AGI - Un'esplosione incontrollata di contagi ha spinto le Fiji, celebre paradiso turistico del Pacifico con meno di un milione di abitanti, a dichiarare lo stato di emergenza nazionale per l'HIV.
Come rivelato da un'ampia inchiesta della CNN, un dato su tutti restituisce la drammaticità della crisi sanitaria: oggi nell'arcipelago si stima che 1 adulto su 60 sia infetto dal virus, un trend in drastica controtendenza rispetto al calo di infezioni registrato a livello globale.
I numeri del disastro
Il Ministro della Salute fijiano, il Dottor Atonio Lalabalavu, ha confermato che le nuove diagnosi hanno raggiunto quota 2.060, segnando un aumento senza precedenti. Anche il numero dei decessi legati all'HIV è schizzato in alto, passando dai 25 casi di pochi anni fa agli oltre 110 attuali.
Ai microfoni della CNN, Renata Ram — consulente per le Fiji del programma UNAIDS delle Nazioni Unite — ha lanciato un forte allarme: "Ciò che mi preoccupa di più è la velocità dell'epidemia e il numero di persone che potrebbero vivere con l'HIV senza saperlo".
Dalle rilevazioni emergono dati drammatici:
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Pochi sanno di essere infetti: Solo il 39% delle persone sieropositive conosce il proprio stato.
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Cure a rilento: Appena il 22% di chi ha contratto il virus ha accesso alle terapie antiretrovirali (contro una media mondiale del 78%).
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Contagi alla nascita: L'infezione colpisce 1 donna incinta su 50. Nell'ultimo anno 59 neonati hanno contratto il virus dalla madre; tra loro anche un piccolo di appena due mesi a cui è stata diagnosticata sia l'HIV sia la tubercolosi.
La causa: il traffico di metanfetamina e le siringhe scambiate
Ma cosa sta alimentando un'epidemia così violenta? Come ricostruito dal report della CNN, la causa principale è l'esplosione del traffico di droga. Negli ultimi anni le isole Fiji sono diventate uno snodo cruciale per le rotte della metanfetamina che dalle Americhe viaggia verso l'Australia e l'Asia.
La droga tagliata sul mercato nero si è diffusa rapidamente tra le comunità locali, scatenando una piaga di tossicodipendenza da sostanze iniettabili. La condivisione delle siringhe tra consumatori è diventata responsabile di circa la metà dei nuovi casi di HIV identificati nel Paese. L'altra metà deriva da rapporti sessuali non protetti, complicati da una scarsa diffusione dei preservativi.
Tabù religiosi e stigma: la paura di farsi curare
A peggiorare il quadro interviene lo stigma sociale. Le Fiji sono una società profondamente religiosa e conservatrice, dove parlare di sesso o tossicodipendenza è un forte tabù.
Molte persone evitano di recarsi nelle cliniche o di sottoporsi al test per il timore di essere viste o riconosciute dalla propria comunità.
Per arginare il disastro, il governo ha annunciato un piano d'azione rapido che prevede la somministrazione della PrEP (la profilassi preventiva) e l'avvio di programmi di distribuzione di siringhe sterili, chiedendo alla popolazione di superare la paura e di sottoporsi ai test prima dell'insorgere dei sintomi.