A venticinque anni dagli attentati dell'11 settembre, che avevano concentrato i timori degli Stati Uniti sulle minacce provenienti dall'estero, gli americani sono oggi decisamente più preoccupati per gli attacchi di estremisti interni rispetto a quelli di gruppi stranieri: è quanto emerge da un sondaggio Reuters/Ipsos su quale sia la minaccia percepita con maggiore forza dal cittadino americano medio. Un terzo degli intervistati ha indicato il "terrorismo interno", mentre il 20% ha scelto il terrorismo straniero e il 42% ha segnalato atti di violenza casuali, come le sparatorie di massa.
Gli Stati Uniti sono stati teatro anche di numerosi attacchi di matrice interna, tra cui la sparatoria di massa del 2016 in un locale notturno gay della Florida, costata la vita a 49 persone, e altre aggressioni ai danni di cittadini afroamericani, ispanici o ebrei. Lo stesso presidente Trump è sopravvissuto a diversi tentativi di assassinio, inclusa una sparatoria nel 2024 che lo ha ferito a un orecchio, mentre l'attivista conservatore Charlie Kirk è stato ucciso a colpi di arma da fuoco nel settembre 2025, mentre teneva un discorso a studenti universitari nello Utah. Alla domanda su quali attacchi di matrice ideologica rappresentino la minaccia maggiore, il 61% degli intervistati nell'ultimo sondaggio ha indicato gli estremisti interni, contro il 34% che ha optato per quelli provenienti dall'estero.
L'eredità dell'11 settembre
L'eredità degli attentati dell'11 settembre rimane significativa: sei persone su dieci affermano di pensare periodicamente a quegli eventi e una percentuale analoga dichiara che sosterrebbe una risposta militare in caso di un nuovo grave attacco. Tuttavia, gli americani non ritengono che le guerre seguite all'11 settembre ne abbiano giustificato il costo. Circa il 48% ha affermato che la guerra in Afghanistan non è valsa il prezzo pagato, a fronte del 21% di parere opposto. Anche la guerra in Iraq ha registrato una scarsa popolarità: il 51% si è detto contrario e il 21% favorevole.
L'ascesa di Trump e la guerra contro l'Iran
Il malcontento dell'opinione pubblica verso questi conflitti ha contribuito all'ascesa di Trump, che ha basato la propria campagna elettorale sulla volontà di evitare guerre prolungate. Lo stesso Trump ha avviato un conflitto contro l'Iran sei mesi fa, rivelatosi di difficile e lenta risoluzione. Il sondaggio ha rilevato che solo il 25% degli americani ritiene che ne sia valsa la pena, contro il 54% che è di avviso contrario.
Sei americani su dieci, inclusi otto repubblicani su dieci, ritengono che la risposta del governo statunitense agli attentati dell'11 settembre sia stata parzialmente efficace nel prevenire attacchi contro cittadini americani sul suolo nazionale. Una maggioranza bipartisan, che comprende il 71% dei democratici e il 75% dei repubblicani, ritiene che il rafforzamento della sicurezza aeroportuale introdotto dopo gli attentati dell'11 settembre abbia giustificato i disagi subiti dai viaggiatori. Gli americani si mostrano inoltre più favorevoli a una gestione pubblica della sicurezza aeroportuale: solo il 23% sostiene l'ipotesi, valutata dall'amministrazione Trump, di sostituire il personale federale addetto alla sicurezza con società private. Secondo il sondaggio, il 48% degli intervistati si è dichiarato contrario.
La sorveglianza interna dopo l'11 settembre
L'espansione della sorveglianza interna dopo il 2001 ha riscosso meno consensi: il 65% si oppone alla possibilità che le agenzie di intelligence statunitensi monitorino le comunicazioni elettroniche dei cittadini americani senza un mandato. Una legge del 2008 che consentiva tale pratica è scaduta a giugno, sebbene l'amministrazione Trump abbia chiesto al Congresso di prorogarla.