, e fermarsi al 18,8% nella capitale, non distante dal 16,3% di Afd e assai lontano dal 25,7% incassato dalla Linke trionfante.
Merz resiste ma la SPD alza il tiro
Merz, subito dopo i primi dati, ha dichiarato ai media che resterà al suo posto nonostante la disfatta senza precedenti. "Ora servono spina dorsale, risolutezza e pazienza", ha dichiarato un leader il cui indice di gradimento è precipitato al 10%, "lo dimostrerò da presidente della Cdu e, soprattutto, da cancelliere del nostro Paese".
Per ora, nel partito democratico-cristiano, solo qualche esponente dell'ala giovanile chiede un passo indietro. "Con questo cancelliere, non si possono più vincere le elezioni", ha tuonato la tesoriera della 'Junge Union', Clara von Nathusius, rivolta ai suoi 100mila follower su Instagram. Catarina Dos Santos-Wintz, capogruppo della Cdu al Bundestag, si è invece limitata a chiedere una "migliore comunicazione" e ha assicurato che "Friedrich Merz ha la nostra fiducia". "La dirigenza del partito è al fianco del cancelliere", ha assicurato da parte sua il vicepresidente della Cdu, Karl-Josef Laumann.
I dubbi sulle future vittorie del partito
A sparare ad alzo zero contro Merz è invece l'alleato di governo dell'Spd, forse ringalluzzito da rapporti di forza non più così squilibrati. "Non so se riuscirà a vincere di nuovo", ha dichiarato oggi la ministra-presidente del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, Manuela Schwesig, prossima alla riconferma grazie a un accordo con Linke e Verdi che dovrebbe consentirle di restare al potere nonostante il boom di Afd.
Sono parole che ricordano in modo inquietante la profezia della copresidente di Afd, Alice Weidel, secondo la quale "la Cdu non vincerà mai più un'elezione". "Puntare solo il dito non basta", ha aggiunto Schwesig, che sembra già parlare da nuova leader dei socialisti e ha scavalcato la dirigenza nazionale nel lanciare il dialogo con sinistra ed ecologisti per costruire un'alleanza rosso-rosso-verde a Berlino. Gli attuali copresidenti dell'Spd, Lars Klingbeil e Baerbel Bas, hanno chiesto a loro volta un cambio di marcia, seppur con toni meno drastici. "Non possiamo semplicemente continuare come prima", ha affermato Bas, anche ministra del Lavoro, secondo la quale "i cittadini sono insoddisfatti delle riforme in sospeso", in particolare quella delle pensioni, che la 'Grande Coalizione' di Cdu e Spd fatica a concludere.
Nessuna sostituzione all’orizzonte
Oggi è prevista la riunione del comitato esecutivo federale della Cdu; domani si incontrerà il gruppo parlamentare cristiano-democratico al Bundestag.
Si prevede un'atmosfera tesa, se non pessima. Merz vuole a ogni costo evitare il tema di una sua sostituzione che, per il momento, non si pone, e per più di una ragione. L'opinione prevalente tra gli analisti politici tedeschi è che nessuno si sia fatto ancora avanti nel timore che la mossa venga vista come un tradimento e si riveli controproducente. Nessun candidato, inoltre, avrebbe ancora numeri sufficienti per imporsi. E, in una fase cosi' complicata, non molti vorrebbero prendere il posto di Merz. I nomi che circolano, a ogni modo, sono sempre i soliti: Hendrik Wuest, governatore del Nord Reno-Vestfalia; il leader della Csu, gamba bavarese dell'Unione cristiano-democratica, Markus Soeder, e il ministro dell'Interno Alexander Dobridnt, anch'egli esponente della Csu.