AGI - Champagne eccezionale per un'annata di caldo eccezionale. Il Comitato Champagne ha announced di avere ottenuto, per la vendemmia 2026, l'autorizzazione per commercializzare bottiglie con gradazione oltre il 13%, per un massimo di 15%.
L'annuncio, riportato dall'Afp, è arrivato dopo le pressioni dei viticoltori preoccupati per la maturazione particolarmente rapida dell'uva. Tradizionalmente, la gradazione dello Champagne è intorno ai 12%, ottenuta grazie alla doppia fermentazione in bottiglia che rende il perlage più fine.
Ma paradossalmente, un tempo i produttori avevano difficoltà ad arrivare alla soglia prefissata, viste le temperature storicamente piuttosto fredde della regione nel nord-est della Francia. Oggi il cambiamento climatico obbliga gli estimatori ad adattare anche il palato.
Dalla Roma antica a Dom Pérignon: la storia delle bollicine
La vite si coltiva nello Champagne dal tempo dei romani, intorno al I secolo. I Galli già producevano i loro vini, ma la protezionista Roma lo vietò per due secoli temendo la concorrenza con i propri. Senza grande successo, almeno nel lungo periodo.
Caduto l'impero, la fama della zona crebbe anche grazie, narrano le cronache, al battesimo di Clodoveo nella cattedrale di Reims nel 496: per l'occasione fu servito vino locale che acquisì così fama tale da entrare nel menu dei banchetti reali. Le viti iniziarono a comparire negli orti di abbazie e monasteri, rossi e di solito fermi, per l'uso liturgico nelle messe.
Tanto era freddo che la fermentazione si interrompeva presto in autunno per riprendere a primavera, e proprio questo generava quelle "bollicine" considerate fastidiose dai francesi ma amate dagli inglesi.
La svolta arrivò proprio con un monaco, Dom Pierre Perignon, che nella sua abbazia di Hautvillers nel XVII secolo perfezionò via via i metodi di vinificazione. A partire dalla selezione delle uve, con il Pinot Nero in testa. E consacrò le bollicine. Da allora le lavorazioni si sono fatte sempre più raffinate e si sono moltiplicate le coltivazioni, ma lo Champagne è riuscito a difendere strenuamente la sua denominazione d'origine controllata.
Vendemmia 2026: calo di resa e potenziale da annata storica
Nonostante la gradazione massima sia stata ritoccata, il 2026 potrebbe essere un'ottima annata se non eccezionale.
Anche se "è ancora troppo presto per qualificare in modo definitivo i vini della vendemmia 2026", le uve raccolte quest'anno ricordano "diverse grandi annate storiche del ventesimo secolo", si legge nel comunicato del Comitato Champagne. Dunque c'è il "potenziale per vini molto ottimi".
La vendemmia del 2026 è stata la più precoce a memoria d'uomo, con i primi raccolti il 6 agosto e il grosso intorno al 17, due settimane prima rispetto al 2025. Tra gelate primaverili e caldo africano già all'inizio dell'estate, la resa è stata piuttosto bassa: circa 7.000 kg per ettaro, ha dichiarato Maxime Toubart, co-presidente del comitato Champagne, contro il 9.900 kg del 2025 per ettaro.
Questo non dovrebbe impedire di arrivare alla quota commercializzabile, fissata quest'anno a 8.800 kg/ettaro, visto che lo Champagne è ottenuto da una miscela di vini e dunque ciò che manca sarà attinto dalle riserve, ha assicurato Toubart.